Con oltre cinquanta pubblicazioni all’attivo, tra romanzi, racconti e saggi storici, è uno degli scrittori più prolifici e premiati in circolazione. Ricercatore d’archivio, oltre che docente e preside in pensione, dice: «Questo è il mio modo di fare volontariato per la città di Colle e le sue associazioni»
di Simona Pacini
Se non fosse per il fatto che ancora non si è cimentato con il noir, potrebbe essere chiamato a ragione il Simenon della Valdelsa. Meris Mezzedimi, preside in pensione, ha in comune con lo scrittore francese padre del Commissario Maigret la prolificità nello scrivere libri e darli alle stampe.
Ad oggi si contano dodici romanzi, tre saggi di lingua italiana e ben trentaquattro di carattere storico, oltre a tre racconti e sette curatele e a una miriade di interventi su riviste di stampo culturale.
Per non parlare dei premi, delle targhe, dei riconoscimenti e delle citazioni.
«Il mio lavoro - racconta Mezzedimi - è stato facilitato da quando si possono scattare foto ai documenti di archivio. Prima dovevo stare lì a lavorare, consultare, prendere appunti. Ora, una volta che ho individuato il materiale che mi interessa, posso lavorarci a casa in tranquillità e senza limiti di orario».
Ma non può essere solo questa la ragione di tanta produttività…
«In effetti devo ammettere che, a forza di scartabellare tra un archivio e l’altro, mi imbatto in argomenti che non avevo considerato. Quindi va a finire che ho sempre un magazzino di idee per nuovi libri. Gli archivi della zona, ormai li conosco tutti o quasi: quelli delle scuole, della banda, della Pubblica Assistenza, del Comune, quello Diocesano, anche se un po’ meno. L’ultimo volume che è uscito, Un secolo di barba e capelli a Colle, l’ho potuto fare perché so come muovermi tra i vecchi documenti. Sono partito dal 1865, ho preso varie notizie che nel tempo avevo trovato qua e là e poi ho raccolto le testimonianze».
Detta così sembra facile. Ma in realtà immagino che ci sia tanto lavoro dietro…
«Il mio motto è ‘nulla dies sine linea’, nessun giorno senza scrivere. La mattina scrivo due orette, ma faccio anche tanto altro. Sono stato per diciotto anni presidente dell’Università dell’Età Libera. Guardo la tv, porto i miei nipoti al calcio, sono nei Lions, ho una vita molto attiva a livello di associazioni, eventi. Frequento quasi ogni giorno la biblioteca. Da casa mia sono cinque minuti a piedi… Poi c’è da dire che quando si scrive, soprattutto un romanzo, tante cose le scrivi anche senza la penna».

In che senso?
«Perché le situazioni si creano in testa anche mentre fai altre cose. Metterle su carta poi viene quasi da sé».
La prima pubblicazione risale al 1989, con il Corso di lingua italiana per stranieri, frutto delle sue lezioni alla Scuola di Lingua e cultura italiana per stranieri di Siena, oggi Università. Ma la vera attività di scrittore per Meris Mezzedimi inizia nel 1998, quando va in pensione, un po’ in anticipo grazie al riscatto della laurea, dopo aver iniziato a insegnare nel 1968, prima lettere alle medie e poi tedesco alle superiori, finché non aveva vinto il concorso da preside.
«Scrivere ormai è diventato un bisogno», racconta. «Alterno opere di carattere storico, quelle che ricavo dalle mie frequentazioni degli archivi, alla narrativa, che mi distende. Poi anche nei romanzi entrano personaggi e storie che ho incontrato durante le mie ricerche. Il volume su Casilde De Gubernatis, direttrice del Regio Conservatorio di San Pietro, è nato perché vidi la sua lapide al cimitero».
Una parte del lavoro di Mezzedimi riguarda la produzione del cristallo, fiore all’occhiello dell’attività industriale colligiana.
