29 Gennaio 2026

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Il consigliere pendolare e la democrazia a orologeria

Il consigliere pendolare e la democrazia a orologeria

di Lorenzo Scoccati*

Breve storia diversamente allegra.

Lo scorso settembre mi sono dovuto trasferire al Nord per ragioni di lavoro; ragioni dettate dai contenuti dell'ultima riforma dell'istruzione - la Riforma Bianchi - votata sotto silenzio nel giugno del 2022 dalla maggior parte delle attuali forze di governo e di opposizione del Paese.

Siccome la permanenza potrebbe essere limitata a meno di un anno solare, ho deciso di provare - con notevoli difficoltà - a fare il consigliere comunale pendolare, perché credo che la responsabilità politica e civile nei confronti dell'elettorato e del partito che rappresento possa e debba prevedere anche dei sacrifici personali. Qualora tale permanenza dovesse estendersi, la stessa responsabilità mi porterà a fare scelte diverse.

Quest'estate ho comunicato ufficialmente questa novità alla Giunta comunale di Poggibonsi e alla Presidenza del Consiglio comunale di Poggibonsi, dove chiedevo la possibilità (mai pretendendo alcunché) di convocare i Consigli sulla parte finale della settimana, unica possibilità concreta per conciliare il lavoro - perché non vivo di politica, qualora non fosse chiaro - e l'impegno istituzionale. Mi sembrava una questione di democrazia, e infatti, a quel tempo, ricevetti risposte concilianti e positive da parte della Giunta le quali insistevano sull'importanza della partecipazione e sul tentativo da parte dell'Ente di venire incontro a queste esigenze.

Recentemente ho appreso ufficialmente che una buona metà delle forze politiche rappresentate in Consiglio, comprese alcune di maggioranza, non condividono le posizioni istituzionali espresse al riguardo dalla compagine di governo. 

Nell'ultima riunione della Conferenza dei Capigruppo i rappresentanti istituzionali di Forza Italia, Fratelli d'Italia, PD e Futura hanno apertamente dichiarato che questa soluzione non solo non è sempre percorribile sul piano tecnico (cosa di cui ero al corrente, e infatti anche negli ultimi mesi non sempre la mia richiesta è stata avallata, tantomeno io l'ho preteso), ma che è anche ingiusta sul piano politico e procedurale.

Non ho molto da dire alle destre che esprimono tali posizioni. Non ho molto da dire alle destre proprio in generale, in realtà. 

Vorrei però ricordare ai capigruppo di maggioranza che si sono pronunciati in tal senso, o a chi ne faceva le veci in quell'occasione, che la dichiarazione di un capogruppo è la dichiarazione ufficiale di un partito all'interno del quadro istituzionale, più rappresentativa della forza politica di quella espressa dallo stesso sindaco. 

Siccome quelle stesse forze politiche amano rifarsi, spesso senza alcun senso del ridicolo, alla tradizione della sinistra di questo Paese, è forse corretto ricordare loro che la lotta per la partecipazione politica dei cittadini lavoratori è una battaglia proprio di quell'esperienza  storica a cui, evidentemente a sproposito, si richiamano. E che il sottoscritto - al quale tutto si può dire e imputare, ma non certo di non rispettare le istituzioni e il lavoro che vi sta dietro - se avanza una richiesta del genere, è perché non ha alternative concrete, non perché il lunedì pomeriggio ha voglia di prendersi l'aperitivo.

La post-democrazia ha tanti volti. Troppi volti. Anche a livello territoriale.

*consigliere comunale di Rifondazione Comunista

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