11 Agosto 2026

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Gli Stati Uniti si uniscono alla guerra contro l’Iran. Gli scenari possibili

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Gli Stati Uniti si uniscono alla guerra contro l’Iran. Gli scenari possibili

di Diego Monaci

Nella notte di domenica 22 giugno, gli Stati Uniti hanno bombardato In Iran, su richiesta di Israele, i siti che portavano avanti il programma nucleare iraniano, nelle località di Fordo, Natanz ed Esfahan. L’aviazione americana era l’unica in possesso del bombardiere, l’ormai celebre B-2, in grado di distruggere in profondità tali siti fortificati.

L’annuncio è avvenuto tramite un discorso di Trump. Alle spalle del Presidente erano presenti il vicepresidente Vance, il segretario di Stato Rubio e il segretario alla Difesa Hegseth. Quest'ultimo ha espresso gratitudine a Dio e alle forze armate americane, lodandole come le sole al mondo in grado di condurre operazioni di tale portata. Tuttavia, il programma nucleare non è stato azzerato, ma solo rallentato.

L’Iran ha condannato l’azione definendola un’aggressione gratuita, come quella israeliana della settimana precedente. Così come la Russia, che si mantiene cauta per via della guerra in Ucraina ancora in corso. E per i buoni rapporti tra Putin e Netanyahu, nonostante il fatto che l’Iran ha supportato notevolmente l’azione russa in Ucraina, inviando droni e missili.

L'azione degli Usa in Iran

Durante la prima settimana l’amministrazione americana si manteneva prudente, favorevole alle azioni israeliane, ma con l’obiettivo di riportare l’Iran al tavolo delle trattative sul nucleare (vedi Medio Oriente, il nuovo assetto dopo il viaggio di Trump a Riyad), interrotte con l’attacco israeliano. Vance ha ribadito più volte che gli Stati Uniti non fanno la guerra all’Iran, ma al suo programma nucleare. Trump invece ha esacerbato progressivamente la sua posizione, arrivando a chiedere su X la “resa incondizionata” dell’Iran, fino a proporre come possibile obiettivo quello del cambio di regime a Teheran. Decisiva sembra stata una tesa telefonata tra Washington e Tel Aviv nelle ore precedenti all’attacco.

Israele, nonostante la superiorità aerea, non poteva raggiungere gli obiettivi che si era prefissato (Iran e Israele, il momento della resa dei conti. Le cause e i possibili sviluppi). L'eliminazione del programma nucleare iraniano avrebbe potuto essere conseguita solamente tramite un'azione dei bombardieri americani B-2; ciò nonostante, il programma non è stato annullato del tutto. Mentre un cambio di regime, forzatamente amico, può avvenire soltanto se le armate israeliane o americane occupano Teheran.

Il regime islamico non gode di grande reputazione in patria, ma l’atto di aggressione da parte di Israele, e degli Stati Uniti poi, potrebbe aver rafforzato il legame verso la popolazione, unita contro il “Grande satana” e il “Piccolo satana”. Il popolo iraniano potrebbe addirittura ribellarsi, spinto proprio dall'incapacità del regime di proteggerlo dai suoi due grandi nemici.

Gli scenari

L’ayatollah Khamenei, nascosto in un luogo segretissimo per non venire ucciso anch’egli da operazioni mirate israeliane, ha promesso una grande vendetta nei confronti degli Stati Uniti.

Gli scenari più probabili sono due:

  • Chiusura dello Stretto di Hormuz: crocevia fondamentale per il commercio marittimo internazionale, dove transita il 20-30% del petrolio mondiale (18-21 milioni di barili al giorno). L’Iran controlla la sponda nord dello Stretto. Se dovesse imporne il blocco, il prezzo del petrolio schizzerebbe alle stelle, influenzando quello della benzina e, quindi, di tutti gli altri beni di consumo.

  • Attacchi mirati alle basi militari americane in Medio Oriente, collocate soprattutto in Iraq e nei paesi del golfo, soprattutto in Bahrain, la sede della quinta flotta che controlla il Golfo Persico, lo Stretto di Hormuz e l’imboccatura verso l’Oceano Indiano.

Pericolo escalation?

In entrambi i casi gli Stati Uniti risponderebbero prontamente, causando altre risposte da parte dell’Iran. Le capacità di attacco di Teheran sono ridotte al minimo dopo gli attacchi israeliani, ma dispone ancora di un notevole numero di missili e droni da poter scagliare.

Difficilmente il conflitto si potrà allargare ulteriormente. Riassumiamo la situazione degli alleati dell’Iran: Russia, come scritto sopra è impegnata nella guerra in Ucraina ed ha un buon rapporto con Israele e Netanyahu (molti israeliani sono di origine russa e i due leader si stimano). Hezbollah, Teheran aveva chiesto giorni fa all’organizzazione sciita libanese di intervenire contro Israele, ma essa ha prontamente rifiutato per timore di venire definitivamente annientata (Israele aveva eliminato la quasi totalità della sua rete organizzativa lo scorso inverno-primavera). Hamas e Houthi hanno capacità limitate per motivi diversi, ma sono operative ed attaccano quando possono, senza però fare danni significativi.

Che faranno i Paesi arabi

Egitto, Giordania, Arabia ed Emirati potrebbero subire gravi crisi interne se dovessero parteggiare apertamente dalla parte di Israele (Riad per altro neanche riconosce ufficialmente Israele).

Nel pomeriggio di ieri, domenica 22 giugno, il parlamento di Teheran ha approvato la decisione sulla chiusura dello Stretto di Hormuz. Ma l’ultima decisione spetta al Consiglio supremo di sicurezza nazionale. Potrà essere decisiva la posizione cinese, Paese amico e partner commerciale dell’Iran. Un rialzo dei prezzi del petrolio danneggerebbe la sua economia.

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