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Venti anni senza Massimo Cibecchini, il frontman rock dai lunghi capelli

Venti anni senza Massimo Cibecchini, il frontman rock dai lunghi capelli

Dopo la morte del "Cibe" sono stati pubblicati un video e una raccolta di poesie. Ora gli amici di sempre pensano di organizzare una serata per ricordarlo

di Simona Pacini

Il 4 ottobre 2003, sul ponte di Santa Giulia, perdeva la vita Massimo "Cibe" Cibecchini, tamponato da un furgone durante uno dei suoi giri in bici. Aveva 37 anni. Fu una vera tragedia per la città. A Colle era impossibile non conoscere quel ragazzo dai lunghi capelli castano chiaro, frontman di un gruppo rock e tanto altro.

Venti anni senza Massimo…

«È stata una grande perdita - dice la sorella Maria Teresa - quasi non mi sembra che siano passati già venti anni. Di quella sera ricordo benissimo tutto quello che feci fino al momento in cui babbo mi chiamò per dirmi quello che era successo. Sono passati venti anni ma il dolore c’è sempre, come il pensiero per lui».

Un anno e qualche mese dopo la sua morte, nel 2005, il Comune di Colle di Val d’Elsa, su iniziativa dell’allora sindaco Paolo Brogioni, che del Cibe era stato compagno di scuola, dava alle stampe “Pensieri”, un libretto che ne raccoglieva scritti e poesie, trovati tra gli oggetti di Massimo e messi a disposizione dalla famiglia. Meris Mezzedimi riordinò tutto il materiale e ne curò la stampa.

Massimo Cibecchini, oltre al rock and roll, amava scrivere. Per un breve periodo era stato anche giornalista. Amava la poesia e gli piaceva raccogliere i suoi pensieri su carta nella solitudine della sua stanza.

Insieme al libro, nel 2005, fu realizzato anche un video, “Wilderness Underground” dal nome della band di cui Massimo era il cantante, in cui si ritrovano i ricordi degli amici.

https://youtu.be/mG5JYoomghs?si=6AfSIKrVYvUNzvfb

«Mi vengono in mente piccoli episodi che dimostravano come il Cibe fosse un ragazzo di Colle - dice Carlo Spinelli, detto Garrincha -. Poeta, musicista, artista... Il Cibe era il Cibe, basta la parola»

Maurizio Sammicheli, detto Pise, ricorda: «Ho conosciuto Massimo Cibecchini nel 1985, quando era ancora un ultrà dell’Onda d’Urto. Una volta, ricordo, s’era sulla Via Nova con la 500. A lui riusciva benissimo l’imitazione della sirena dell’ambulanza. Una macchina si fermò sul lato della strada e si passò noi, con la 500, col capo fuori dal finestrino. Pensava davvero che ci fosse l’ambulanza».

Alessandro Grassini ricorda le notti in macchina con l’amico Cibe. «Si ascoltava musica, parlando del più e del meno, di stupidaggini. È il ricordo principale che ho di questo periodo straordinario, le notti, con quel non voler andare a dormire, rimanere fuori per rimanerci».

Alessandro Grassini

«Con i Fun House - continua Sammicheli - s’era l’unico gruppo che faceva qualcosa di serio perché, avendo vinto il Rock Contest, s’aveva avuto la possibilità di registrare un 45 e poi un 33. A quel tempo era una cosa importante. Allora tanta gente cominciava a suonare e venne fuori anche il gruppo del Cibe, i Rusty Colors. Il primo concerto lo fecero con noi al posteggio della via Nova, nell’86. Si facevano le prove alla Piscina Olimpia, c’era una stanzina dove si provava tutti. Anzi, all’inizio ci s’aveva noi e si divideva con un gruppo di liscio. È stato un periodo interessante. Nell’88 e nell’89 col Cibe si fece il tour dei centri sociali. Fu divertente».

Massimo era stato anche commesso nel negozio di dischi aperto da Garrincha in via Garibaldi. «Una volta con i negozianti vicini - ricorda Spinelli - facemmo una partita di frisbee per l’Aringo, che era molto più frequentato di ora. Il frisbee entrò nella finestra di una signora. Cibe andò a suonarle in campanello e lei pensava che la prendesse in giro».

Carlo Spinelli (Garrincha)

Oltre alla sirena dell’ambulanza, Massimo faceva le voci più disparate, come quelle di certi animali che aveva inventato. Sammicheli ne conserva ancora gelosamente la registrazione. «C’erano il cammello dell’ago, l’ornitorinco ibrido, la gallina umida, la zanzara flautolenta, il gorilla in calore, il gufo allamato…»

«Massimo frequentava la biblioteca comunale - racconta Laura Nocentini, che all’epoca ne era la responsabile - e prendeva soprattutto libri di poesia. Mi parlò di William Blake. Leggeva le poesie di Jim Morrison. Aveva anche la passione per il cinema, prendeva tante videocassette. Poi magari quando le riportava si parlava dei film che aveva visto. Sono stata contenta perché ero riuscita dopo tanti anni a stabilire di nuovo un contatto con lui».

Qualche anno fa Alessandro Grassini, che faceva parte dei Wilderness, ha omaggiato l’amico con “Il dono del tempo”, una canzone le cui parole sono riprese da “Stavo per partire”, di Massimo Cibecchini.

Abbassa la musica, sto pensando di partire./ Un’occasione da non perdere/apri il tuo cuore sto arrivando./Ascoltami mentre parlo,/cerca di capire, riflettere,/giudicare come ogni cosa che esiste,/come quando sono solo e non c’è nessuno con me”.

https://youtu.be/qW16_LN66UU?si=Kd9jZGjMHIWhvDAC

Per il Cibe un video, una canzone, una raccolta di poesie e una serata da organizzare in suo onore

Il Cibe con il chiodo e la bandana

Gli amici di sempre, Grassini e Garrincha, stanno anche pensando di organizzare una serata in suo ricordo, a venti anni dalla scomparsa. Si terrà un venerdì sera di novembre a Bottega Roots, la data precisa è ancora da stabilire.

In programma la lettura di alcune sue composizioni con il sottofondo della musica che ascoltava e i racconti di quelli che l'hanno conosciuto e gli hanno voluto bene.

«La sua figura unisce mondi diversi, dalla musica agli ultrà della Colligiana», dice Alessandro Grassini. «Cibe era contraddittorio, aveva un carattere complesso, ma di base buono, a volte perfino ingenuo».

Oggi Massimo avrebbe 57 anni. Come se lo immagina, se fosse ancora con noi?

Cibe con la nipotina Zoe

«Come potrebbe essere… chissà? Sei mesi prima di lui era morta mamma», dice la sorella Maria Teresa. «In quel periodo Massimo si era avvicinato a babbo, giocavano insieme a carte. Si era un po’ calmato… Oggi lo vedrei con i suoi nipoti. Uno, nato due anni dopo la sua scomparsa, si chiama Massimo, come lui. Sarei stata contenta se lo avessero conosciuto, gli avrebbe dato tanto, ne sono convinta. E lui ci sarebbe stato volentieri. Mia figlia Zoe l’ha conosciuta. Ha fatto il padrino al suo battesimo. Ma lei quando è morto aveva due anni e non se lo ricorda. Ma abbiamo le foto di loro due insieme. Io gliene parlo sempre, racconto tante cose di lui. Secondo me si sarebbero divertiti con questo zio».

L'autore della foto di copertina è Renzo Malandrini.