31 Ottobre 2026

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voto americano

Usa, il precedente storico di Prevost: è il primo Pontefice in carica a esprimersi alle urne

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Usa, il precedente storico di Prevost: è il primo Pontefice in carica a esprimersi alle urne

La Sala Stampa della Santa Sede ha confermato che Papa Leone XIV ha votato alle elezioni di metà mandato negli Stati Uniti. Il Pontefice ha “esercitato il suo diritto di voto come cittadino degli Stati Uniti, ogni volta che ne ha avuto la possibilità”, si legge nella nota diffusa, che spiega come “in linea con questa consolidata prassi di partecipazione civica”, Prevost “ha inviato la sua scheda elettorale per corrispondenza da Chicago”.


Robert Francis Prevost è, infatti, sovrano dello Stato Città del Vaticano, ma anche cittadino statunitense e peruviano che conserva diritto di voto. Utilizzando l’iscrizione nelle liste dell’Illinois, il Papa americano ha chiesto una scheda elettorale per corrispondenza il 3 ottobre scorso, dieci giorni prima del suo ricovero per l’asportazione di un tumore al polmone destro. Nelle consultazioni di midterm, i cittadini dell’Illinois decideranno se eleggere il governatore JB Pritzker per il suo terzo mandato e assegneranno un seggio vacante al Senato degli Stati Uniti dopo il ritiro del democratico cattolico Dick Durbin.


Prima dell’elezione a Papa, Prevost aveva già partecipato a diverse elezioni americane, comprese quelle presidenziali del 2012 e del 2024 e lo ha fatto “ogni volta che ne aveva diritto”, ha precisato la sala stampa della Santa Sede, anche durante gli oltre 20 anni trascorsi in Perù come sacerdote missionario. Secondo i registri della Commissione elettorale dello Stato dell’Illinois, dal 2000 Prevost ha votato in cinque elezioni primarie e richiesto per due volte schede democratiche e per tre volte schede repubblicane.

Esercitare il diritto di voto non significa necessariamente violare il principio di neutralità diplomatica della Santa Sede, anche se solleva interrogativi sull’opportunità istituzionale di questa scelta.
Contattato dall’agenzia Dire il teologo Vito Mancuso considera la partecipazione di Leone al voto positiva, spiegando che “in questo caso il Papa non si esprime come Leone XIV, con un discorso pubblico o con una dichiarazione, non ci sono ‘interferenze’ con le elezioni negli Stati Uniti perché si esprime come il cittadino Robert Prevost”. Lo storico legge il voto come un “bell’esempio per tutti i cattolici perché mostra che la partecipazione alla vita pubblica è un dovere civico”. Il fatto che non ci sia un precedente “è da tener presente e custodire come tutti gli altri precedenti storici”, rileva, ricordando la prima visita di un Papa nella storia in una sinagoga, con Giovanni Paolo II che varcò la soglia del Tempio Maggiore di Roma il 13 aprile 1986. “Quello fu un precedente fondamentale per il dialogo interreligioso, questo potrebbe esserlo per rafforzare l’impegno civico del mondo cattolico”, insiste, sostenendo che Leone XIV “non ha fatto prevalere la cittadinanza Usa sulla sovranità vaticana, ma neanche l’ha soppressa”.


In che direzione si sia espresso il voto non è chiaro, ma la conferma del Vaticano sul voto di metà mandato riaccende i riflettori sulla costante attenzione di Leone XIV per le vicende politiche del suo Paese d’origine. Dall’elezione al soglio pontificio, i rapporti di Prevost con la Casa Bianca sotto la presidenza di Donald Trump si sono progressivamente deteriorati, fino a trasformarsi in uno scontro politico e dottrinale senza precedenti.

I primi disaccordi sono emersi subito dopo l’elezione, quando Leone XIV ha definito la gestione dell’immigrazione dell’amministrazione Trump come “disumana”, puntando il dito contro il programma di deportazioni di massa avviato negli Stati Uniti. L’amministrazione Usa ha respinto gli appelli vaticani sostenendo che il presidente stesse attuando le misure di sicurezza per cui era stato eletto a maggioranza. La tensione è salita con l’escalation del conflitto con l’Iran. Il Papa ha più volte dichiarato che “Dio rifiuta la guerra e non ascolta la preghiera di chi fa la guerra”, invitando le potenze mondiali a deporre le armi in favore del dialogo e del multilateralismo.

Ad aprile 2026, attraverso diversi post su Truth e dichiarazioni pubbliche, Donald Trump ha attaccato frontalmente il Pontefice, definendolo “debole sulla criminalità”, “pessimo in politica estera” e “ostaggio della sinistra radicale”. Trump si è spinto fino a dichiarare che “senza di me, lui non sarebbe Pontefice”. In volo verso l’Algeria, il Papa ha risposto direttamente ai cronisti dichiarando di non aver “paura dell’amministrazione Trump né di parlare ad alta voce del messaggio del Vangelo”, garantendo che avrebbe continuato a “parlare con forza contro la guerra, cercando di promuovere la pace e il dialogo”.
A maggio 2026, Trump ha rincarato la dose sostenendo che, secondo l’impostazione del Papa, “l’Iran avrebbe l’arma nucleare e a lui starebbe bene”. In vista dell’incontro a Roma tra Leone XIV e il segretario di Stato Usa Marco Rubio, la diplomazia americana ha parlato di “conversazioni franche” per ridefinire i punti di convergenza strategica e morale. Il Papa ha risposto invitando chi lo critica a farlo “con la verità”. Nel bilanciare il dibattito etico, Leone XIV ha apertamente criticato l’incoerenza di settori politici che “si dicono pro-life sull’aborto ma difendono la pena di morte”.

 

Fonte Dire.it

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