30 Ottobre 2026

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Alluvione Firenze 1966

Chianti Fiorentino, "4 novembre 66. L’alluvione che fu": il reading sul dramma di Firenze

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Chianti Fiorentino,

Il Chianti rende omaggio ai sessant’anni dell’alluvione di Firenze con il debutto nazionale di un’opera drammaturgica di Tiziana Giuliani. I Comuni dell’Unione comunale del Chianti fiorentino accolgono nei loro spazi pubblici, uno spettacolo di e con l’attrice e autrice fiorentina Tiziana Giuliani, realizzato in collaborazione con il Corpo Nazionale Vigili del Fuoco e l’Associazione Nazionale Vigili del Fuoco.

Il lavoro rievoca il dramma della città sommersa dal fango il 4 novembre 1966 e racconta la missione di una squadra dei vigili del fuoco, impegnati ad attraversare le strade trasformate in fiumi a bordo di un canotto per realizzare un obiettivo salvavita. L’iniziativa, promossa dal Comune di San Casciano in Val di Pesa, in collaborazione con i Comuni di Barberino Tavarnelle e Greve in Chianti, prevede tre allestimenti che si terranno al Teatro Niccolini di San Casciano domenica 8 novembre alle ore 17.30, alla biblioteca comunale “Ernesto Balducci” di Tavarnelle martedì 10 novembre alle ore 18 e alla biblioteca comunale “Carlo e Massimo Baldini” di Greve in Chianti venerdì 27 novembre alle ore 21.

“4 novembre 66. L’alluvione che fu” è il titolo del reading teatrale, che miscela narrazione e impegno civile, scritto e interpretato da Tiziana Giuliani. Lo spettacolo, arricchito dalla proiezione di immagini storiche fornite dall’Archivio dei Vigili del Fuoco, si ispira al testo del vigile del fuoco Gino Cacace “Quando gli altri piegano le ginocchia”. Un monologo che vuole essere al contempo memoria dell’alluvione di Firenze in occasione del suo sessantesimo anniversario, ma soprattutto un inno al corpo dei vigili del fuoco, alla loro capacità di esseri autentici, di essere una squadra, alla loro capacità di onorare ogni giorno il loro giuramento, sia anche per una sola persona. “Quando tutti sono in ginocchio, - spiega Tiziana Giuliani - loro restano in piedi, con le gambe tremanti forse, le mani ferite, il cuore che urla, ma in piedi…per noi, per i nostri cari, i figli, le madri, i padri, i nostri animali che sono per noi famiglia. E di famiglie nel racconto, ce ne sono diverse sulla scena”.

“Ricordare il passato, conservare memoria di ciò che è stato, aiuta a difendere il nostro futuro – commentano i sindaci Roberto Ciappi, David Baroncelli e Paolo Sottani – è fondamentale celebrare questo anniversario che, a sessant’anni dall’evento tragico, abbiamo scelto di rievocare attraverso la cultura teatrale, un linguaggio universale che valorizza e rafforza l’identità della memoria creando emozioni nel pubblico che poi potranno diventare testimonianze di consapevolezza e segni di vivi di un’esperienza profonda, tesa a mantenere alta l’attenzione e stimolare riflessioni sul più ampio tema della sicurezza e della prevenzione del nostro territorio”.

Firenze, 4 novembre 1966: l’Arno straripa e in un silenzio di tomba, la città viene travolta dall’acqua e dal fango. Nessuno si è accorto del pericolo, nessuno ha dato l’allarme. Sono le 7:30 quando Firenze, il 4 novembre 1966, si risveglia completamente sott’acqua mentre continua a piovere, sulla disperazione dei fiorentini che cercano rifugio nei piani più alti delle abitazioni. Alle 10, il centro cittadino è attraversato da fiumi vorticosi e limacciosi, alle 11 ancora piove, e nel silenzio allucinante tra le antiche strade cittadine la forza inarrestabile dell’acqua spazza via tavoli, letti, televisori, vetture, mobili delle case al piano terra. La città è vinta. Alle 15 smette di piovere ma il pericolo rimane alto. Al centralino dei vigili del fuoco, centinaia le telefonate da ogni parte della città. Le squadre agiscono svelte, senza tregua, tra loro quella con Cecco, Pinolo, Beppe, Fox e il suo ausiliario, detto Balo.

Destini legati da un unico filo d'acqua e di vita, per raccontare lo spirito profondo dei Vigili del Fuoco, gli uomini che restano in piedi quando a tutti gli altri cedono le ginocchia. Un monologo intenso e polifonico che celebra il coraggio, il sacrificio e l'indomabile solidarietà di una comunità che non si arrende. Un monito affinché nessun’altra famiglia debba piangere per una ennesima “alluvione che fu”.

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