Zejbek Sulta: «Obiettivo raggiunto. La sfida era quella di stare insieme senza pregiudizi, condividendo cibo e compagnia per conoscerci meglio. Spero che l’iniziativa si possa ripetere ogni anno».
di Simona Pacini






Il Ramadan quest’anno finirà domani, il 9 aprile. Dal giorno dopo martedì le persone di fede musulmana potranno ritornare a mangiare durante le ore del giorno, anziché soltanto dopo il tramonto o prima dell’alba. Il pasto serale durante il mese sacro dell’Islam si chiama Iftar. Qualche giorno fa alla Moschea di Colle di Val d’Elsa sono state aperte le porte all’intera cittadinanza per condividere insieme il cibo, un'occasione per conoscersi e abbattere i muri dei pregiudizi. I colligiani, ma non solo (la Moschea colligiana è punto di riferimento per gran parte della Toscana), hanno raccolto l’invito a centinaia, presentandosi nei locali della Badia in 4-500.
«Se non di più - puntualizza Zejbek Sulta, vice presidente della comunità musulmana colligiana -. Il cibo che avevamo preparato era quello, ma quel sabato abbiamo continuato a ricevere telefonate fino a poco prima delle 18, e ci dispiaceva dire di no. Per cui abbiamo detto, venite venite, poi si divide. Anche perché l’obiettivo non era tanto il mangiare, quanto stare insieme, condividere un momento per noi importante».
Sulta, da non confondere con l’imam che è il capo religioso della Moschea, è il referente civile della comunità, come potrebbe esserlo un sindaco. Attualmente ricopre la carica elettiva di vice presidente ma è come se fosse il numero uno, di fatto, in quanto quel posto al momento è vacante.
Cittadino italiano di origini kosovare, giovanissimo (è nato nel 1989), Zejbek ha raggiunto con la famiglia il padre scappato durante la guerra. «All’inizio abbiamo abitato due anni a Castellina, dove babbo lavorava. Poi abbiamo trovato un alloggio a Colle. Sono rimasto molto colpito da questa città, che è diventata la mia. All’epoca non c’era ancora la Moschea, andavamo al Centro Islamico di piazza Nuova».
Nel 2021 Sulta viene nominato vice presidente. Il periodo è ancora quello del Covid, con le chiusure e i divieti che ne conseguono. «Ma io avevo già questa idea di aprire la moschea alla cittadinanza, anche se in realtà è sempre stata aperta a chiunque volesse conoscere la nostra realtà. Quando abbiamo potuto tornare a stare insieme abbiamo fatto la prova, con il contributo di tutti: una serata con i fedeli della zona, e i loro amici e parenti. Abbiamo visto che ce la potevamo fare, eravamo pronti. Così quest’anno abbiamo aperto a tutti».
La cittadinanza ha risposto in un modo quasi inaspettato, accogliendo l’invito segnato dal motto “Apriamo le porte, apriamo i cuori”.
«L’idea era quella di condividere un momento importante del nostro mese sacro, il Ramadan, interrompendo il digiuno quotidiano tutti insieme, con i colligiani e altre persone arrivate dai paesi dei dintorni». «Noi non dobbiamo dimostrare chi siamo - continua Sulta - a Colle rappresentiamo una realtà ormai da tempo, dal primo Centro islamico in piazza Nuova ai quasi undici anni di apertura della nostra Moschea. La città ci conosce e ci ha sempre accolti, riceviamo spesso visite, anche da insegnanti che portano le loro classi di studenti. Però non avevamo mai organizzato prima un evento del genere e direi che ci siamo riusciti alla grande, esaurendo tutti i posti disponibili».
Un evento sociale a cui non è mancato anche un risvolto politico.
«Siamo nel periodo che precede le elezioni a Colle, per cui abbiamo invitato personalmente i candidati. Sono stato molto felice di ricevere Pii e Vannetti. Doveva esserci anche Bargi, che aveva già chiesto un incontro, ma per qualche motivo non è potuta venire. Recupereremo».
Lo farete di nuovo?
«Sicuramente si ripeterà. Questa è stata la prima edizione, ma lo faremo diventare un appuntamento fisso. Almeno se ci sarò io alla guida. Se non ci sarò, insisterò perché si continui a farlo. Queste iniziative fanno solo bene alla comunità, e parlo di tutti, non solo dei musulmani. Siamo una realtà, conviviamo da anni e non abbiamo mai avuto problemi. Certo, gli inizi sono stati tosti. Ci sono state diverse sfide, ma le abbiamo affrontate e siamo riusciti a far capire chi siamo».
Gli ospiti sono stati contenti di come è andata la serata?
«La gente era soddisfatta, contenta. A fine serata ci ringraziavano tutti. Una cosa del genere ci mancava e mi riempie di gioia. È stata una bella soddisfazione, per me e per tutti».
Il colpo d’occhio, quel 30 marzo, era notevole. La moschea illuminata, ogni stanza piena di tavoli apparecchiati, la griglia in giardino con il profumo che si spargeva ovunque…
«Abbiamo offerto delle specialità balcaniche, quelle dei matrimoni e delle grandi occasioni, con il piattone delle feste. Wurstel, plejskavitza (hamburger), cevapcici (polpettine), tutto in carne di manzo, oltre al petto di pollo».
In occasione della festa le pareti della moschea sono state coperte di cartelloni che spiegavano le varie usanze e i riti religiosi musulmani. «Volevamo anche far capire quello che stiamo vivendo in questo periodo, con le due guerre in corso, cose che fanno male all’intera umanità. Da parte nostra, seppure nel nostro piccolo, abbiamo cercato di dare un esempio di convivenza pacifica. Quello che sta succedendo in Ucraina e soprattutto a Gaza è una sconfitta per tutti».
