Silvio Ciappi, scrittore, psicologo, era a Roma nei giorni dell'elezione del nuovo Papa, Leone XIV, al secolo Robert Francis Prevost. E ha vissuto in prima persona la fumata bianca e la proclmazione del successore di Francesco.
Cosa ha significato essere in quei momenti in piazza San Pietro?
Da persona attenta ai fermenti religiosi, al momento della fumata bianca ho assistito a un movimento di massa enorme, a un boato generale, alla fede dei tanti credenti che hanno subito iniziato a urlare viva il Papa.
C'era attesa per sapere il nome di che fosse stato scelto?
È passato molto tempo rispetto alla tradizione riguardo l'annunciazione del nuovo Papa. Quindi c'è stato un attimo di silenzio, forse perché non era tra i candidati più riconoscibili. Dopodiché la piazza si è messa in moto.
Essere così in tanti cosa si prova?
È stato un momento molto forte, uno di quei momenti nel quale una parte dell'umanità si è allargata, si è espressa in quello che Freud chiamava un vero e poprio io delle masse. Questo dovuto alla grande spiritualità delle tante persone, delle tante etnie, delle tante nazioni, li occorse.
Lei ha scritto un saggio su Gesù che fece avere a Papa Francesco. E che poi le ha risposto

Gli avevo inviato il mio libro ‘L’Uomo che non voleva morire. Storia di un pescatore di anime’ dove prendendo spunto dal Vangelo di Marco mi interrogavo sulla tenacia della vita dopo il periodo che avevo vissuto in una favelas brasiliana. Mi sorprese quando, mi arrivarono a casa dalla Santa Sede i suoi ringraziamenti.
In attesa di vedere come si muoverà il primo Papa nord americano, che ricordo ha di Bergoglio?
È stato un esempio di umiltà. Un’attenzione per i piu poveri e i deboli tra tanti cani feroci, i viaggi nelle terre attraversate dal dolore dove senti più forte battere la vita, il filo diretto con Gaza fino all’ultimo. Una teologia non solo del potere ma anche dell’amore e della liberazione.

