06 Febbraio 2026

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Approvato il ‘pacchetto sicurezza’, Meloni: “Lo Stato ci difende”; Nordio: “Così mai più Br”

Approvato il ‘pacchetto sicurezza’, Meloni: “Lo Stato ci difende”; Nordio: “Così mai più Br”

Il Consiglio dei ministri ha licenziato il decreto e il disegno di legge, componenti il cosiddetto ‘pacchetto Sicurezza’, che introducono nuove misure in materia, tra cui il discusso fermo preventivo e la ‘stretta sui coltelli’. Misure per la cui approvazione il governo ha accelerato a seguito dei disordini della manifestazione avvenuta a Torino contro lo sgombero di Askatasuna e in vista dell’apertura delle Olimpiadi invernali.

MELONI: “UN ULTERIORE TASSELLO AL NOSTRO DISEGNO, LO STATO CI DIFENDE”
“Oggi il Consiglio dei ministri ha approvato nuovi provvedimenti in materia di sicurezza. Non sono misure spot, ma un ulteriore tassello della strategia che questo Governo porta avanti fin dal suo insediamento”.
Così, su X, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che aggiunge: “In questi anni abbiamo costruito un impianto chiaro: difendere i cittadini e mettere le Forze dell’ordine nelle condizioni di lavorare meglio e con maggiori tutele. È lo stesso percorso che ci ha portato a rafforzare con diverse misure la protezione dei cittadini e della legalità, a contrastare il crimine organizzato, ad aumentare le pene per chi aggredisce uomini e donne in divisa, ad assumere quasi 40 mila operatori e rinnovare contratti rimasti bloccati per anni, con risorse mai stanziate prima. Con i provvedimenti approvati oggi rafforziamo gli strumenti per prevenire e combattere la criminalità diffusa”.


E spiega: “Rafforziamo la possibilità di allontanare soggetti pericolosi dalle aree più a rischio delle città. Introduciamo pene più severe per i borseggiatori, con il furto per destrezza che diventa procedibile d’ufficio e la cancellazione del paradosso di finire indagato per sequestro di persona se fermi un ladro che ti ha appena derubato in attesa delle Forze dell’ordine. Ci occupiamo anche del fenomeno delle baby gang, con una stretta sui coltelli e il divieto di vendere ai minori ogni strumento atto ad offendere. Introduciamo inoltre strumenti specifici per prevenire la presenza e l’azione di gruppi organizzati dediti alla violenza, che nulla hanno a che vedere con il diritto di manifestare e che utilizzano le piazze come pretesto per creare disordini e distruzione”.
“Infine- conclude Meloni- una norma estremamente importante: se ti sei legittimamente difeso, non vieni automaticamente iscritto nel registro degli indagati, pur mantenendo tutte le tutele previste dalla legge. Continuiamo così ad aggiungere tasselli a un disegno preciso: uno Stato che non gira la testa dall’altra parte, che difende chi ci difende e che restituisce sicurezza e libertà ai cittadini”.


PIANTEDOSI: “DAL QUIRINALE GIUSTE SOTTOLINEATURE”
Col Quirinale c’è stata sul decreto sicurezza “una interlocuzione molto proficua” che ha portato il Colle a esprimere “giuste sottolineature”, nonostante ciò “il testo esce esattamente come stato proposto”.
Lo precisa il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, in conferenza stampa dopo il Cdm.

PIANTEDOSI: “IL FERMO PREVENTIVO NON È MISURA LIBERTICIDA”
Il fermo preventivo approvato dal governo “non è una misura liberticida”. Lo afferma il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi nella conferenza stampa al termine del Consiglio dei ministri.
Piantedosi difende la scelta del governo, ovvero “la possibilità che le persone possano essere accompagnate negli uffici di polizia e trattenute per non oltre 12 ore. È un istituto che non corrisponde a una misura liberticida, ma è presente in quasi tutti gli ordinamenti europei. Ci sono tutte le garanzie possibili”.

NORDIO: “LA MISURA NEL DL NON È LO SCUDO PENALE E NON È SOLO PER LE FORZE DI POLIZIA”
L’iscrizione nel registro separato in caso di evidenti cause di giustificazione “è una formula che non ha niente a che vedere con lo scudo penale e non ha niente a che vedere con l’esclusività per le forze dell’ordine. Certo, i fatti avvenuti negli ultimi tempi hanno accelerato il processo”.
Lo ha detto il ministro della Giustizia, Carlo Nordio nella conferenza stampa al termine del Consiglio dei ministri che ha visto l’approvazione del dl e del ddl del pacchetto Sicurezza.