«La Clvb, Cooperativa Lavoratori Vetro Bianco, mi ha donato il suo archivio. Così durante il Covid, quando era tutto chiuso e non si poteva uscire di casa, ho potuto continuare a lavorare ricostruendo la storia di questa realtà che ora non c’è più ma che contava oltre cento operai. Lo presentai alla Vilca. Inoltre avevo già avuto modo di conoscere Silvano Giusti, uno dei maestri del cristallo, e avevo scritto la sua biografia. Anche questo libro era stato presentato alla Vilca, che mette a disposizione lo spazio in cui si riunisce l’associazione Città del Cristallo. Il mio primo contatto con questo modo lo devo a Franco Lucherini, uno dei fondatori della Calp di cui poi è stato presidente per diversi anni, in occasione della stesura della sua vita. Lo ricordo con affetto».
C’è un libro a cui è particolarmente affezionato?
«In viaggio con la nave. Vorrei che ogni colligiano lo avesse in casa, perché racconta un secolo di storia di Colle, dal 1920 al 2020. Anzi, mi correggo, credo che un colligiano non possa fare a meno di averlo in casa. È un libro in cui sono riportate notizie tratte da numerosi archivi cittadini e quindi, per il modo con cui è concepito, poteva essere fatto solo da chi aveva una conoscenza diretta dei medesimi. La ricostruzione degli eventi si basa su documenti storici fino agli anni ‘50. Poi prosegue con le notizie ricavate dai giornali, perché l’archivio comunale dagli anni ‘60 in poi è conservato a Prato».

A che cosa si riferisce la nave nel titolo?
«Cito la protagonista di un mio romanzo, Gina, che descrivevo in questo modo: aveva sempre negli occhi il panorama di Colle, così come le appariva dalla Badia: una nave che veleggiava maestosa nella campagna toscana».
Poi ci sono i premi, anche quella è una lista lunghissima…
«Devo ammettere che mi fa molto piacere riceverli. Non perché voglia essere considerato bravo. Ma perché per chi come me pubblica a livello locale, il riconoscimento che arriva dalla partecipazione ai concorsi letterari, dove ci sono molti partecipanti, è incoraggiante. Vuol dire che il tuo lavoro è stato riconosciuto valido».
Il primo premio arriva dall’Associazione Mino Maccari con Gli Albeggianti, per il romanzo La direttrice. RiColleghiAmo gli assegna il Premio Ricollegato 2018, proprio per la sua attività di promozione della cultura colligiana. Omar, Aldo e Lei si guadagna la medaglia di bronzo a Firenze, in Palazzo Vecchio, oltre al 40esimo Premio Letterario Casentino 2023.
«D’estate lavoro in Casentino, al fresco, in una casa con stanze su più piani, simile a una torre. La storia di Omar, Aldo e Lei si svolge all’ombra dell’Eremo di Camaldoli».
Nel computer di Meris Mezzedimi c’è un file che viene aggiornato ogni volta che viene pubblicato un libro, che viene fatta una presentazione, che riceve un premio, o scrive un articolo per una rivista.
«Devo farlo, altrimenti sarebbe impossibile per me ricordare tutte le attività che mi riguardano».
Il futuro di Meris è già pieno di impegni.
«A dicembre uscirà un saggio storico dal titolo Miscellanea Colligiana, stampato dall’Associazione Culturale Mino Maccari. Nell’anno nuovo Edizioni Helicon pubblicherà una mia ricerca sui medici condotti e le levatrici di Colle durante il Regno d’Italia. Un nuovo romanzo è in nuce… poi parteciperò alle celebrazioni per i 150 anni dell’istituto Cennini, da me ricostruiti nel volume Un lungo cammino».
Un’attività immensa, quella del professor Mezzedimi, impossibile da raccontare in un solo articolo, che lui considera come un vero e proprio volontariato per Colle.
«Sono fermamente convinto - conclude - che ogni persona può aiutare la propria città e i suoi concittadini nel modo che gli è più consono. Io lo faccio con i miei libri di storia, dedicati al luogo in cui sono nato e in cui vivo, e alle associazioni e istituzioni che vi operano».
Gli altri Ri-Tratti di Simona Pacini https://nelquotidiano.news/category/ri-tratti/
