16 Agosto 2026

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Irene Biancalani e il sogno del Signor Bonaventura

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Irene Biancalani e il sogno del Signor Bonaventura

Artista poliedrica, calca le scene fin da piccola facendo il bassotto creato da Sergio Tofano, nell’attesa di avere un ruolo da protagonista. Oggi è non solo attrice e insegnante di recitazione, ma anche regista, cantante e tecnico del suono. La storia di una fiorentina che ha scelto di vivere e lavorare in Valdelsa

di Simona Pacini

https://www.youtube.com/watch?v=sA4gxQ1ehKw&authuser=1

A sei anni ha cominciato a studiare teatro e musica. A sette era iscritta all’Accademia dei Piccoli di Firenze, a otto anni aveva già letto Il vecchio e il mare di Hemingway, attratta dalla copertina del libro che girava per casa.

La vita di Irene Biancalani, da allora, si è concentrata su quei due binari, teatro e musica. Oggi è attrice, insegnante di recitazione per adulti, regista, ma anche cantante, batterista e percussionista, oltre a sound engineer, ovvero fonico di ripresa diretta e di missaggio.

«A Firenze, con gli allievi di Sergio Tofano, ero la più piccola - racconta - per questo mi toccavano sempre dei ruoli muti. Facevo il cane, il bassotto, in pratica. Ma sognavo sempre e mi dicevo, prima o poi riuscirò a fare il Signor Bonaventura».

Irene, che all’epoca viveva a Scandicci, seguì l’Accademia per tre anni, con grandi sacrifici da parte della madre. «Veniva da una famiglia contadina emiliana, gente pratica. Lei non aveva ricevuto gli stimoli che ha cercato di trasmettere a me e a mia sorella, cercando di incanalare le nostre sensibilità».

Gli insegnanti, d'altra parte, glielo avevano detto fin dai tempi dell’asilo che la bambina aveva una «forte propensione per le rappresentazioni». Anche l’altra figlia, Tania, la maggiore, ha trovato espressione nella pittura e nella danza.

C’è un momento in cui Irene capisce che quella del palcoscenico è la via giusta per lei.

«Facevamo i bambini deportati ad Auschwitz in treno. A un certo punto aprivano le porte e noi dicevamo, uscendo, ‘siamo come farfalle che volano via’. Ancora oggi mi emoziono, ricordando la sensazione di allora, anche se forse non capivo nemmeno il contesto reale».

Irene, la cui famiglia nel frattempo si è trasferita a Prato, si iscrive al liceo classico Cicognini, lo stesso in cui studiò Gabriele D’Annunzio. Qui si rivela fondamentale l’incontro con il professore di Storia dell’Arte, Antonello Nave, che tiene un corso di recitazione all’interno della scuola. «Nonostante l'avessi già fatto da piccola, è stato allora che mi si è aperto il mondo vero del teatro. Lui è tuttora un regista e formatore teatrale sensibile e di grande gusto. Per me è stata un’esperienza decisiva per il passaggio al professionismo. In realtà una percentuale altissima degli allievi di quei corsi ha poi scelto di fare l’attore di professione».

Dopo la maturità Irene fa un provino per entrare a far parte di un progetto europeo al teatro La Limonaia di Sesto Fiorentino. «Incredibilmente mi presero. E anche qui ero la più piccola».

Drama in scena, con la drammaturga Barbara Nativi (scomparsa nel 2005) è un progetto che dura due anni. I vincitori ricevono una borsa di studio e lavorano per otto ore al giorno.

«Un’esperienza immersiva, che mi ha aperto le porte per continuare a lavorare in tutti i miei percorsi successivi».

Per Irene Biancalani si aprono anche le porte del cinema e della televisione. Piccoli ruoli nei Cesaroni e in Un medico in famiglia, qualche pubblicità.

«Il mio primo film, indipendente, Probabilmente, è del 2010. Diretto da Nello Ferrara, scritto da Milko Cardinale, fu girato a Prato. C’era anche Carlo Monni. «In seguito c’è stato anche altro, però devo dire che amo il legno del teatro, nel cinema apprezzo di più il lavoro dietro le quinte».

