29 Luglio 2026

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Colle, il sindaco Donati: «Sappiamo chi siamo, facciamo a meno delle scuse»

Colle, il sindaco Donati: «Sappiamo chi siamo, facciamo a meno delle scuse»

La recente vicenda del quadro "rubato", amplificata sui social, ha scosso amministratori e dipendenti comunali accusati pubblicamente di peculato. Da Palazzo Renieri emerge però una storia di tutt’altro stampo sul ritrovamento di alcuni disegni settecenteschi sui personaggi illustri colligiani

di Simona Pacini

Il mistero del quadro scomparso dalle stanze comunali giunge al suo epilogo con le parole del sindaco Alessandro Donati. Ma allo stesso tempo emerge anche una bella storia, un esempio di come il cittadino possa contribuire al bene della propria comunità, collaborando con le istituzioni pubbliche.

La vicenda, ormai nota, è quella riferita all’opera “Orcio con villa toscana” del pittore giapponese Satoshi Dobara. Un caso che ha avuto una discreta eco in seguito alle insinuazioni fatte pubblicamente su un gruppo social ipotizzando che qualcuno da Palazzo Renieri si fosse portato il dipinto a casa.  

Sindaco, qui è successo un bel parapiglia…

In realtà in Comune non è successo niente. È successo sui social, dove è piuttosto normale che circoli un sentimento d’odio per cui non ci si perita a lanciare accuse, anche infamanti, come è avvenuto in questo caso. Noi sappiamo benissimo che il quadro è sempre stato appeso in questa stanza (all’ufficio Entrate, piano terra, ndr) nella stessa posizione ormai da anni. Non è mai stato nella stanza del sindaco e nessuno ha mai pensato di portarselo a casa o di metterselo in tasca. Quindi è stata semplicemente individuata la sua posizione una volta che ci è stata data la possibilità di controllare nell’inventario dove fosse e soprattutto di quale quadro si trattasse. Perché il cittadino aveva fatto una segnalazione senza allegare una fotografia o una qualsiasi descrizione.

Quindi si pretendeva che un dipendente comunale conoscesse a memoria tutto il patrimonio artistico pubblico e la sua precisa dislocazione…

Sì, tutto a memoria… Ma soprattutto, occorre specificare che un quadro può essere anche di un autore famoso, ma se non conosci il soggetto non puoi sapere se è di proprietà del Comune o meno. Direi che ancora una volta i leoni da tastiera hanno pensato di farla da padrone e non hanno nemmeno il coraggio, la voglia o la buona creanza di chiedere scusa. Ma non ci importa. Non ci importa perché noi sappiamo chi sono i nostri dipendenti. Sappiamo chi ha amministrato la città negli anni scorsi e quindi non abbiamo mai avuto nessun dubbio su come si sarebbe risolta questa fantomatica scomparsa.

L’episodio che cosa ha comportato per l’Amministrazione comunale?

Per la giunta e l’amministrazione in sé e per sé, niente. A parte il dispiacere di sentirsi additati come responsabili di peculato. Mi spiace invece molto che il responsabile dell’Ufficio Cultura abbia dovuto mettersi in moto per questa ricerca e spendere del tempo prezioso che avrebbe potuto impiegare in altre occupazioni più utili. Poi ovviamente in tutti gli uffici nessuno si è mai preoccupato più di tanto perché sappiamo benissimo chi siamo e da dove veniamo e sappiamo benissimo anche dove andiamo.

Il cittadino, una volta scoperto che il quadro era al proprio posto, si è lamentato della lentezza nell’ottenere una risposta alla sua richiesta.

Precisiamo che tutti i quadri di proprietà del Comune, sia quelli esposti sia quelli che al momento non lo sono, sono accuratamente inventariati, quelli che fanno parte del museo San Pietro sono addirittura catalogati. Il nostro patrimonio artistico non è gestito “alla buona”.
Se un quadro viene spostato e non abbiamo riferimenti precisi per individuarlo (a partire dalla foto prima di tutto) non è facile sapere in poco tempo dove sia. Naturalmente gli inventari vengono costantemente aggiornati ma si tratta di diversi documenti, non uno solo.
In questo caso specifico, visto che il quadro è entrato a far parte delle proprietà comunali nel 1989, l’inventario che lo riguarda è cartaceo, quindi la ricerca richiede un po’ di tempo, come è stato detto al richiedente.

Sono già accadute cose del genere o questa è la prima volta?

Non molto tempo fa il presidente della Società degli Amici dell’Arte, Alessandro Malandrini, chiese notizie in merito a una serie di disegni settecenteschi sugli uomini illustri di Colle, da Arnolfo di Cambio a Francesco Campana. Due erano nell’Ufficio Cultura ma degli altri tre si era persa traccia. Gli chiedemmo se ci dava una mano a ritrovarli. Lo fece e in poco tempo risultò che due opere erano rimaste al Palazzo dei Priori, sede del vecchio museo civico. La quinta, quella che raffigurava Bartolomeo Scala, era invece in possesso di un collezionista colligiano, che l’aveva regolarmente acquistata, e che la donò non appena seppe della ricerca. Ora i cinque quadri sono esposti nella galleria dei personaggi illustri al Conservatorio di San Pietro. 

Tutta un’altra storia…

Decisamente. Questo dimostra che quando c’è disponibilità e collaborazione la risposta si trova e si porta anche una miglioria significativa per la comunità. Nell’altro caso invece c’è stata una mancanza di fiducia da parte del cittadino, nonostante la disponibilità dell’ufficio. La diversità nell’atteggiamento da parte del cittadino è stata totale, tanto che Malandrini una volta che è stata ricostituita l’intera collezione, non l’ha nemmeno raccontato. Per fortuna, devo dire, il patrimonio artistico del Comune di Colle è molto vasto. Però questo comporta anche il fatto di non poter conoscere in tempo reale la dislocazione di ogni singola opera.