L'Unione europea, a 68 anni dai Trattati di Roma, si interroga su quale debba essere il proprio ruolo geopolitico e quale peso potrà avere nello scacchiere mondiale. La guerra Russia Ucraina e le trattative in corso per la fine delle ostilità hanno riaperto tra gli Stati membri la questione di dotarsi di un sistema europeo di difesa.
Con Mattia Ciappi, a Bruxelles per un impegno di lavoro al Parlamento europeo, tracciamo il quadro della situazione dopo anche la manifestazione di sabato scorso (15 marzo) a Roma in piazza del Popolo.
Come vedi da lì il dibattito sulla difesa comune europea?
È giunto il tempo di aprire la stagione della difesa comune europea. Dalla fine della Seconda Guerra Mondiale non siamo mai riusciti a fare un passo vero in questa direzione, nemmeno quando la sinistra governava in Italia e in gran parte dei Paesi dell’Unione. Ma attenzione. Difesa comune non significa solo eserciti nazionali più forti. Perché se da una parte è vero che serve un’Europa capace di difendersi autonomamente, dall’altra è difficile comprendere l’aumento dei finanziamenti ai singoli eserciti senza la costruzione di una strategia unitaria. Senza un progetto comune, il rischio è sprecare risorse senza garantire un’Europa davvero in grado di rispondere alle sfide globali.
In questo contesto globale sempre più instabile, quali sono i rischi per il modello sociale europeo?
Serve un’Europa capace di affrontare le minacce e rispondere con fermezza a chi, come Trump, impone dazi e tenta di frammentare il mercato europeo. Ma rafforzare la difesa non può significare sacrificare il nostro modello sociale. La sicurezza non può diventare un alibi per tagliare le risorse destinate alle persone, al lavoro, alla sanità e all’istruzione. È questa la sfida vera: costruire un’Europa forte, ma che continui a investire sulla dignità e sui diritti delle persone.
Sabato eri in piazza a Roma. Perché hai sentito la necessità di esserci?
Ci sono stato, insieme al partito provinciale, a Lore, Silvia e Massimo ed è stata una gran bella piazza. 50mila persone. Una piazza che ha trasmesso con forza la necessità e l’urgenza di mobilitarsi. La democrazia, come la pace, non sono conquiste acquisite per sempre, sono valori che vanno difesi ogni giorno contro chi vuole cancellarli. Oggi ci sono spinte autoritarie, dentro e fuori l’Europa, che ci obbligano a stare all’erta. Per dirla con Calamandrei: “La libertà è come l’aria, ti accorgi di quanto è importante solo quando inizia a mancare”. Sabato ho visto una comunità che questa cosa l’ha capita e che ha deciso di non voltarsi dall’altra parte.
