29 Luglio 2026

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Sette tappe in città per conoscere la Resistenza

Sette tappe in città per conoscere la Resistenza

Il trekking “inverso” organizzato dall’Anpi per gli Ottant’anni della Liberazione di Colle di Val d’Elsa passa anche per i luoghi intitolati a Gracco del Secco, Leo Franci, Giacomo Matteotti e ai Martiri di Montemaggio 

di Simona Pacini

«Un trekking inverso, una passeggiata storica attraverso i luoghi dedicati a chi la Resistenza l’ha fatta, pagando con la propria vita. Un’occasione per conoscere e creare, o rinforzare, la memoria storica, quella che ancora più dei legami di sangue cementa una comunità».

Con le parole di Francesco Corsi, presidente Anpi Colle di Val d’Elsa, ha avuto inizio il trekking urbano della Liberazione, organizzato dalla sezione colligiana dell’associazione partigiana negli ottanta anni della liberazione della città dai nazifascisti. 

«Anziché attraverso i luoghi dove si sono verificati alcuni degli episodi più significativi - ha continuato Corsi - abbiamo pensato di percorrere un itinerario attraverso quelli dedicati ai protagonisti di questa fase storica, così che quando ci passiamo o li sentiamo nominare si possa risvegliare in noi la consapevolezza di ciò che sono stati».

Alla partenza davanti alla Porta Nuova, nel pomeriggio di domenica 7 luglio, si sono presentate decine e decine di persone pronte a celebrare la ricorrenza con un evento denso di significato.

Le tappe del trekking tra la Storia dell'antifascismo

Sette le tappe del trekking, che ha toccato le vie Gracco del Secco, via Giacomo Matteotti, piazza Martiri di Montemaggio, il Teatro del Popolo, via Leo Franci, piazza Arnolfo di Cambio e via dell’Agio, per concludere il percorso in piazza Bartolomeo Scala, davanti alla nuova sede dell’Anpi con un brindisi alla Liberazione.

Sotto la targa della via Gracco del Secco, davanti al Conservatorio di San Pietro, Federico Boldrini, del comitato di sezione Anpi, ha ricordato la vita del medico colligiano ucciso dai nazifascisti pochi giorni prima della Liberazione, leggendo alcuni stralci di un documento rinvenuto negli archivi della Resistenza. 

Del Secco, nato nel 1908, era il medico della Brigata Spartaco Lavagnini. Fu colpito con una fucilata da una pattuglia tedesca che lo sorprese mentre trasportava alcuni giovani sul Poggio del Comune. Perse la vita dopo alcuni giorni di agonia il 17 giugno 1944. 

Il corteo è sceso quindi verso Colle Bassa fermandosi nel piazzale del Palazzone, ex istituto Cennini Cennini, su quella che a Colle viene chiamata familiarmente la via degli Olmi dimenticando spesso l’intitolazione ufficiale a Giacomo Matteotti. 

Un ricordo per Giacomo Matteotti

La figura del senatore polesano, segretario del Partito Socialista Unitario, rapito e ucciso dai fascisti è stata tratteggiata da Stefano Santini, iscritto Anpi. Rapito il 10 giugno 2024 a Roma mentre andava a Montecitorio, il corpo di Matteotti fu ritrovato due mesi dopo, il 16 agosto, nella campagna romana. L’omicidio, per il quale Benito Mussolini si assunse pubblicamente la responsabilità “politica, morale e storica” del clima in cui si era verificato, segnò l’inasprirsi del regime fascista, con l’approvazione negli anni seguenti delle “leggi fascistissime”, la decadenza dei deputati che avevano protestato contro il delitto e la trasformazione in una vera e propria dittatura.

L'Eccidio di Montemaggio e la memoria dei sopravvissuti

Anche l’Eccidio di Montemaggio, nel quale furono trucidati diciannove giovani partigiani, avvenne poco prima della liberazione di Colle, il 28 marzo 1944, alla Porcareccia, nel comune di Monteriggioni, sulle pendici del Montemaggio. Federico Boldrini, nella piazza dedicata ai Martiri, ricostruisce i passaggi che portarono al massacro, oggi parte della storia più dolorosa della Valdelsa. Ma racconta anche le testimonianze dei sopravvissuti, la ritrosia e il disagio nel tornare con la mente a quei giorni di terrore e di grande dolore. 

Con un salto geografico, Boldrini ricorda anche il 7 luglio 1944 di Carrara, quando le donne del posto protestarono con grande veemenza dal prefetto contro l’evacuazione della città chiesta dai nazifascisti. La loro vittoria segna di fatto l’inizio della Resistenza nella città del marmo. 

Un’altra tappa, un’altra piazza, quella dedicata all’Unità dei Popoli, davanti al Teatro e alla Casa del Popolo. È Francesco Corsi a ricordare le fasi della nascita di una struttura voluta dai socialisti locali e inaugurata nel 1921, trasformata nel 1928 in Casa del Fascio e Teatro Littorio, per diventare poi di proprietà comunale, di nuovo come Teatro del Popolo, dopo la Seconda Guerra Mondiale.    

Leo Franci ucciso in Spagna

La fermata successiva, in una stradina secondaria dietro alle Poste, permette di approfondire la vita di Leo Franci, partigiano ucciso in Spagna all’inizio della Guerra Civile. Una vita avventurosa, raccontata da Francesco Corsi, che porterà l’operaio colligiano, antifascista e militante del Partito Comunista clandestino, ad emigrare in Francia, a Marsiglia, fino ad arruolarsi volontario nelle Brigate Internazionali per difendere la Repubblica spagnola dai golpisti del generale Francisco Franco. La sua morte, per mano dei fascisti, avverrà nella primavera del 1937, il 7 maggio, sul fronte di Madrid, a Brunete.  

Altri nomi, come quelli di Orazio Marchi e Giordano Bruno Giachi, saranno da approfondire in iniziative future, sempre per non disperdere la memoria di chi ha lottato per la libertà e la democrazia.

In piazza Arnolfo è il momento di volgere lo sguardo al palazzo che sorge al civico 25, quello che oggi ospita il Partito Democratico, ma che durante il Ventennio fu sede del Pnf, il Partito Nazional Fascista e in seguito del Pci.  

Nelle sue stanze venivano condotti i dissidenti, e lì interrogati e torturati. Come testimoniano i verbali depositati dalle vittime della persecuzione fascista, agli interrogatori e alle violenze ha partecipato anche Mino Maccari, scrittore, pittore e giornalista, colligiano di origine, con un passato di squadrista oltre che protagonista della Marcia su Roma.   

L’ultima tappa del trekking storico porta in via dell’Agio, davanti alla targa che ricorda i bombardamenti americani del 15 e 16 febbraio 1944 su Colle che provocarono 62 morti tra i civili.

La guerra disumanizza le persone

Qui la ricorrenza, nel racconto di Mino Paradisi 

«Per i giri imperscrutabili della Storia - è la riflessione di Francesco Corsi - ci troviamo di fronte a un crimine compiuto dai nostri Alleati e non dai nazifascisti, come quelli ricordati fino a ora. Sappiamo che le bombe avrebbero dovuto fermare l’avanzata dell’esercito nemico. La morte dei civili era dunque una conseguenza diciamo inevitabile, per quanto non cercata. A differenza di quanto avviene oggi, quando le guerre mirano invece proprio a colpire le popolazioni civili».

Citando le parole di Andrea Speranzosi, l’avvocato dei familiari delle vittime della strage di Sant’Anna di Stazzema, Corsi ricorda che «la guerra è la disumanizzazione delle persone».

La passeggiata degli Ottanta anni dalla Liberazione è finita. È durata un po’ più del previsto ma nessuno se ne è lamentato. Anzi. È giunta l’ora di brindare, sotto alle finestre illuminate della sede dell’Anpi inaugurata lo scorso 25 aprile. È in piazza Nova, sopra alla vecchia Pubblica Assistenza, nelle stesse stanze che dal 1943 al 1947 ospitarono il Cnl, il Comitato di Liberazione Nazionale.

E anche questa è un’altra tappa fondamentale della nostra Storia che non dovremmo mai dimenticare.