Motori e mimose: il raduno del Vespa Club Il Ponte Mediceo è dedicato alle donne
di Alessio Cioni
C’è un modo molto italiano di celebrare le ricorrenze: farle scendere in strada. L’8 marzo 2026, tra Ponte a Cappiano e Fucecchio, lo farà anche la Vespa, protagonista di un raduno interamente dedicato alle donne e organizzato dal Vespa Club Il Ponte Mediceo di Ponte a Cappiano. Non un omaggio simbolico, ma una regola chiara: ogni equipaggio dovrà prevederne una, alla guida o come passeggera. Lo slogan scelto dagli organizzatori — “Chi ‘Vespa’ mangia anche le pere” — gioca con l’ironia popolare e con l’identità del territorio. È un invito a partecipare senza riserve, ad accettare lo spirito conviviale dell’iniziativa insieme al suo messaggio: la strada, come la passione per i motori, non ha genere.
C’è qualcosa di deliziosamente rétro in tutto questo. La grafica ammicca agli anni in cui le pubblicità promettevano felicità in technicolor e le pin-up sorridevano accanto a motori cromati. Ma sotto la patina vintage si intravede un’idea molto contemporanea: usare un’icona nazionale — la Vespa, che ha attraversato generazioni e governi con la stessa imperturbabile carrozzeria — per rimettere al centro una presenza femminile non simbolica ma concreta. Non la madrina che taglia il nastro, bensì la donna che guida.
Il programma è di quelli che mettono d’accordo la disciplina svizzera e l’arte di arrangiarsi italiana: iscrizioni e cappuccino alle nove, partenza alle 10:20, giro turistico con tappa culturale alla Fondazione Montanelli Bassi, alle 13 pranzo alla Nobile Contrada Sant’Andrea di Fucecchio. Due le formule di partecipazione: iscrizione al raduno con gadget, colazione e aperitivo, oppure pacchetto completo con pranzo. Posti limitati a cento equipaggi.
Ogni raduno è anche una piccola liturgia laica: ci si conta, si rispetta il rito della partenza, si condivide il pranzo. E certe liturgie servono eccome. Tengono insieme comunità che altrimenti si incontrerebbero solo per necessità o in fila alle Poste. L’8 marzo, che altrove rischia di ridursi a mimose frettolose e sconti tematici, diventa qui chilometri percorsi in coppia, curve affrontate con fiducia reciproca, chiacchiere al bar prima che i motori si scaldino. Non cambierà il mondo, ma per una domenica cambierà la prospettiva: la strada vista dal sellino di dietro o dal manubrio, con il vento che spettina le convenzioni.
Perché a volte bastano due ruote, una data simbolica e una comunità che si ritrova per dare significato a una festa.
