Tra l’estasi divina e il turpe quotidiano, “Una vita diversa” di Antonio Pieraccini
L’esperienza della ricerca di Dio e dell’eterno ha segnato il percorso dell’autore aretino che, nel volume edito da Betti Editrice, raccoglie i brevi pensieri trascritti nell'ultimo mezzo secolo trasformandoli nella sua biografia
di Simona Pacini
Ogni vita è diversa dall’altra. Non tutte però hanno la fortuna o l’opportunità, o forse anche solo la necessità, di essere raccontate. Quella di Antonio Pieraccini è sicuramente una vita particolare anche nel modo stesso di riferirla. Pieraccini, aretino di Cavriglia, ha attraversato il mondo della fede cristiana in profondità quasi assolute. “Ho vissuto per anni - scrive - insieme a un nutrito gruppo di giovani, l’esasperazione del divino come una nuova parusia. Un’atmosfera ontologica basata sul tentativo di vivere ciò che è al di là della realtà, praticamente era il sogno di desiderare continuamente Dio e le cose di Dio”.
Un’esperienza talmente totalizzante, quella vissuta da Pieraccini e dal suo gruppo di amici, da aver suscitato la preoccupazione degli stessi uomini di Chiesa che vi intuivano una deviazione sostanziale dal naturale senso di appartenenza religiosa. Le parole di Pieraccini descrivono un mondo drasticamente diviso tra il bene e il male, il troppo alto e l’infimo, “l’esasperante esperienza del divino e l’essere obbligato a vivere un turpe quotidiano”. Non ci sono mezzi toni in questa vita che tendeva all’eterno, più che ad essere vissuta. "Pertanto ogni giovane che viveva l’esperienza trascendentale così potente e unica, si era trovato in una situazione interiore peggiore dell’antico Prometeo, subendo sofferenze spirituali che avrebbero lasciato gravi segni per tutta la vita”.
Il racconto della vita di Pieraccini attraverso ricordi e persone
Antonio Pieraccini non racconta questa parte così intimamente ricca della propria vita attraverso la riorganizzazione dei ricordi, incasellando fatti e persone in episodi con un inizio e una fine rielaborando un vissuto in una storia facilmente leggibile e fruibile dai suoi lettori. Anche la sua scelta, come la vita, è diversa.
Di Pieraccini oggi leggiamo non i pensieri attuali, ma gli appunti presi nel tempo, le annotazioni scritte negli anni a conclusione di ogni giornata. Frasi brevi, talvolta poesia, financo filastrocche, che come tante tessere di un mosaico enorme, aiutano a ricostruire le tappe di quello che è stato.
Quella recentemente pubblicata da Betti Editrice all’inizio del 2024 (“Una vita diversa 1980-1999”), è la seconda raccolta di questi scritti, un sostanzioso volume di oltre 500 pagine che segue il primo, uscito alla fine del 2019, per Edizioni SettePonti, che riporta lo stesso titolo, riferendosi però a un periodo diverso: 1970-1979.
Gli anni del seminario e le emozioni virulente
L’abitudine di trascrivere “le emozioni che improvvisamente mi assalivano con virulenza”, racconta lo stesso autore, inizia dopo tredici anni di studi nel seminario di Fiesole, a pochi mesi da diventare prete. Il 26 dicembre 1965, il giorno in cui Pieraccini lascia l’istituto ecclesiastico, è la data che segna la “linea d’ombra” nella sua vita. “Gli argomenti trattati derivano da momenti di estasi interiore e sono il frutto di una dettatura interiore che dura più o meno a lungo e poi inspiegabilmente cessa svuotandosi”. Per decenni Pieraccini li ha raccolti e conservati in alcune scatole di cartone, finché ha deciso di riprenderli e trascriverli al computer. “È venuta fuori una narrazione di largo respiro e quindi il desiderio di far conoscere cinquant’anni di vita pur essendo consapevole che si trattava del racconto di una piccola storia vissuta priva di cultura letteraria”.
Al primo volume è seguito il secondo e probabilmente ci sarà anche un terzo, data l’abbondanza dei messaggi che Pieraccini ha lasciato dietro di sè nel corso dell'ultimo mezzo secolo.
Per l’autore è sicuramente un passo importante in quella che egli stesso definisce “un’attesa messianica di riconciliazione e di unità con il reale”.
I lettori potranno sicuramente trovare spunti di riflessione e conoscenza, attingendo senza filtri a quella che appare senza dubbio una vita veramente diversa e quindi meritevole di essere conosciuta.

