Morto a 19 anni sul lavoro a Motta di Livenza: la poesia di Yuleisy Cruz Lezcano per ricordare Osmani Kujtim
Ho scritto questa poesia per ricordare Osmani Kujtim, un giovane operaio di soli 19 anni, originario della Macedonia e residente a Oderzo, morto al Ca’ Foncello di Treviso dopo essere rimasto gravemente ferito in un incidente sul lavoro a Motta di Livenza.
Osmani stava lavorando insieme al padre sulla copertura di un capannone quando, secondo le prime ricostruzioni, la struttura ha ceduto e il giovane è precipitato da un’altezza di circa sette metri. Dopo quasi due giorni di agonia, le sue condizioni non gli hanno permesso di sopravvivere.
Questa poesia nasce dal bisogno di fermarsi davanti a una morte così giovane e chiedersi quanto possa essere fragile la distanza tra una giornata di lavoro e una vita spezzata. L'ho scritta anche per sensibilizzare sul valore della vita e sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, perché dietro la parola “operaio” non c'è soltanto un lavoratore: c'è una persona, un figlio, un padre, una famiglia, dei sogni e un futuro.
La larva ruggente
Osmani saliva il tetto
senza sapere il precipizio,
con il padre accanto
e il giorno ancora aperto;
poi la terra mancò, e il corpo
cercò il suolo,
come fa chi cade
senza aver scelto la morte.
Forse volse il viso, forse
offrì la schiena,
forse il pavimento accolse
ciò che restava del volo;
e nell'urto depose il corpo,
piano e inerme,
per lasciare all'anima
una fessura d'uscita.
La morte si lascia morire
nell'ultimo silenzio,
mentre il tempo, ostinato,
continua a camminare.
Si nasce per vivere, per lavorare,
per amare,
non per imparare troppo presto
il nome della fine;
eppure ci sono naufragi
da cui non si torna,
onde invisibili che spezzano
anche chi resiste.
Ci si brucia come alberi
nell'autunno precoce,
quando le foglie cadono
senza ascoltare le campane;
e il mondo chiude gli occhi
davanti a certe morti,
chi per non vedere, chi per pregare,
chi per trattenere l'anima
quando l'anima sfugge,
sottile, tra le dita,
e con le lacrime fugge
anche un poco il cuore.
Resta il padre davanti
a quel cielo vuoto,
resta il lavoro, la polvere;
resta un nome giovane
affidato alla memoria,
mentre il capannone ingoia
un'altra mattina.
E nessuno sa quanta vita pesa
un corpo quando cade,
né quanto silenzio può contenere
un ultimo respiro;
solo il cielo rimane, immenso
sopra la terra,
a custodire ciò che l'uomo
non ha potuto salvare.
Yuleisy Cruz Lezcano

