Game, set e match: Banca Monte Paschi al centro del risiko bancario
di Geronimo Merollo
Fondato nel 1472, il Monte dei Paschi di Siena è sopravvissuto alla scoperta dell'America, alla Riforma protestante, alla Rivoluzione francese, all'Unità d'Italia, a due guerre mondiali, al Fascismo che voleva portarla a Roma, alla Grande Depressione del 1929 che provocò il collasso di migliaia di banche nel mondo, alla nascita dell'euro e persino alla più grave crisi bancaria della sua storia recente.
È uno dei pochi enti economici europei che possono dire di aver operato sotto repubbliche cittadine, principati, granducati, imperi napoleonici, monarchie e repubbliche moderne senza mai interrompere la propria attività.
Eppure oggi rischia di finire come preda da smembrare nel nuovo capitolo del risiko bancario italiano che si è aperto con la mossa più clamorosa: l'offerta pubblica di acquisto e scambio da 30,6 miliardi di euro lanciata da Intesa Sanpaolo su Banca Monte dei Paschi di Siena. L'operazione, annunciata a sorpresa, punta a portare sotto il controllo del gruppo guidato da Carlo Messina l'intero istituto senese, dando vita al secondo gruppo bancario dell'Eurozona per capitalizzazione di mercato.
La proposta di Intesa non prevede però una semplice integrazione. Per superare gli ostacoli antitrust, il piano contempla la cessione di circa 635 sportelli e dello storico marchio Monte dei Paschi a un polo formato da Unipol e BPER. Intesa manterrebbe invece gli asset considerati strategici, a partire da Mediobanca e dalla partecipazione in Generali, vero gioiello finanziario dell'operazione. In caso di successo dell'Opas, è inoltre previsto il delisting di MPS da Piazza Affari. Banca Montepaschi, senza riferimenti a Siena, diventerebbe un brand non più quotato in Piazza Affari con enormi dubbi sul mantenimento della Direzione Generale, senza un sanguinoso ridimensionamento, a Rocca Salimbeni.
Sul piano industriale l'offerta appare vincente e, dopo l’infinita partita per salvare la banca senese, pare proprio arrivare, al tie break del quinto set, il colpo del ko. Ci sono però ancora cose da mettere a posto. Lo Stato italiano conserva un ruolo rilevante negli equilibri del settore bancario e dispone dei poteri speciali, la cosiddetta golden power, che in passato hanno già influenzato operazioni considerate strategiche. Sebbene le prime indiscrezioni suggeriscano un atteggiamento prudente da parte del governo, non può essere escluso un intervento qualora Palazzo Chigi ritenesse l'assetto finale non coerente con gli interessi nazionali o con la tutela di alcuni asset finanziari ritenuti sensibili.
L'offensiva di Intesa è arrivata poche ore dopo un'altra proposta destinata a cambiare gli equilibri del settore. Banco BPM ha infatti invitato Monte dei Paschi ad avviare negoziati per una fusione tra pari che darebbe vita a un gruppo da oltre 50 miliardi di euro di capitalizzazione, secondo in Italia soltanto a Intesa stessa. L'operazione è sostenuta anche da Crédit Agricole, primo azionista di Banco BPM, e viene presentata come la nascita di un campione nazionale capace di rompere il duopolio Intesa-UniCredit.
La proposta di Banco BPM, tuttavia, arriva dopo anni nei quali l'istituto milanese è stato spesso al centro delle speculazioni sul consolidamento del settore. Nato dalla fusione tra Banco Popolare e Banca Popolare di Milano, il gruppo è stato a lungo considerato uno dei soggetti più esposti alle aggregazioni, attraversando fasi delicate legate alla qualità degli attivi e alla pressione regolamentare. Negli ultimi anni la banca ha rafforzato i propri fondamentali, ma continua a essere percepita dal mercato come uno dei protagonisti naturali del consolidamento bancario italiano.
Per il momento, tuttavia, resta vivo il progetto costruito da Luigi Lovaglio. L'amministratore delegato di Monte dei Paschi continua, infatti, a indicare come priorità strategica l'integrazione con Mediobanca, acquisita nel 2025 dopo una lunga e controversa battaglia finanziaria. Il disegno industriale punta a trasformare MPS da banca commerciale tradizionale in un gruppo diversificato, forte nell'investment banking, nel wealth management e nella finanza d'impresa.
Ed è forse proprio qui che va cercata l'origine dell'attuale terremoto. L'assalto a Mediobanca ha portato in dote a Monte dei Paschi la posizione di principale azionista di Generali, compagnia assicurativa considerata uno degli snodi più importanti del capitalismo italiano. Da quel momento il controllo di Siena ha assunto un valore strategico ben diverso rispetto al passato, attirando l'interesse dei grandi gruppi bancari e trasformando una banca che fino a pochi anni fa lottava per sopravvivere nel vero epicentro del nuovo risiko finanziario nazionale.
Il paradosso è che la città conferirà il Mangia d’Oro, la sua onorificenza più preziosa, proprio a Lovaglio a metà agosto, quando, teoricamente, il Monte dei Paschi potrebbe non essere più di Siena!

