Notti a luci rosse in centro, i cittadini non ne possono più
Notti di rumori, schiamazzi, chiacchiere a voce alta. E soprattutto notti di sospiri e gemiti, atti di intimità che vengono percepiti come una violazione della privacy. «Sembra di assistere ad un film porno, tutte le sere. Si sente quello che succede in strada e si sente quello che accade in camera». Gli abitanti della zona di piazza Frilli a Poggibonsi non ne possono più.
E chiedono che sia trovata una soluzione, la situazione è diventata insostenibile, le notti sono un vero e proprio incubo . «I rumori vengono da via San Lucchese. Ogni notte la solita storia. Gente che aspetta in strada. che parla a voce alta, fanno rumore. E ragazze in qualche casa che emettono gemiti, sospirano. Insomma si sente che fanno sesso. E con le finestre aperte per il caldo non si riesce a dormire», racconta una cittadina della zona al nostro giornale. «Non è essere bigotti o meno. Ma ci sono bambini che sentono, ci sono ragazzine adolescenti, non è bello. E poi la mattina ci dobbiamo alzare per andare a lavorare, non si riesce a chiudere occhio per tutta la notte».

Chi abita nella zona tra via Trieste, piazza Frilli e via San Lucchese ha provato più volte a far sentire la propria voce. «I rumori rimbombano, si sentono ovunque. Per strada parlano e si vantano della prestazione appena finita. Possibile che nessuno possa intervenire, che non si riesca a trovare una soluzione, che non riesca a fare nulla»?
Una soluzione viene avanzata. «Potrebbero essere installate delle telecamere e vedere quello che accade. Si accorgerebbero che le persone aspettano, poi ricevono una telefonata sul cellulare che dice che è il loro turno. Sempre così, fino alle 3.30, 4 di mattina. Non ce la facciamo davvero più, la situazione è invivibile».
Nella zona di piazza Frilli, poi non ci sono soltanto appuntamenti a luci rosse. «Abbiamo assistito a passaggi di droga, a volte lasciano bustine in giro. Anche dentro un palo di un cartello stradale. Si scambiano la roba anche nella piazzetta che poi con le scale si scende in via Trento. Davvero, qui non riusciamo più a vivere, devono intervenire, deve essere trovata una soluzione».

