«Portate i ragazzi in Piazza»: Claudio Cencetti e la forza civile della poesia
Sono tempi nei quali il vuoto dei valori lascia spazio alla violenza, alle parole ostili, all'apatia verso la Storia, all'indifferenza. Ora che la forma viene svuotata da ogni sostanza e rimane semplice apparenza. Claudio Cencetti, ex insegnante, ex maestro di scuola primaria, scrive due poesie inedite (che ci ha inviato), per dire con il cuore che c'è bisogno di vivere la comunità. C'è bisogno di mettersi in discussione. La sua poesia scaturisce dalla consapevolezza che “paiono più urgenti le istanze di formare comunità”. Claudio Cencetti scrive, scrive per Gabriele, per Imma, per Enrico. Scrive per i suoi ex alunni, ora giovani adulti. Scrive per quei bambini di oggi che saranno cittadini domani perché la sua poesia non è un sogno, non è un auspicio. Scrive per i genitori. Scrive per noi.
Claudio Cenccetti
Il valore delle poesie di Cencetti
Ecco l'importanza della Piazza, luogo fisico e simbolico insieme. Cencetti ammette che: «Questa piazza assomiglia un po’ al Bene Comune, a uno spazio democratico da difendere – a cui anche la scuola spero possa finalizzare di più la propria azione – un po’ alla Costituzione, a un luogo d’elezione, un po’ a quello di un naufragio generazionale, se chi eredita quel Bene lo suppone gratuito, senza il sacrificio di chi prima di noi l’ha perseguito e ottenuto».
Nella Piazza vi può ancora essere quel risveglio civico, nella Piazza si può “ricomporre l’infranto, ricongiungersi e pacificarsi con la Storia, risvegliare e rivivere la tradizione”. Dalla piazza, perno di ogni città, si sono abbattuti tabù, distrutti imperi, erette barricate, diffusi ideali di libertà e di ribellione. Il monito è non lasciare le piazze al rimpiato delle generazioni passate: gli insegnamenti della scuola devono vibrare nella passione della comunità che lotta contro chi parla invano di Libertà, contro i potenti e prepotenti della Terra che intorpidiscono le coscienze del popolo.
La forza della Poesia
Portate i ragazzi in piazza, portate
anche i bambini nelle nostre piazze,
perché lì possano gridare e chiedere
alle madri di amare, a Dio di esistere,
a questa lingua di significare.
Una piazza è la forma del suo Popolo,
è dove i vivi risvegliano i morti
stancati e si ricompone l’infranto.
No, non lasciate le piazze al rimpianto
privato delle mie generazioni,
che hanno confuso il potere sovrano
coi sogni accoccolati sul divano.
Portate i ragazzi in piazza, portate
anche i bambini nelle nostre piazze.
Una piazza dà la forza al suo Popolo,
è lì che culmina ogni insegnamento,
dove l’ombra dell’aula trova luce
e ogni timida opinione è una voce
di coro al nostro tessuto di pace.
No, non lasciate le piazze a chi nomina
invano Libertà, ai prepotenti
di queste ore d’ansia, ai nuovi armenti
senza decoro, il cui pascolo ignora
che ogni pietra è fondata sul lavoro.
Cencetti: la Poesia è memoria
Poesia civile contro la perdita della Memoria. Ecco Giorni di “Bella ciao”. Storia che muore con gli ultimi Partigiani, Storia che muore nelle pagine dei libri. Solo «la poesia, come espressione universale umana - afferma Claudio Cencetti - è capace di salvare ciò che l’indifferenza lascerebbe morire».
Quei giorni: li perderemo tutti
quei giorni. Muoiono gli ultimi occhi
che hanno visto, gli orecchi che sentirono,
le bocche che gridarono e baciarono i morti,
chi raccontò parole disperate
e lascia a noi, figli ignoranti e increduli.
…
Li cerchiamo sui libri quei giorni,
nelle pieghe delle foto ingiallite,
in quegli stessi luoghi addormentati
che avevano grondato sangue;
ma neanche una stilla ci cade nel cuore.
…
Fra mille anni forse un altro cieco
li riscriverà più in alto di com’erano,
indugerà su quel sangue morto,
scorticherà quel dolore lontano,
trarrà un grido dalla nostra indifferenza
Il poeta Claudio Cencetti lancia un appello: un invito a riscoprire il senso di comunità, a coltivare la memoria e a far vibrare gli insegnamenti nelle azioni concrete di ogni giorno. L'indifferenza non deve soffocare la Storia. La poesia può ancora salvare il mondo.

