10 Gennaio 2026

Icona Meteo 5 °C Poche nuvole

Lorem ipsum dolor sit amet, consectetur adipisicing elit. A accusamus cumque excepturi illum iste magni minus quaerat rerum tenetur voluptatibus!

Europa e l’illusione della ricchezza: il potere d’acquisto degli italiani in calo

Europa e l’illusione della ricchezza: il potere d’acquisto degli italiani in calo

Di Yuleisy Cruz Lezcano

L’Europa, nella sua attuale configurazione economica, ha prodotto effetti concreti e spesso dolorosi sul potere di acquisto degli italiani. Negli ultimi vent’anni, l’adozione dell’euro e l’adesione a vincoli fiscali e monetari rigidi hanno limitato la possibilità di manovrare politiche salariali e di sostegno alla domanda interna, riducendo progressivamente il reddito reale delle famiglie.

 Secondo dati recenti dell’ISTAT e dell’OCSE, la crescita del reddito disponibile per gli italiani è rimasta stagnante, mentre il costo della vita è aumentato, comprimendo i margini di spesa e riducendo il consumo interno, tradizionale motore del prodotto interno lordo nazionale.
A questo quadro si aggiunge il peso crescente della finanza sulla percezione della ricchezza. Le quotazioni di borsa e gli indicatori di mercato spesso mostrano valori record, ma si tratta di una ricchezza apparente, legata più a speculazioni finanziarie che alla produzione reale. Il valore delle imprese industriali, agricole o manifatturiere italiane spesso non si riflette nei bilanci dei mercati finanziari, dove il capitale si muove rapidamente secondo logiche di rendimento a breve termine. Il risultato è un’economia mediatica, dove la rappresentazione dei profitti e delle ricchezze non corrisponde al reale benessere dei cittadini. Le famiglie percepiscono pochi benefici concreti da questa crescita dei mercati, mentre le imprese produttive si trovano a competere in un contesto globale senza protezioni e con margini sempre più compressi.


Il divario tra economia reale e finanziaria è diventato ancora più evidente durante le crisi recenti. La pandemia, le tensioni energetiche e la guerra in Ucraina hanno messo in luce quanto la produzione reale abbia meno valore rispetto a strumenti finanziari, derivati e titoli speculativi. Le fluttuazioni delle borse, l’andamento dei tassi e le politiche delle banche centrali influenzano spesso l’economia reale solo indirettamente, mentre le famiglie e le imprese vivono aumenti dei costi, stagnazione dei salari e perdita di potere d’acquisto.


Questo squilibrio ha ripercussioni dirette sul PIL italiano. Una crescita nominale che appare positiva nei dati aggregati non si traduce necessariamente in maggior benessere. L’aumento delle quotazioni finanziarie può dare l’impressione di ricchezza, ma l’economia reale – produzione di beni e servizi, industria, commercio – fatica a crescere in termini reali e a generare posti di lavoro stabili.In questo contesto, gli italiani vedono il loro potere di acquisto ridursi, mentre la percezione della ricchezza globale dell’economia europea resta illusoria.


Le immagini che l’Europa trasmette sui mercati e attraverso i media spesso distorcono la realtà: una crescita dei mercati finanziari non coincide con una crescita reale dell’economia. È un fenomeno che alcuni economisti definiscono come “crisi del reale”, dove la finanza prende il sopravvento sulla produzione e la ricchezza virtuale si sostituisce a quella concreta. In un Paese come l’Italia, dove il tessuto industriale e manifatturiero ha storicamente sostenuto la crescita, questa subordinazione del reale alla finanza rappresenta un costo economico e sociale enorme, con effetti sulla qualità della vita, sull’occupazione e sul futuro del welfare.
In definitiva, il fallimento dell’Europa non si misura solo con i deficit o le regole fiscali, ma anche con la compressione del potere d’acquisto degli italiani e con la trasformazione della percezione della ricchezza in un gioco di numeri su carta.

Finché l’economia reale continuerà a essere subordinata alle logiche finanziarie, la crescita apparente resterà una fotografia ingannevole, incapace di migliorare concretamente le condizioni di vita della maggioranza dei cittadini.

 

© Riproduzione riservata.
Condividi: