11 Aprile 2026

Icona Meteo 16 °C Cielo sereno

Lorem ipsum dolor sit amet, consectetur adipisicing elit. A accusamus cumque excepturi illum iste magni minus quaerat rerum tenetur voluptatibus!

Addio a Romano Luperini: il Maestro che ci ha insegnato l'uso della vita (e della letteratura)

Addio a Romano Luperini: il Maestro che ci ha insegnato l'uso della vita (e della letteratura)

di Violante Martini

C’è una parola che Romano Luperini ha saputo sottrarre all’astrazione accademica per restituirla alla vita pulsante delle aule: interpretazione. Per chi, come me, ha avuto il privilegio di abitare le sue aule, affrontando esami e tesi nel chiuso del suo studio sotto uno sguardo esigente e sempre vivissimo, Romano Luperini era molto più dell'autore dei manuali su cui si sono formate generazioni di studenti: era una bussola intellettuale. Era il Maestro che apriva le porte della letteratura ai suoi studenti.

Letteratura contemporanea e oltre: dall'amico Franco Fortini a Clemente Rebora, da Dino Campana  a Elio Pagliarani, ma i miei ricordi sono intrisi dei suoi seminari sul simbolismo e della sua dedizione assoluta per quegli autori che sentiva come fratelli d'elezione: il pessimismo lucido di Verga, le scomposizioni dell'io di Pirandello, la resistenza etica di Fenoglio. Luperini non spiegava testi; metteva a nudo la tensione morale degli autori, costringendoci a fare i conti con la "critica materiale".

La politica come estensione dello studio

Nato a Lucca nel 1940, Luperini non ha mai avuto paura di sporcarsi le mani con la storia. Il suo rigore intellettuale era fuso a una passione politica radicata nella sinistra extraparlamentare degli anni '60 e '70. Nel 1969, insieme a Luciano Della Mea, fondò la "Lega dei comunisti pisani" attorno alla rivista Nuovo Impegno. Quel percorso, passando per la Lega dei Comunisti e l'incontro con Vittorio Foa, lo portò nel 1977 a Democrazia Proletaria.

Per lui, la militanza non era altro che l'estensione del suo impegno critico: la prova sul campo di quella "comunità" che avrebbe poi costruito per tutta la vita tra i banchi, convinto che la letteratura fosse un bene comune, di tutti e per tutti.

La lezione della "comunità ermeneutica"

Con "La scrittura e l’interpretazione", Luperini ha rivoluzionato l’insegnamento trasformando la classe in una comunità ermeneutica. Non ci chiedeva di imparare date a memoria, ma di far scontrare i nostri orizzonti di lettori con quelli dell'autore. Insegnare letteratura significava formare cittadini: interiorizzare Montale o i classici per capire la modernità. Non esisteva una verità assoluta nel testo, ma un incontro dialettico tra l’io e il "noi".

Oltre il critico, lo scrittore

Oltre alla direzione di riviste come Allegoria e Moderna, o all'instancabile attività sul blog La letteratura e noi, negli ultimi anni Romano si era concesso alla narrativa. Romanzi come La rancura e L'uso della vita ci hanno consegnato un uomo capace di scavare nel rapporto tra padri e figli e nel disincanto politico, senza mai cedere al nichilismo.

Un vuoto incolmabile

"Se è impossibile trovare un senso generale che spieghi il percorso della storia, è possibile però interpretare la società e la natura", scriveva.

Oggi la comunità degli interpreti è più povera. Ci resta però la sua lezione più preziosa: il libro chiuso è solo carta, ma il libro aperto in un dialogo collettivo è uno strumento di emancipazione.

Grazie per averci insegnato che la letteratura non è una torre d'avorio, ma il luogo dove impariamo a diventare umani.

Addio professore dei miei anni migliori

Violante

© Riproduzione riservata.
Condividi: