20 Agosto 2026

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HIND RAJAB

Gaza, Israele apre indagini penali sulla morte di Hind Rajab e 15 operatori umanitari. La Fondazione: “Nessuna fiducia”

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Gaza, Israele apre indagini penali sulla morte di Hind Rajab e 15 operatori umanitari. La Fondazione: “Nessuna fiducia”

  Hind Rajab aveva 5 anni quando morì nel 2024 sola e intrappolata in un’auto sotto il fuoco dei soldati israeliani a Gaza. Mentre nel marzo 2025, i corpi di 15 operatori umanitari e paramedici furono recuperati da una fossa nella sabbia nel sud della Striscia. Le due vicende hanno avuto grande risonanza internazionale: la storia della bambina palestinese uccisa dai soldati dell’Idf, con tutta la sua famiglia, è stata raccontata anche in “La voce di Hind Rajab”, film straziante, della regista tunisina Kaouther Ben Hania, vincitore del Leone d’argento alla Mostra del Cinema di Venezia e candidato al premio Oscar.

 

IDF: “INDAGINI PENALI SU DUE CASI SU 150 EPISODI ESAMINATI DI CONDOTTA DELLE TRUPPE”

Oggi proprio l’Idf, l’esercito israeliano, comunica di aver aperto delle indagini penali su queste morti tragiche. La decisione arriva al termine dell’esame da parte delle autorità militari israeliane di 150 episodi relativi alla condotta delle truppe nella Striscia. Per cinque casi è stata adottata una decisione: due saranno oggetto di indagini penali, mentre per altri tre episodi che hanno provocato la morte di operatori umanitari di World Central Kitchen e Medici senza frontiere non verranno aperte inchieste penali.

LO SCETTICISMO DELLE ORGANIZZAZIONI PER I DIRITTI UMANI

Reuters riferisce che da parte delle organizzazioni israeliane per i diritti umani è espresso scetticismo perché le indagini per cattiva condotta criminale, a carico di soldati israeliani, per l’uccisione di palestinesi raramente portano a condanne. Dan Owen, ricercatore presso l’organizzazione per i diritti umani Yesh Din, riporta l’agenzia, sostiene che nell’ultimo decennio solo una “minima” percentuale di indagini ha portato a incriminazioni, mentre la crescente pressione politica “scoraggia ulteriormente le autorità israeliane preposte all’applicazione della legge dal perseguire i responsabili, anche in presenza di prove inequivocabili”.

A poche ore di distanza dall’annuncio dell’Idf è intervenuta anche la Hind Rajab Foundation, organizzazione intitolata alla bambina tragicamente scomparsa, nata nel 2024, per perseguire il contrasto all’impunità per crimini di guerra e violazioni dei diritti umani commessi in Palestina. La Fondazione fa sapere di “non aver fiducia nella presunta decisione dell’esercito israeliano di aprire indagini penali sull’omicidio di Hind Rajab, sei membri della sua famiglia e i due paramedici della Mezzaluna Rossa palestinese inviati a soccorrerli il 29 gennaio 2024, né sull’uccisione mirata di 15 paramedici e soccorritori palestinesi da parte delle forze israeliane a Rafah il 23 marzo 2025”. Anzi, “queste indagini, anche se effettivamente si verificano- puntualizza Hrb- non devono essere confuse con un vero e proprio passo avanti verso la giustizia”. Perché “come documentato da anni da numerose organizzazioni palestinesi e internazionali per i diritti umani e legali, le indagini interne di Israele sulla condotta criminale dei propri soldati- si motiva- sono profondamente viziate e non possono essere considerate meccanismi credibili di accertamento delle responsabilità“.

IL DIRETTORE DELLA HRF: ” SAPPIAMO CHI HA UCCISO HIND. NOMI E PROVE ALLA CPI”

Dyab Abou Jahjah, Direttore Generale di HRF, punta il dito contro quella che definisce “una farsa volta a insabbiare e scagionare i criminali che hanno ucciso Hind Rajab e la sua famiglia”. E svela: “Sappiamo chi ha ucciso Hind. Conosciamo le responsabilità della 401ª Brigata Corazzata al comando di Beni Aharon, del 52º Battaglione comandato da Daniel Ella e della Compagnia dell’Impero dei Vampiri comandata da Sean Glass. Queste persone dovrebbero essere dietro le sbarre”. E per ottenere giustizia, la Fondazione “ha presentato i nomi di queste persone e le prove del loro coinvolgimento nel caso Hind Rajab alla Corte penale internazionale (CPI) e continuerà a perseguire penalmente le autorità nazionali di tutto il mondo fino a quando non sarà fatta giustizia per questo crimine”, sottolinea.

“Crediamo che giustizia sarà fatta- conclude Dyab Abou Jahjah– ma non da un sistema volto a giustificare crimini commessi durante il genocidio. Giustizia sarà fatta attraverso la giustizia internazionale, attraverso la Corte Penale Internazionale e attraverso le giurisdizioni nazionali all’estero. HRF continuerà su questa strada e non ci lasceremo ingannare da queste manovre”. E in definitiva, “Israele non può sottrarsi alla responsabilità internazionale indagando su se stesso”.

 

Fonte Dire.it

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