19 Gennaio 2026

Icona Meteo 6 °C Cielo coperto

Lorem ipsum dolor sit amet, consectetur adipisicing elit. A accusamus cumque excepturi illum iste magni minus quaerat rerum tenetur voluptatibus!

Telecamere negli asili nidi: protezione o sorveglianza?

Telecamere negli asili nidi: protezione o sorveglianza?

Di Yuleisy Cruz Lezcano

 

Negli ultimi anni, il tema della videosorveglianza negli asili e nei nidi italiani è tornato più volte al centro di polemiche e dibattiti, oscillando tra la necessità di proteggere i bambini e il rischio di compromettere la privacy di educatori e insegnanti.

I casi di maltrattamenti come quello recente a Povegliano, registrati tra gennaio 2022 e febbraio 2023, dove due maestre sono state condannate a due anni di carcere per aver lasciato bambini soli nel buio e costretti a punizioni ingiustificate, riaccendono la discussione sulla legittimità di installare telecamere nei luoghi in cui i più piccoli trascorrono le ore più importanti della loro crescita. Secondo la Commissione Europea e le linee guida del Garante europeo per la protezione dei dati, la videosorveglianza può essere considerata un interesse legittimo solo se strettamente necessaria, proporzionata e finalizzata alla tutela dei minori, rispettando i principi di trasparenza, necessità e proporzionalità, senza sostituire altre misure preventive meno invasive.
La letteratura accademica conferma come la videosorveglianza possa rappresentare un efficace strumento di prevenzione e accertamento in caso di sospetti di abuso, ma al tempo stesso sottolinea i rischi legati alla spontaneità educativa.

Studi pubblicati su riviste di pedagogia e psicologia dello sviluppo evidenziano che la presenza di telecamere può alterare i comportamenti naturali degli insegnanti, portando a una maggiore rigidità, ansia e stress professionale, fattori che possono indirettamente incidere sul benessere dei bambini. Non si tratta quindi di una soluzione neutra: l’asilo rischia di trasformarsi in un osservatorio permanente in cui la sorveglianza diventa protagonista, invece che il gioco e la relazione educativa.
Nel caso di Povegliano, i bambini hanno riportato comportamenti regressivi e paure intense, come la richiesta di lasciare sempre la luce accesa, frutto di esperienze traumatiche vissute in un ambiente che dovrebbe garantire sicurezza e affetto. Solo grazie alle segnalazioni del personale e al supporto della magistratura è stato possibile accertare i fatti, ma la vicenda dimostra quanto spesso siano i minori stessi, incapaci di raccontare ciò che accade, a subire in silenzio. Altri episodi simili, come le condanne recenti per maltrattamenti a scuola dell’infanzia nel medesimo comune, confermano che il problema non è isolato e che gli strumenti di prevenzione devono essere calibrati con attenzione.


La sfida è trovare un equilibrio tra tutela e privacy, senza trasformare l’asilo in un luogo percepito come minaccia sociale, ma neppure lasciarlo vulnerabile a comportamenti illeciti. La Commissione Europea ribadisce che l’uso di telecamere deve essere eccezionale, proporzionato e limitato a casi documentati, accompagnato da procedure chiare di conservazione dei dati, accesso limitato e informativa alle famiglie. In questo contesto, la videosorveglianza non è un sostituto della vigilanza attiva, della formazione del personale e della cultura della segnalazione, ma uno strumento aggiuntivo che può contribuire a proteggere chi non sa difendersi.


L’episodio di Povegliano ci ricorda che dietro ogni statistica ci sono bambini, famiglie e insegnanti, e che la protezione dei più piccoli richiede un approccio complesso, che integri legge, etica educativa e strumenti tecnologici, senza sacrificare la dimensione umana dell’infanzia. La legge e la tecnologia possono dare sicurezza, ma è la responsabilità quotidiana degli adulti a determinare se un nido sia veramente un luogo di crescita o, al contrario, di paura. L’uso della videosorveglianza negli asili nido e nelle scuole dell’infanzia è un tema delicato, che intreccia diritto alla privacy, sicurezza dei bambini e qualità dell’insegnamento. La Commissione Europea, insieme al Garante per la protezione dei dati, ha più volte sottolineato che le telecamere possono essere un mezzo legittimo solo se strettamente necessario e proporzionato, e non come soluzione di routine. Le linee guida ribadiscono che ogni intervento deve rispettare i principi di trasparenza, finalità limitata e minimizzazione dei dati, con accesso ristretto e conservazione temporanea delle registrazioni
I casi recenti in Italia evidenziano quanto questo equilibrio sia fragile.

Nel Villafranchese, due maestre sono state condannate per aver maltrattato bambini, lasciandoli da soli al buio o su dondolini, mentre altri episodi nello stesso comune hanno visto punizioni e comportamenti scorretti ai danni di minori tra i 3 e i 6 anni. In queste circostanze, la videosorveglianza ha svolto un ruolo determinante nell’acquisizione delle prove, dimostrando che, quando utilizzata correttamente, può essere strumento di protezione. Allo stesso tempo, gli esperti sottolineano che l’installazione indiscriminata di telecamere rischia di creare ansia negli educatori, modificando la spontaneità dei comportamenti e compromettendo il legame affettivo tra adulto e bambino, fondamentale per lo sviluppo socio-emotivo.

 

© Riproduzione riservata.
Condividi: