All'asta area di fronte alle scuole elementari di via Suali: le proposte di recupero
Rifondazione Comunista chiede al Comune di intervenire. Quello che immaginavano di realizzare gli studenti della media Marmocchi nella loro Area dei Sogni
Va all'asta un pezzo dell'area che ha fatto la storia industriale di Poggibonsi. È scaduta infatti il 12 dicembre la possibilità di partecipare all'acquisto dei 5mila metri quadrati all'asta. Si tratta della metà di tutta l'ex area industriale che si trova via Vallepiatta e via Suali. Terreni capannoni che sono stati valutati poco meno di 600mila euro.
Rifondazione Comunista ha chiesto che il Comune «non si lasci sfuggire questa occasione» e acquisti il terreno per creare «nuovi posti auto». E per la «realizzazione di un mercato per la vendita di prodotti agricoli locali». Oltre al «recupero dell'area per nuovo verde pubblico». Ma soprattutto Rifondazione chiede «che alla base ci sia la partecipazione dei cittadini».
Anticipando i tempi e le idee di Rifondazione, qualche anno fa gli studenti della scuola media Marmocchi avevano presentato un progetto che parlava proprio di mercato di prodotti locali, orti urbani e di spazi verdi.

Orto urbano al posto dell'area abbandonata, scuola di antichi mestieri e spazi per giocare
Quella che nel 2016 era la 1 B delle Marmocchi aveva previsto un orto urbano nell'area abbandonata, scuola di cucina con i prodotti dell'orto a centimetro zero. Ma anche spazi per giocare, studiare e anche imparare antichi mestieri come il falegname o il cestaio. Definita dagli studenti l'Area dei Sogni, i ragazzini della 1B avevano provato a immaginare quello che avrebbe potuto esserci realizzato. Seguiti dalle professoresse Silvia Cortigiano e Gabriella Masciotta avevano sognato su quella che è un'area privata. E che un tempo era luogo di industrie, oltre all'Egizia, anche del sugherificio Coli e Conti, l'Industria Stagnola dell'Italia Centrale e Il Capsulificio Toscano. Il progetto era stato presentato in occasione dell'iniziativa Sentinelle della Legalità promossa dalla Fondazione Caponnetto.