NORDIO: “NESSUNO SARÀ INDAGATO SE CI SONO EVIDENTI CAUSE A GIUSTIFICAZIONE“
“In merito al cosiddetto ‘scudo penale’ nei confronti delle forze dell’ordine, bisogna essere chiari perché non è né uno scudo penale, né vale solo nei confronti delle forze dell’ordine. Noi abbiamo introdotto un principio di civiltà che nasce da un profondo equivoco che si protrae da 50 anni, quando con il vecchio codice di procedura penale era stato introdotto l’istituto dell’avviso di reato, poi diventato avviso di garanzia, poi informazione di reato: un istituto che era nato a garanzia dell’eventuale indagato si era trasformato e si è trasformato in una condanna anticipata sia da un punto di vista mediatico sia da un punto di vista talvolta professionale o addirittura politico”.
Lo ha detto il ministro della Giustizia, Carlo Nordio nella conferenza stampa al termine del Consiglio dei ministri che ha visto l’approvazione del dl e del ddl del pacchetto Sicurezza.
Questo perché, ha sottolineato Nordio, “quando una persona ha diritto di partecipare alle indagini perché quelle indagini la possono riguardare, deve essere iscritta nel registro degli indagati e deve ricevere questa informazione di garanzia che dovrebbe essere a sua garanzia, come dice la parola stessa, ma che da informazione di garanzia si è trasformata in garanzia di informazione, nel senso che quella persona può essere sicura che il giorno dopo finirà sui giornali con una condanna anticipata”.
Questa situazione, “che da tempo versa in stato di altissima criticità- ha spiegato il ministro- è stata affrontata non nei soli confronti delle forze dell’ordine e tantomeno con uno scudo penale.

NORDIO: “DIMENTICATE LA PAROLA SCUDO PENALE“
Scudo penale vuol dire impunità, qui l’impunità non c’è per nessuno e quindi vi pregherei caldamente di dimenticare questa parola che è assolutamente impropria: abbiamo introdotto il principio per cui in presenza di una causa di giustificazione la persona che ha commesso questo fatto, che però può essere giustificato, non deve essere iscritta automaticamente nel registro degli indagati ma deve essere indicata in un ‘modello’ che il pubblico ministero tiene da parte e che però gli consente di partecipare alle indagini che lo possono interessare, senza però essere indagato”.
In questi casi, quindi, non si sarà più identificati come ‘indagati’ ma, ha proseguito il ministro, “se dovessi usare un termine nuovo mio direi ‘persona interessata alle indagini'”. E’ il caso, ad esempio, “di un poliziotto, un carabiniere, un agente della Guardia di Finanza che spara in situazione di legittima difesa perché viene minacciato con un’arma e in quel caso versa in uno stato evidente di causa di giustificazione (ovvero legittima difesa, uso legittimo delle armi, adempimento di un dovere, esercizio di un diritto, consenso dell’avente diritto più altre cause cosiddette non codificate come per esempio nell’attività sportiva o nell’attività medica). In presenza di questa causa di giustificazione, oggi quel carabiniere, quel poliziotto che ha manifestamente sparato per difendersi perché altrimenti sarebbe stato ammazzato o avrebbe subito delle gravi lesioni, deve essere iscritto nel registro degli indagati per poter partecipare, per esempio, con un consulente a una perizia balistica per vedere se la pistola che ha sparato è la sua o non è quella di un altro”.
Attualmente quindi, ha ribadito Nordio, “per poter godere di queste garanzie si deve subire l’onta dell’iscrizione nel registro degli indagati. Noi oggi abbiamo introdotto il principio che in presenza di queste cause di giustificazione questa iscrizione non è più obbligatoria, anzi il pm non deve proprio farla, anche se deve iscrivere in un modello particolare perché da quel momento decorrono anche dei termini entro i quali il pm deve decidere se iscrivere nel registro degli indagati, se archiviare o se altro”.

NORDIO: “RIGUARDA ANCHE MEDICI CHE PERDONO PAZIENTI O IL CITTADINO CHE SI TROVA UNA PERSONA ARMATA IN CASA”
Tutto ciò, però “non riguarda soltanto le forze dell’ordine, riguarda tutti, tant’è vero che la norma dice: ‘Quando appare evidente che il fatto è stato compiuto in presenza di una causa di giustificazione il pm procede alla notazione preliminare in separato modello’. Quindi riguarda tutti i cittadini, non soltanto le forze dell’ordine, anche per esempio un medico che sia stato vittima di una situazione di cui si pensa esservi stata una ‘malpractice’, magari un paziente che è morto. Attualmente può e spesso è iscritto nel registro degli indagati, perché se nei confronti di quella povera vittima si deve fare un’autopsia il medico ha il diritto di chiedere un consulente patologo che partecipi all’autopsia, in modo che se si dovesse fare un processo o l’indagine dovesse andare avanti, lui sia tutelato e difeso da un suo consulente di parte. Ma per far questo deve essere iscritto anche lui nel registro degli indagati, e quindi finisce sui giornali, deve pagarsi l’avvocato, non dico che venga sospeso ma diventa un’anatra zoppa nell’ambito della struttura sanitaria”.
La stessa norma “riguarda anche il cittadino normale: un cittadino che stia dormendo tranquillamente a casa sua e veda entrare una persona armata e gli spari per primo perché altrimenti viene ucciso lui, versa ovviamente in una situazione di giustificazione, in questo caso una legittima difesa. Ebbene, se questa persona volesse partecipare alle indagini balistiche per vedere l’angolazione di tiro o altro, oggi dovrebbe essere iscritta come avviene obbligatoriamente nel registro degli indagati”, ha concluso Nordio.


