19 Agosto 2026

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Perché si uccide: i femminicidi e gli omicidi in famiglia

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Perché si uccide: i femminicidi e gli omicidi in famiglia

È il momento del rumore. Nel giornata internazionale della donna che coincide con l'estradizione in Italia del fidanzato di Giulia Cecchettin, c'è soltanto da far sentire forte l'indignazione per non lasciarsi prendere dall'indifferenza. C'è da metabolizzare il dolore senza per questo dovercisi abituare.

I femminicidi in Italia

Secondo i dati del ministero dell'Interno, sono 83 i femminicidi commessi in Italia da inizio anno, compreso quello di Giulia Cecchettin. Sono stati 285 gli omicidi, con 103 vittime donne, di cui 83 uccise in ambito familiare/affettivo. Di queste, 53 hanno trovato la morte per mano del partner o ex partner. Il numero totale delle donne uccise è di due in più rispetto allo scorso anno, mentre i femminicidi passano dagli 88 del 2022 agli 83 del 2023. Cresce il numero degli omicidi commessi dal partner o ex partner, e si passa da 51 a 54.

Abbiamo provato a sentire il criminologo poggibonsese Silvio Ciappi. Cercavamo una spiegazione dell'ultimo femminicidio, quello di Giulia Cecchettin. Ma lui che ha seguito i casi di omicidio e femminicidio più famosi, ha deciso la via del silenzio. «Davanti al dolore, alla tragedia e davanti alle facile scorciatoie e analisi che sento meglio il silenzio», ha detto per declinare il nostro invito, come quello di altre testate giornalistiche.

Nei libri di Silvio Ciappi: perché si uccide

Nei suoi libri soprattutto in Odio e Predatori vi è una analisi sulle cause che portano all’atto violento. E allora proviamo a trovare tra le pagine una possibile interpretazione. «In psicoanalisi l'atto di uccidere può essere considerato l’atto finale di un livello di aggressività che l’uomo si porta dentro», si legge. «L'omicidio può essere un atto disperato, una pulsione di morte che viene sparsa in un mondo diventato inutile, quando ormai siamo nella "morte", quando si uccide l'altro per non morire dentro e rimandare la propria fine. In un gesto di affermazione si colpisce l'altro per non uccidere se stessi». Come «testimoniato dall'alto tasso di omicidi-suicidi. Dopo aver tolto la vita a qualcuno si annienta la propria», scrive Ciappi. Dunque «si uccide perché c'è una sofferenza antica alle spalle», «perché ci si abitua alla violenza. Per coprire un'umiliazione subìta», «quando il muro che abbiamo fabbricato per proteggerci, crolla. Si uccide quando smettiamo di credere di poter cambiare».

Secondo Ciappi, «l’omicidio è una chiave di lettura di questa società. Si uccide molto di più in famiglia e ancor più, si uccide per motivi che appaiono futili: dissapori in famiglia sfociati tragicamente, liti di vicinato, amori tracimati in disgrazia». Oggi, «il delitto di sangue assume sempre di più il ruolo di mezzo patetico per affermare le proprie debolezze, un alibi per non af­frontare le proprie sconfitte, le piccole inettitudini, le vorticose incapacità di relazionarsi con gli altri. Si uccide per un bacio non dato, per un cane che abbaia, per vigliaccheria. Piccole patolo­gie quotidiane della normalità, reazioni smodate e incontrollate al disagio, in assenza di mediatori, ruolo sociale tradizionalmen­te ricoperto dalla scuola, dalla famiglia e dal lavoro».

La violenza sulle donne, i casi in Italia

A dare i numeri sulla violenza contro le donne è il Cnr. I dati emersi forniscono l’evidenza di un fenomeno particolarmente esteso e solo in parte “visibile”. Sono, infatti, poco meno di 12milioni e 500mila (50,9%) le donne tra i 18 e gli 84 anni che hanno riferito di essere state vittime almeno una volta, nel corso della propria vita, di episodi di violenza psicologica e/o fisica, ma solo il 5% ha denunciato l’accaduto.  

Oltre 2 milioni e mezzo le donne (10,1%) che nel corso del 2022 riferiscono di vivere attualmente situazioni di violenza psicologica, subendo atti di controllo da parte di persone vicine, denigrazione e umiliazioni; mente circa 12milioni (50,4%) hanno sperimentato questo tipo di violenze nel corso della propria vita. Tali atti vengono perpetrati soprattutto da conoscenti/amici (34,2%), da familiari conviventi (25,4%) e dal partner (25,1%).  

Sono circa 80mila (0,3%) le donne attualmente vittime di violenza fisica mentre poco meno di  2milioni (8,7%) hanno riferito di aver avuto nel corso della propria vita esperienza di persone vicine che sistematicamente e ripetutamente nel tempo, le “colpivano con forza o le trattenevano contro la loro volontà”. Gli autori di questi atti di violenza fisica sono soprattutto familiari conviventi (46,9%) ed ex partner (35,6%).

A subire episodi di violenza sono soprattutto donne con meno di 60 anni che hanno un livello di istruzione medio-alto, un lavoro e un reddito medio e che sono coniugate e conviventi con il partner e oltre la metà ha figli. 

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