23 maggio 1992: il giorno in cui l'Italia perse Falcone, una ferita ancora aperta
L'Italia commemora uno degli eventi più tragici e significativi della sua storia recente: l'attentato che stroncò la vita del giudice Giovanni Falcone. Era il 23 maggio 1992 quando, sul tratto di autostrada da Punta Raisi a Palermo, all'altezza dello svincolo di Capaci, una violenta esplosione disintegrò la Fiat Croma blindata su cui viaggiava il magistrato, insieme alle due auto della sua scorta.
La strage di Capaci
L'ordigno non lasciò scampo. Persero la vita Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo, anche lei magistrato, e gli agenti della scorta Rocco Di Cillo, Vito Schifani e Antonio Montinaro. La scena che si presentò ai primi soccorritori fu quella di un'apocalisse, un cratere sull'asfalto e rottami disseminati per centinaia di metri, testimonianza della furia criminale che aveva colpito al cuore lo Stato.
Falcone: simbolo della lotta alla mafia
Falcone, insieme all'amico e collega Paolo Borsellino, è unanimemente riconosciuto come il simbolo della lotta dello Stato contro la mafia. La sua carriera in magistratura, iniziata nel 1964 a Palermo, conobbe un punto di svolta cruciale nel 1980, quando il consigliere istruttore Rocco Chinnici gli affidò indagini complesse che svelarono le ramificazioni delle organizzazioni criminali.
Falcone fu tra i primi a intuire la necessità di una visione d'insieme del fenomeno mafioso, andando oltre i singoli episodi per ricostruire la struttura e le connessioni dell'organizzazione. Fu un pioniere nell'introduzione delle indagini patrimoniali e bancarie, strumenti fondamentali per seguire il flusso del denaro sporco e colpire la mafia nel suo nervo più scoperto: quello economico.
Il Maxi-processo e le sue conseguenze
Il culmine del lavoro di Falcone e del pool antimafia fu il Maxi-processo, che si concluse il 16 dicembre 1987 con la condanna di 360 dei 475 imputati. L'efficacia dell'azione di contrasto condotta da Falcone e dai suoi colleghi, tuttavia, generò anche un clima di ostilità, isolamento politico e minacce, che culminò tragicamente nelle stragi del 1992.
Il sacrificio di Giovanni Falcone e di coloro che erano con lui a Capaci ha lasciato un segno indelebile nella coscienza collettiva italiana, rafforzando l'impegno nella lotta alla criminalità organizzata e nella difesa dei valori di legalità e giustizia.

