24 Settembre 2026

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Quasi 25 milioni di italiani non pagano le tasse e il welfare lo sostengono i ‘soliti noti’

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Quasi 25 milioni di italiani non pagano le tasse e il welfare lo sostengono i ‘soliti noti’

 Il totale dei redditi prodotti nel 2024 e dichiarati nel 2025 ai fini Irpef è ammontato a 1.076 miliardi, per un gettito generato al netto del Tir di 216,24 miliardi di euro (193,316 per l’Irpef ordinaria; 16,17 per le addizionali regionali e 6,76 per quelle comunali). Un conto da 200 miliardi che a pagare sono però i ‘soliti noti’: nonostante aumentino sia i dichiaranti, vale a dire 42.837.963 persone che hanno presentano una dichiarazione dei redditi, sia i versanti, vale a dire 34.105.072 soggetti che hanno effettivamente corrisposto almeno 1 euro di Irpef, il carico fiscale del Paese continua a gravare sulle spalle di quei circa 8 milioni di contribuenti che dichiarano 35mila euro lordi l’anno – all’incirca 2mila euro netti al mese – e versano il 65% di tutta l’Imposta sui Redditi delle Persone Fisiche. Sul versante opposto, sono circa 24,8 milioni gli italiani che non dichiarano redditi, corrispondendo poco o nulla delle imposte dirette necessarie, tra le altre cose, a sostenere i costi del nostro welfare.


Quello che emerge dall’ultimo Osservatorio Itinerari Previdenziali sulle entrate fiscali, presentato a Roma al Cnel nel corso di un convegno promosso in collaborazione con Cida-Confederazione Italiana Alti Dirigenti e Professionalità, è dunque un quadro complesso, e soprattutto distante da quella narrazione che vuole (tutti) gli italiani oppressi dalle tasse, che dovrebbe quantomeno invitare a riflettere media, sindacati e classi politiche su equità e sostenibilità del sistema di protezione sociale del Paese.


MENO DEL 19% DEI CONTRIBUENTI SOSTIENE DA SOLO QUASI DUE TERZI DELL’INTERA IRPEF
Per Stefano Cuzzilla, presidente Cida, i dati dell’Osservatorio pongono una questione che non è più rinviabile: “La redistribuzione senza reciprocità rischia di diventare la grande asimmetria italiana. Abbiamo universalizzato le prestazioni, ma non la responsabilità di finanziarle. Oggi meno del 19% dei contribuenti sostiene da solo quasi due terzi dell’intera Irpef. A questa forte concentrazione del prelievo si accompagna un altro paradosso: in sedici anni la spesa assistenziale è più che raddoppiata, passando da 73 a oltre 180 miliardi, senza una corrispondente riduzione della povertà. È il segnale che non basta redistribuire di più: occorre redistribuire meglio. La progressività è un principio di equità, ma non può trasformarsi nella penalizzazione permanente di chi lavora, produce e dichiara integralmente il proprio reddito. Serve un cambio di rotta: meno pressione su chi già sostiene il sistema, più contrasto all’evasione, un welfare capace di concentrare le risorse su chi ne ha realmente bisogno e di accompagnare le persone verso il lavoro e l’autonomia, aumentando la base di chi contribuisce”.

CHI SOSTIENE IL FINANZIAMENTO DEL WELFARE ITALIANO?
Come rilevato dal Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali, nel 2024 sono occorsi 138,33 miliardi per la spesa sanitaria, 180,5 per l’assistenza sociale e altri 13,5 per il welfare degli enti locali. Per finanziare solo queste tre funzioni che, in assenza di contributi di scopo pesano sulla fiscalità generale, è stato sostanzialmente necessario utilizzare tutte le imposte dirette (Irpef, Ires, Irap, Isost e addizionali territoriali), per un totale di 325,27 miliardi, e almeno altri 7 miliardi di imposte dirette.


‘Un’enorme redistribuzione di ricchezza- ha spiegato il professor Alberto Brambilla- di cui non solo la maggior parte dei cittadini che fruisce, appunto gratuitamente, di quei servizi non si rende neppure conto ma che lascia oltretutto alle altre funzioni statali solo le residuali imposte indirette, le accise e la pericolosa strada del debito, negli ultimi anni cresciuto spaventosamente nell’indifferenza quasi generale. Con buona pace di investimenti e sviluppo, e infatti siamo ultimi in Europa per prouttività e occupazione’.

Un primo paradosso che si fa ancora più evidente analizzando dettagliatamente le dichiarazioni dei redditi rese lo scorso anno. I dichiaranti fino 7.500 euro lordi sono 7.968.832 e pagano in media 19 euro di Irpef annui, che salgono a 204 euro per i 7.426.239 dichiaranti con redditi tra 7.500 e 15mila euro lordi l’anno. A seguire la scomposizione mostra quindi 4,79 milioni di cittadini che dichiarano tra i 15mila e i 20mila euro l’anno e versano un’imposta media di 1.773 euro (che si riduce a 1.288 euro se rapporta al numero di abitanti): valore, per avere un ordine di confronto, ben al di sotto del costo pro capite della sanità, ammontata nel 2024 a 2.347euro. Per garantire la sola sanità a questa metà della popolazione, occorre dunque che altri cittadini si carichino di una spesa pari a 54,45 miliardi. A salire, con redditi lordi tra 20 e 26mila euro si contano poi 6,65 milioni di cittadini, che versano in media 3.284 euro (2.384 per cittadino), mentre tra 26 e 29mila euro lordi, altri 3 milioni e poco più di versanti, che corrispondono 4.413 euro ciascuno, vale a dire 3.205 euro se rapportato al numero di cittadini. In sintesi, quindi, gli italiani con redditi fino a 29mila euro rappresentano il 69,78% del totale e pagano il 21,33% di tutta l’Irpef, un’imposta di 46 miliardi, pari a un terzo della spesa sanitaria.

Quanti dichiarano dai 35mila euro lordi in su rappresentano invece il 18,78% del totale contribuenti e pagano il 65% di tutta l’Irpef. Tenendo conto anche dei redditi tra i 29mila e i 35mila euro (l’11,44% del totale), l’analisi mostra come il 30,22% degli italiani corrisponda il 78,67% dell’Irpef. Una fotografia appunto distante dal falso mito che vuole l’intera popolazione italiana tartassata dal fisco e dalle eccessive imposte.

 

Fonte  Dire.it

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