29 Luglio 2026

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200 dipendenti senza lavoro, chiude Avicoop di Monteriggioni

200 dipendenti senza lavoro, chiude Avicoop di Monteriggioni

Dopo un pomeriggio di confronto serrato e la richiesta di mezza giornata di tempo da parte dell'azienda per valutare le richieste delle organizzazioni sindacali, AviCoop (gruppo Amadori) ha comunicato alla Regione Toscana la chiusura del sito di Monteriggioni. E licenziato di fatto 200 lavoratrici e lavoratori.

Una scelta gravissima vista la disponibilità messa in campo dalle Istituzioni, Regione Toscana, Provincia di Siena e Comune di Monteriggioni, di supportare un percorso di riconversione del sito produttivo e la disponibilità delle maestranze a rivedere la propria attività lavorativa.

All'azienda era stato chiesto solo di mantenere i livelli occupazionali attuali e quelli salariali a piena produzione per il tempo necessario ad individuare un percorso di riqualificazione del quale si sarebbero fatte carico le Istituzioni regionali e locali tutte.

Non solo uno strappo istituzionale, ma una macelleria sociale sulla pelle dei lavoratori che si troveranno nel giro di poche settimane a dover cercare di essere ricollocati in un mercato del lavoro saturo, persone che già da molte settimane stanno affrontando una situazione di pesantissima riduzione delle ore lavorate e dei salari, vista l'impossibilità di accesso agli ammortizzatori sociali essendo AviCoop. una cooperativa agricola.

Questa decisione metterà sul lastrico quasi 200 famiglie, visto che il personale, essendo per l'80% avventizio, non avrà neppure accesso a forme di sostegno al reddito se non la disoccupazione agricola che comunque non potrà essere riscossa prima del 2025. Una bomba sociale sulle spalle di un territorio che si troverà a farvi fronte anche in termini di impoverimento produttivo. Uno schiaffo alle maestranze, ma anche alle Istituzioni regionali e locali che si erano messe a disposizione.

Amadori è un'azienda che si vanta, a fini pubblicitari, di avere una salda responsabilità sociale d'impresa e che in assoluta incoerenza pratica scelte aziendali come quella di chiudere un sito produttivo e licenziare 200 lavoratrici e lavoratori, con un giro d'affari miliardario.

Sito da riqualificare e non da chiudere

Il gruppo ha registrato il 2022 con un fatturato di oltre 1,7 miliardi, il 27,5% in più di ricavi e utili netti per 67,5 milioni di euro. La riqualificazione del sito di Monteriggioni sarebbe stata quindi una scelta pienamente sostenibile economicamente ma soprattutto socialmente, coerente con le tanto decantate politiche aziendali di cui oggi si fa carta straccia. E' chiaro che "Amadori, gente che ama" non è riferito alla tanto pubblicizzata sostenibilità e responsabilità sociale ma pare più rivolto all'amore per il profitto.

FLAI CGIL, FAI CISL e UILA UIL Siena, insieme a CGIL, CISL e UIL, non si fermeranno e metteranno in campo tutto quanto nelle loro possibilità, dalla mobilitazione sindacale ad azioni di pressione istituzionale, fino a non escludere le vie legali, ma soprattutto porranno all'attenzione dell'opinione pubblica questa gravissima scelta di delocalizzazione della produzione avicola a sacrificio delle vite e del futuro di 200 lavoratrici e lavoratori.

Le maestranze saranno in sciopero il prossimo 20 giugno, con un presidio davanti alla sede Amadori di Cesena.

ufficio stampa: FLAI CGIL, FAI CISL e UILA UIL Siena

Regione: ricadute negative sull’attività agricola di una parte importante della Toscana

Avicoop, società del gruppo Amadori, conferma l’intenzione di chiudere lo stabilimento di Monteriggioni in provincia di Siena, dove lavorano duecento lavoratrici e lavoratori, otto su dieci avventizi a tempo determinato e con un accesso ristretto agli ammortizzatori sociali, possibile solo nel 2025, e dunque ancora più deboli.  

Il tavolo di confronto sul futuro dello stabilimento di macellazione e confezionamento di tacchini nel senese, aperto in Regione con la partecipazione di sindacati, istituzioni e proprietà, ieri sera era stato sospeso per una notte e una mattina in attesa di una risposta dell’azienda riguardo le proposte avanzate: prima fra tutte una garanzia, per almeno le prossime tre settimane, sul reddito degli addetti, che da tre mesi lavorano solo un giorno e mezzo a settimana. 

“Chiudere una stabilimento come quello di Monteriggioni avrà ricadute negative sull’attività agricola di una parte importante della Toscana: il nostro impegno è a salvaguardare produzione e tutela del territorio” spiega la vice presidente della Toscana, Stefania Saccardi.  

“Quella chiesta all’azienda sugli stipendi –  sottolinea Valerio Fabiani,  consigliere del presidente Giani sulla crisi e il lavoro – era una  misura di sostegno da avviare parallelamente ad  un percorso, auspicato anche da Comune e Provincia, per   garantire la continuità produttiva ed occupazionale, piena, in un territorio fragile: esplorando anche nuove possibili soluzioni industriali,  con la Regione pronta a dare il proprio supporto in una riconversione del sito ma con un impegno forte anche di Amadori e dell’azienda, per la responsabilità sociale che un’impresa ha”.

Da Amadori soltanto una risposta di chiusura

 “La risposta purtroppo – concludono Fabiani e Saccardi -  è stata  nei fatti una chiusura e una non disponibilità. Ne prendiamo atto, con rammarico. Il tavolo e l’impegno a trovare una soluzione da parte nostra chiaramente rimangono e chiederemo adesso di poter parlare direttamente con i vertici del gruppo Amadori”. Sul tavolo rimane la ricerca di ammortizzatori sociali  per il futuro e il mantenimento in attività del sito.  

Fabiani poi avverte: “Con la chiusura di Monteriggioni si potenzierà probabilmente l’attività nello stabilimento di Cesena: di fatto una delocalizzazione, che la legge proibisce”. 

La cronaca

Ieri pomeriggio, mercoledì 12 giugno, l’azienda si era presentata al tavolo confermando la chiusura e quindi un abbandono della Toscana da parte del gruppo, presente solo in provincia di Siena.  La Regione ha chiesto di sospendere la dismissione del sito e avviare un percorso, serrato, per trovare strumenti e possibilità di garantire la continuità produttiva dello stabilimento e la piena occupazione.  “L’azienda ha motivato la chiusura con la crisi di domanda che riguarda la produzione di tacchino e le perdite dello stabilimento – spiega Fabiani -. La società, che ha sede a Cesena, registra però utili e il bilancio 2022, l’ultimo depositato, ha chiuso l’esercizio con 107 mila euro di saldo positivo”. Il gruppo Amadori nello stesso anno ha registrato un fatturato di oltre 1,7 miliardi, il 27,5 per cento in più di ricavi e utili netti per 67,5 milioni di euro.  

Alla richiesta di mantenere i livelli salariali e occupazionali attuali a piena produzione, per il tempo necessario ad individuare un percorso di riqualificazione, l’azienda ha risposto offrendo, per i tempi determinati, quattrodici giornate pagate nel prossimo cedolino, come anticipo su luglio e una tantum.  Proposta irricevibile a detta dei sindacati, che oggi si sono riuniti in assemblea con i lavoratori: la proposta, aggiungono, lascia ancor di più l’amaro in bocca visto che la controparte è un’azienda leader di Italia “il cui gruppo si vanta, a fini pubblicitari, di una salda responsabilità sociale d’impresa”. 

Le maestranze saranno in sciopero il prossimo 20 giugno con un presidio davanti alla sede Amadori di Cesena. Flai Cgil, Fai Cisl e Uila Uil Siena, insieme a Cgil, Cisl e Uil, non escludono di adire anche le vie legali.