NORDIO: “ATTENZIONE PER I PIÙ DEBOLI E PER NUOVE FORME CRIMINALI”
Con il pacchetto Sicurezza “sono state anche introdotte delle aggravanti per certi tipi di reati particolarmente odiosi e la procedibilità d’ufficio per il reato di furto con destrezza, che è un’altra forma di aggressione essenzialmente verso soggetti deboli. Il messaggio che noi abbiamo voluto inviare è quello che la tutela penale, per quanto si dica – e per certi aspetti il concetto è anche condivisibile – che non è sufficiente a eliminare il crimine, deve comunque essere un segnale di attenzione dello Stato a mano a mano che si manifestano delle forme di criminalità o perché sono nuove, come nel caso dell’intelligenza artificiale o delle delinquenze informatiche, o perché sono antiche ma oggi ritrovano un rinnovo particolarmente pernicioso e particolarmente pericoloso”. Lo ha detto il ministro della Giustizia, Carlo Nordio nella conferenza stampa al termine del Consiglio dei ministri che ha visto l’approvazione del dl e del ddl del pacchetto Sicurezza.

NORDIO: “MISURE PER EVITARE CHE SI RIPETANO BRIGATE ROSSE”
“Vorrei ricordare che 50 anni fa, quando sono entrato in magistratura- ha aggiunto Nordio- una delle mie prime inchieste è stata sulla colonna veneta delle Brigate Rosse, fenomeno che era nato proprio per un’insufficiente attenzione anche da parte dello Stato verso queste forme di aggressività odiosa, soprattutto verso le forze dell’ordine. Ricordiamo le espressioni ‘compagni che sbagliano’, finché Rossana Rossanda ha detto che c’era ‘l’album di famiglia’ in quelle Brigate Rosse. Noi cerchiamo adesso, con un’attività di prevenzione e di repressione, di evitare che quei tristi momenti si ripetano”.

NORDIO: “PER SALVINI ‘VERGOGNA’ MILITANTI LIBERI? IL PROBLEMA È LA LEGGE, NON I GIUDICI”
“Se condivido o meno le espressioni del collega Salvini? Io dico che ognuno si esprime nel modo che gli sembra più congeniale e ha una spiegazione delle espressioni che usa. Io ho usato l’espressione ‘blasfemo’ nei confronti di quelli che hanno detto che il Parlamento avrebbe, con la riforma costituzionale, sottoposto la magistratura al potere esecutivo, e ho spiegato perché. Quindi magari chiedete al ministro Salvini perché ha usato quella parola”.
Lo ha detto il ministro della Giustizia, Carlo Nordio nella conferenza stampa al termine del Consiglio dei ministri, a chi gli chiedeva se condividesse la parola ‘Vergogna’ usata dal ministro dei Trasporti, Matteo Salvini per commentare la scarcerazione di due militanti di Askatasuna, sostenendo che in caso di vittoria del sì al referendum sulla giustizia ‘una cosa del genere non accadrà più’.


Per quanto riguarda la scarcerazione dei militanti, ha commentato Nordio, “io credo nell’indipendenza e nell’autonomia della magistratura. Sono stato io stesso pubblico ministero. Se si va a vedere negli annali qualche volta anche io sono stato criticato, potrei dire da sinistra, perché ho chiesto o addirittura disposto la liberazione di una persona che magari altre persone avrebbero voluto in carcere. Quello che posso dire è che la magistratura applica la legge, e se le leggi consentono che una persona che ha preso a martellate un poliziotto il giorno dopo venga messo agli arresti domiciliari, vuol dire che le leggi sono inadeguate. Proprio perché la magistratura, secondo me, ha applicato la legge”. E quindi, “vuol dire che la legge è carente, ed è per quello che stiamo intervenendo: io sono convinto che la magistratura la applica bene, lo dico da ex magistrato, e quindi penso che sia necessario cambiare la legge”.
E se passasse il sì al referendum? “La magistratura resterebbe assolutamente indipendente ed autonoma e quindi valuterebbe le situazioni e deciderebbe in piena autonomia. Il referendum non inciderebbe minimamente, poi nella dialettica o nella polemica politica ogni parte enfatizza quelle che possono essere le conseguenze del sì o del no. In questo caso, probabilmente, il collega (Salvini, ndr) le ha enfatizzate, però da ex magistrato e da ministro della Giustizia posso dire che in casi come questo la magistratura resterebbe sovrana”.

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