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Casa nova, vita nova: I Rampanti in scena a Marcialla

Casa nova, vita nova: I Rampanti in scena a Marcialla

In scena il teatro popolare toscano con i Rampanti, compagnia di Barberino Tavarnelle. Come sempre le risate sono assicurate e il divertimento garantito. Sabato (4 febbraio) alle 21,30 e domenica alle 17 al Teatro Comunale Regina Margherita di Marcialla, la compagnia “I Rampanti” presenta “Casa nova, vita nova”. Tre atti comici tratti dal testo di Vinicio Gioli e Mario De Majo. Proposti nel libero adattamento riscritto e curato alla regia da Sergio Berti.

I Rampanti” sono una realtà teatrale che mette insieme cittadini di Barberino e Tavarnelle. Il Circolo Arci La Rampa di Tavarnelle concede loro gli spazi per provare e li affianca fin dalla nascita. Con Laura Lombardini, Monica Gheri, Franca Rossetti, Claudia Ceccherini, Antonio Mulas, Franco Castrucci, Paola Canocchi, Anzio Giannetti, Andrea Massetani, Gianni Bucciarelli, Davide Baroncelli, Paola Lazzeri, Giuseppina Brogi, Alessandra Corti e Alessandro Mori. Le scenografie sono di Francesco Bulleri. I costumi di Elisabetta Cappelli, il trucco e il parrucco di Manuela Barison. Musiche di Nicoletta Cantini.

Lo spettacolo è composto da tre atti di pura comicità. Asciutta, giocata su una straordinaria altalena di battibecchi, equivoci e battute spassose, tipiche del vernacolo fiorentino. E che I Rampanti propongono come un viaggio nel tempo e uno spaccato di ordinarietà nell'Italia del dopoguerra. Che, nonostante la penuria di mezzi e ristrettezze economiche, provava a ricostruirsi e ad affrontare la vita con ottimismo.

In scena le burrascose relazioni tra i personaggi, i Ciuti da un lato, Attilia la figlia Tosca. E il terribile Ottavino dall'altro. Famiglie costrette a convivere in un appartamento di piccole dimensioni per le non facili condizioni economiche comuni alla realtà del secondo dopoguerra. Non mancheranno momenti musicali e canori.

L'impresa più alta è il recupero dell'unità dei Ciuti, mamma Cesira, i figli Piero e Vanna, il genero Marco e il nonno Utilio. Che, nonostante l'iniziale tradimento del capofamiglia Arduino, finiscono per accettare l'idea di vivere e abitare permanentemente tra le camere di via Amorino. Dove un tempo, abbastanza recente, le visite maschili a donne avvenenti erano all’ordine del giorno. Era il 1956, le case del piacere a pagamento chiudono i battenti con le disposizioni della legge Merlin.