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È di cristallo il Pinocchio colligiano

È di cristallo il Pinocchio colligiano

La tradizione industriale valdelsana celebra il burattino creato da Collodi. Giampiero Brogi (ColleVilca): «È un legame importante per promuovere tutta la città»

di Simona Pacini

https://youtu.be/UqlcJxwYBFE

Le prime notizie sull’esistenza, fin dal Medioevo, di una fonte del Pinocchio a Colle Val d’Elsa si devono a due colligiane, Iva Fantaccini e Roberta Pistolesi. Era il 1993 quando le due studiose scrissero a quattro mani la loro tesi di laurea in Architettura sui Bottini di Colle. Grazie alle loro ricerche di archivio emerse il primo documento che ne attestava l’esistenza.

La scoperta rimase però sconosciuta ai più finché, molti anni dopo, lo scrittore e studioso colligiano Meris Mezzedimi scoprì che c’era anche una strada che portava lo stesso nome. La costa del Pinocchio era infatti citata in un documento del 1777, il Campione delle Strade, Fabbriche, Fonti e Gore della Comunità, che fu al centro di un suo intervento nel convegno Il Settecento a Colle, organizzato dalla Società degli Amici dell’Arte nel 2011.

«La presenza di tale denominazione ad una Costa, oltre che ad una fonte - scrive Mezzedimi in una nota (Bollettino degli Amici dell’Arte n. 43, Dicembre 2012) - rafforza l’ipotesi che il nome dato da Carlo Lorenzini al protagonista delle Avventure di Pinocchio, derivi dal fatto che lo stesso durante gli anni dei suoi studi nel Seminario Vescovile di Colle di Val d’Elsa ne sia venuto a conoscenza e ne sia rimasto colpito». Mezzedimi in realtà aveva già scritto dell’esistenza della costa del Pinocchio nel 2010 nel libro La storia a testa in su. Epigrafi delle vie e piazze della città di Colle di Val d’Elsa. E nel 2013 aveva ipotizzato l’ubicazione della fonte del Pinocchio sulla costa Riccia (dal Palazzone in giù), qualche decina di metri più in basso rispetto al luogo individuato successivamente (Bollettino degli Amici dell’Arte, n. 46 del 2013).

La notizia intanto cominciava a circolare. È così che in quegli anni ne venne a conoscenza Giampiero Brogi, titolare della cristalleria ColleVilca.

«Non ricordo chi me la disse, forse Meris Mezzedimi, forse Mario Gelli - racconta Giampiero - ma mi sembrò una notizia atomica, sconvolgente. Questa cosa va utilizzata tantissimo per Colle, pensai».

Brogi non perse tempo. Parlò con l’architetto Duccio Santini, chiedendogli di disegnare un Pinocchio da riprodurre in cristallo, quindi insieme incontrarono Daniele Narducci, dirigente della Fondazione Nazionale Carlo Collodi.

«Ci disse che in effetti tanti cercano di collegare Pinocchio a vari posti. Ma in genere sono solo fantasie. Nel caso di Colle però, può essere verosimile. I cinque anni di Carlo Lorenzini a scuola in Seminario sono una certezza. Per quanto riguarda il nome di Pinocchio, invece, la certezza non può averla nessuno».

Nel novembre 2013, dieci anni fa esatti, la mostra dei Pinocchi di cristallo della ColleVilca disegnati da Duccio Santini è al centro di una mostra all’interno del Museo del Cristallo.

«Noi ci si provò, ma quegli anni erano molto difficili, dal punto di vista economico e di risorse. Fosse successo nel 2003 sarebbe stato diverso».

Il Pinocchio disegnato da Duccio Santini e realizzato da ColleVilca

In ogni caso Duccio Santini disegnò il burattino e ColleVilca lo produsse, battezzandolo Pinocchio da Colle.

«Ebbe un grande successo - continua Brogi - e non è finito, visto che lo abbiamo ancora in produzione».

C’era un problema, però.

«In Italia Pinocchio è visto come un personaggio negativo, legato al dire bugie. Mentre invece nel mondo, come ci disse Narducci della Fondazione, viene studiato nelle scuole come simbolo di redenzione e perché è un personaggio buono, positivo. Da noi invece c’è il rischio che regalando un Pinocchio, l’altro pensi che gli stai dando del bugiardo. Così ci siamo studiati un piccolo testo da allegare insieme al burattino di cristallo per renderlo positivo».

Nel documento che accompagna il burattino di cristallo, “un eroe imperfetto”, si legge infatti che «in Pinocchio la bugia diventa formativa perché seguita dal tentativo di riscatto e redenzione».

Successivamente entra in produzione anche un Pinocchio più grande, disegnato dalla fiorentina Candida Menci, architetta.

«Pinocchio piace - continua Brogi - tanto che abbiamo prodotto anche altri oggetti legati al personaggio di Collodi: il grillo parlante, il martello, la fata turchina, il ciuchino, le cinque monete d’oro».

Al tempo della nascita del Pinocchio di cristallo, Giampiero Brogi era presidente del Consorzio del Cristallo di Colle di Val d’Elsa.

«Oggi abbiamo costituito un’associazione, La Città del Cristallo, più semplice da gestire. Presidente è Gabriele Bagnasacco, il cui nonno è stato il fondatore della Arnolfo di Cambio, e vice presidente Miriana Bucalossi, figlia di un vetraio che ha lavorato anche da me».

La produzione di burattini di cristallo non è esclusiva della ColleVilca.

Nel 2022, con la prima edizione del nuovo Festival del Cristallo, in occasione di Fabbriche aperte, la Duccio Di Segna realizzò un intero allestimento di prodotti dedicati a Pinocchio.

«È importante puntare sul legame tra Colle e Pinocchio - conclude Giampiero Brogi - e noi possiamo sfruttare questa cosa per promuovere l’intera città, non solo per quanto riguarda il cristallo».