Un altro passaggio importante è stato quello nella compagnia di Francesco Rotelli degli Omini, la Distilleria Teatrale Cecafumo. «Un laboratorio di sette giorni sulla montagna pistoiese in cui abbiamo creato uno spettacolo dal Perelà di Palazzeschi, con la direzione di Italo Dall’Orto, che poi la passò a me».

biancalani

In un momento di stallo, Irene fu contattata da un’amica del corso di teatro del liceo, Cristina Ginevra Arnone.

«Mi disse che un suo collega cercava qualcuno per tenere dei corsi a Poggibonsi. Era Alessandro Scavone. Entrammo subito in sintonia e iniziai a tenere un corso di recitazione. È così che la mia vita si è aperta sulla meravigliosa storia del Teatro Riflesso e della Valdelsa, una zona che non conoscevo».

La sede al tempo era alla Toscanina di Poggibonsi e Teatro Riflesso faceva parte dell’Associazione Aly che, con Ylenia Mazzoni, gestiva le attività di animazione per i bambini a partire dai centri estivi.

«All’epoca stavo a Vernio, per anni ho fatto la pendolare a Poggibonsi. Ma era una gioia, io qua mi sentivo a casa. Poi ci siamo allargati, abbiamo aperto a Colle, oggi siamo all’Agrestone (da quando il teatro dei Varii è inagibile), a Montespertoli, Marcialla, Pancole, e perfino a Milano. Da quattro anni sono diventata colligiana, qui ho la mia casa, gli amici, la mia famiglia acquisita».

Intanto al gruppo dei tre insegnanti, Alessandro Scavone, Alessio Buti e Irene Biancalani, se ne sono aggiunti altri, garantendo una vasta offerta di corsi per adulti e per bambini.

https://www.youtube.com/watch?v=dRicOTiw2ns&authuser=1

Ma, come dicevamo all’inizio, nella vita di Irene c’è anche il binario musicale. Canta nel gruppo popolare pugliese Antidotum Tarantulae; ha creato con Nicola Barbagli il duo Serio e Faceto, scrivendo uno spettacolo ispirato alle Astuzie femminili di Cimarosa, che raccoglie brani popolari delle zone toccate da un viaggio immaginario dall’Italia alla Russia, passando per Spagna e Croazia. «Lo facciamo da dieci anni, cantando ogni brano (presentato nella stessa lingua) senza traduzione. Una cosa che può lasciare perplessi, ma è così che succede quando si viaggia… Una signora però ci ha ringraziato perché ha risentito dopo quarant’anni un brano che le cantava la nonna russa. A Londra invece un ragazzo portoghese si mise a cantare insieme a noi il pezzo del suo paese».

Ed è così che, grazie a Barbagli che oggi risiede a Londra, per Irene si è aperto anche un varco britannico.

«Nicola mi ha chiamato a dirigere Lo speziale di Haydn, opera lirica su libretto di Goldoni, nella chiesa battista di Hampstead con il gruppo Baroquestock da lui fondato. Ho festeggiato lì i miei quarant’anni con quattro cantanti e un’intera orchestra che intonava Tanti auguri a te».

Irene gira il mondo ma torna sempre a Colle.

«Qua mi sono insediata, era quello che cercavo. In molti mi chiedono perché non ho rincorso occasioni di maggiore fama nella grande città, a Roma per esempio. Forse potevo fare altro, ma la verità è che in questa realtà mi sento molto più a mio agio. La mia timidezza naturale mi fa apprezzare l’insegnamento. Il lavoro di attrice e regista va bene, ma in un contesto non competitivo. È così che mi restituisce il mio essere e mi dà energia. Dopo quattro anni di scuola per adulti, ci sono un sacco di cose che incredibilmente funzionano. Teatro Riflesso è diventato una realtà importante riuscendo a riempire dei vuoti in un territorio non molto strutturato. Alessandro Scavone ha la capacità di entrare in collaborazione con chiunque, senza attivare la competizione. Non metterei mai tutto questo in secondo piano per fare altro».

Gli altri Ri-Tratti di Simona Pacini si trovano qui

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