È tragico il bilancio dell'incidente avvenuto stamani a Grosseto dove un'auto ha investito un gruppo di ciclisti e ha provocato la morte di 4 persone e il ferimento di altre 6. La macchina, una Fiat Panda, ha urtato un gruppo di ciclisti sul margine della carreggiata e tra le quattro persone morte c'è anche il conducente del veicolo. Lo scontro sarebbe avvenuto frontalmente.
I tre ciclisti morti si chiamavano Antonio Panico, 56 anni, Roberto Seripa 71 anni e Milo Naldini 73 anni, ed erano ciclisti amatoriali. L'auto era guidata da Mario Fiorilli, 82 anni, anche lui deceduto.
L'utilitaria era condotta da un anziano residente a Montepescali (Gr), che si sarebbe sentito male ed infatti è stato ritrovato morto all'interno del veicolo. Per il malore avrebbe perso il controllo del veicolo, invaso la corsia opposta subito fuori l'abitato di Braccagni, sulla Vecchia Aurelia, e travolto il gruppo di 20 ciclisti.
Due dei ciclisti morti sarebbero rimasti uccisi sul colpo, al momento dell'urto mentre uno è finito sotto le ruote della macchina.
Sul posto, per i rilievi la polizia municipale e i carabinieri. La strada è rimasta chiusa.
Su facebook il sindaco di Grosseto, Antonfrancesco Vivarelli Colonna ha postato la foto dell'incidente e ha comunicato di aver sospeso il consiglio comunale: «A causa delle tragiche notizie che arrivano dalla nostra frazione di Braccagni, relativamente a un incidente stradale che si è verificato in mattinata, il Consiglio comunale di Grosseto ha deciso all'unanimità e con grande apprensione di sciogliere la seduta in corso. In attesa di ulteriori aggiornamenti esprimiamo vicinanza a tutte le persone coinvolte e ai loro familiari».
Sulla vicenda ha espresso il proprio commento anche il presidente del Comitato Regionale Toscana di ciclismo Saverio Metti:
«In questo momento ci sono poche parole da esprimere. Anche se pare si tratti di un malore per il guidatore dell’auto, la fatalità ha voluto che piombasse sul gruppo di ciclisti che purtroppo sono sempre i soggetti più deboli in strada. La sicurezza sulla strada per i ciclisti purtroppo rimane in secondo piano anche per chi legifera e dovrebbe proteggerci».

