29 Luglio 2026

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Tirocini non retribuiti sono inammissibili, il lavoro non deve essere sfruttamento

Tirocini non retribuiti sono inammissibili, il lavoro non deve essere sfruttamento

«I tirocini in Italia, nati teoricamente come strumenti per avvicinare i giovani al mercato del lavoro, si sono trasformati per molti in una trappola di precarietà». A lanciare l’allarme è Mattia Ciappi, consigliere comunale del Partito Democratico a Poggibonsi e attualmente assistente parlamentare a Bruxelles.

Secondo Ciappi, nonostante i tirocini siano considerati un passaggio quasi obbligato per chi entra nel mondo del lavoro, i dati raccontano una realtà deludente. «Nel 2022 sono stati attivati oltre 313mila tirocini, ma solo il 5% ha portato a un contratto a tempo indeterminato. Questo significa che la stragrande maggioranza dei giovani vede il proprio impegno dissolversi senza alcuna prospettiva concreta».

Più della metà dei tirocini non viene pagata

A peggiorare la situazione è il problema della retribuzione. «Il 58% dei tirocini in Italia non è pagato – sottolinea Ciappi – e quando lo è, l’indennità mensile oscilla spesso tra i 400 e i 600 euro. Cifre che, in un contesto di inflazione e caro vita, non consentono ai giovani di rendersi indipendenti».

Troppo spesso, denuncia il consigliere dem, «i tirocini vengono utilizzati dalle aziende come una forma di manodopera a basso costo, eludendo contratti stabili e privando i lavoratori di diritti fondamentali. Questo sistema non è solo ingiusto, ma anche controproducente. Privare i giovani di opportunità reali significa compromettere il futuro del Paese, perché senza certezze economiche e professionali le nuove generazioni non possono costruire una vita autonoma».

Un primo segnale positivo arriva dall’Unione Europea. «La recente nomina di Nicola Zingaretti come relatore della direttiva europea sui tirocini in Commissione Cult del Parlamento Europeo rappresenta un passo importante».

Tuttavia, Ciappi ritiene che in Italia ci sia ancora molta strada da fare. «Non mi sembra che il governo abbia intenzione di intraprenderla. Serve una riforma strutturale dei tirocini che garantisca retribuzioni dignitose e condizioni uguali per tutti, indipendentemente dalla regione o dall’azienda ospitante. È necessario introdurre un sistema di monitoraggio che penalizzi chi abusa di questo strumento, assicurando che i tirocini siano veri percorsi di crescita e non sostituti di contratti regolari».

«Non si tratta solo di una questione economica, ma di giustizia sociale». Secondo Ciappi, i giovani non chiedono trattamenti di favore, ma il riconoscimento del loro valore e del loro contributo. «È tempo di trasformare i tirocini in ciò che dovrebbero essere: una porta d’accesso al lavoro, non un vicolo cieco. L’Italia non può permettersi di perdere i suoi talenti in un sistema che non li rispetta né li valorizza».