Le mille battaglie contro i progetti che devastano il territorio
di Simona Pacini
Domenica sera, durante la festa annuale di Italia Nostra alla Pieve dei Santi Ippolito e Cassiano, a Colle Val d’Elsa, qualcuno la prendeva in giro. «A Volterra ce l’hanno tutti con te. Sei te la colpevole del loro isolamento».
Laura Comi, presidente della sezione senese, una vita spesa a difendere il patrimonio artistico e architettonico, come suo solito, sdrammatizzava con un sorriso.
Ma la situazione in realtà è molto seria. Perché, se non fosse per questa donna ostinata, probabilmente oggi i paesaggi da cartolina della provincia di Siena sarebbero attraversati da strade a quattro corsie e viadotti chilometrici.

«Quando mi resi conto di quello che avrebbe portato la variante alla Statale 68 - racconta Comi, all’epoca dirigente medico della sanità romana - chiesi sei mesi di aspettativa senza stipendio. E mi misi a studiare le carte. Mi unii al Comitato presieduto da Antonio Casagli. E cominciai a scrivere lettere e a bussare alle porte, arrivando fino ai ministeri romani. Insieme raccogliemmo migliaia di firme che avrebbe contribuito ad inserire la Francigena tra gli itinerari culturali del Consiglio d’Europa. Il 24 marzo 1993 il ministro dei Lavori Pubblici Francesco Merloni ci comunicò che erano stati annullati gli appalti del tratto colligiano in base a un nuovo parere del ministro dei Beni Culturali».
Migliaia di firme per salvare la Francigena dall'asfalto

Il progetto ricalcava il percorso della vecchia Francigena, il cammino di Sigerico che al tempo riviveva solo nella mente di pochi visionari. E prevedeva sbancamenti di intere colline e viadotti sul terreno ricco di sorgenti di Ponelle e Gracciano, uno dei quali, enorme, nella valle di Coneo, tra l’antica Badia e la Pieve, i cui piloni avrebbero potuto compromettere la ricca sorgente del Bottino.
«È per questo - dice Comi - che ogni anno ci troviamo a festeggiare proprio alla Pieve, per ricordare la prima grande vittoria, in uno dei monumenti salvati dal nostro intervento».
Un tratto del progetto già eseguito nel Volterrano, tra l’altro, finirà nell’inchiesta sulle Strade d’Oro di Tangentopoli. Grazie alle confessioni di un imprenditore pentito.
L’eccezionale risultato non ferma la battagliera Laura Comi. Ma anzi infiamma ancor più la sua determinazione a proteggere il territorio e i beni che lo arricchiscono.

Nemmeno il tempo di godersi la vittoria, che il Comune di Colle autorizza un impianto di risalita con due torri ascensore e un garage multipiano sulla pendice del Castello Alto.
«Questa volta i mesi di aspettativa furono solo tre - racconta Comi, che nel frattempo si è iscritta a Italia Nostra - collaborando con i giovani del Comitato Città da vivere. Nel 1994 il progetto viene fermato dalla Commissione Europea perché privo della valutazione di impatto ambientale».
Subito dopo la Provincia presenta il progetto di una discarica di ceneri su un giacimento di acqua potabile a Motrena e due impianti di rottamazione, alle Ville e in Pian della Bufalaia.
Tanti scempi scampati che hanno salvato Colle e non solo
Le opere verranno abbandonate quando la Commissione europea, informata da Italia Nostra, minaccia di ritirare il finanziamento di 15 miliardi per disinquinare l’Elsa.
Nel 1999 la Provincia ripropone il progetto del tratto Belvedere-Gracciano non più a viadotti ma a quattro carreggiate in rilevato su un terreno ricco di sorgenti. Il Comitato di Gracciano con Italia Nostra commissionò due perizie idrogeologiche, prevedendo il rischio di inondazioni. Fu rilevata una grave sottovalutazione del carico inondante stimato dal progetto, praticamente un falso ideologico, che riduceva a 11 metri cubi al secondo la quantità di acqua drenata dal nuovo percorso, mentre il carico era in realtà di 44. I restanti 33 metri cubi erano destinati quindi a riversarsi su Gracciano. Di conseguenza la strada fu alleggerita da quattro a due corsie mentre a Ponelle fu realizzata una vasca di laminazione per il torrente Scarna.
Si contano altre vittorie contro due impianti a biomasse e per i tigli di piazza Nuova, salvati dal taglio.
E ora c’è l’affare “tubone”, un progetto idroelettrico per immettere l’acqua dell’Elsa in Gora contro il quale la Soprintendenza ha espresso un parere negativo assoluto.
Il Comune di Colle, gli espropriati e Italia Nostra Nazionale, hanno fatto ricorso al Tribunale delle Acque. Attualmente si è in attesa di sentenza.
Tanta energia di Laura Comi
Ma da dove arriva tutta questa energia e questa voglia di lottare?
«Andare contro i progetti pubblici devastanti per me è un dovere civico», dice Laura Comi, che dal 2020 fa parte anche dell’Accademia Senese dei Fisiocritici. «La vera missione di Italia Nostra è quella di essere un faro di cultura, che mette in luce i gioielli da valorizzare e salvaguardare».
«A Colle ce ne sono tanti: la Rondella di Porta Oliviera in via dei Fossi, la Cartiera il Nespolo in via Maremmana Vecchia, il giardino per le mamme e i bambini da recintare in Vallibona. Oggi c'è da riportare un certo decoro a Campiglia. Qui manca l'area di rispetto della chiesa di San Bartolomeo, assediata dai posti macchina che tolgono la visuale alla fiancata del 1200 a filaretti, con la porta del morto. Abbiamo pulito lo spazio un anno fa dalle piante infestanti e lo stiamo per ripetere, insieme alla Caritas, per poter creare un punto di sosta per i pellegrini della Francigena, con tavolo, panche e beverino. C'è poi da riportare a nuovo il sagrato della chiesa in cotto e il pavimento della piazza».
Trent'anni di battaglie sono tanti, ma si può dire che ne sia valsa la pena.




