Più delle parole si legge ancora oggi nei loro occhi il dramma che hanno vissuto 35 anni fa. Gli ex compagni di squadra di Stefano Lotti hanno provato un'emozione ancora viva da brividi sulla pelle all'inaugurazione del murales. È lì, impresso nella loro memoria quel minuto numero 5 della gara contro la Tiberis del Campionato interregionale girone F. Era il 28 febbraio 1988. Il numero 4 giallorosso si accascia a terra. Immediati furono i soccorsi, gli venne praticato il massaggio cardiaco. C'è disperazione nei movimenti concitati di quegli attimi. I compagni di squadra sono increduli. Si stringono attorno a Stefano quando la barella lo porta fuori dal campo. Un ambulanza portò Stefano all'ospedale Burresi, allora in via Carducci, ma al pronto soccorso arriverà di fatto già morto. Il suo cuore aveva cessato di battere lì, sul terreno di gioco, davanti ai suoi tifosi.
L'arbitro non sospese la gara. I giocatori continuarono a giocare mentre i compagni di squadra si chiedevano come stesse Stefano. Quando videro i tifosi ritirare le bandiere e andarsene capirono che qualcosa di tragico era successo.
Ai giocatori del Poggibonsi la notizia della morte di Stefano venne data a partita finita da Pasquale Livi, dirigente della squadra. Fu un dramma. Come è drammatico credere che un ragazzo di 24 anni potesse morire all'improvviso su un campo di calcio.

