Dialoghi paralleli tra Fabio Calvetti e Armando Xhomo, un confronto tra due personalità che hanno in comune un’idea di pittura saldamente ancorata ai valori formali ed espressivi della figurazione. Un dialogo scandito dall’amicizia che da tempo lega i due artisti. E che li vede esporre insieme in questa occasione, “Dialoghi Paralleli” appunto, come già più volte in passato.
Le opere in mostra fino al 31 dicembre al Castello di Albola a Radda in Chianti (Si) raccontano questo sodalizio amicale ed artistico con l’immediatezza comunicativa di due cifre stilistiche diverse,. Eppure speculari nel modo di “controbilanciarsi” sia sul piano visivo che del significato.
La mostra sarà aperta al pubblico proprio a partire dal 9 settembre, è un percorso culturale, tra arte e tecnica, pittura e vino.
Alessandro Gallo, direttore ed enologo di Castello di Albola, sottolinea come questa esposizione rientri in un percorso più ampio della Tenuta nel mondo dell’arte. Che mira a valorizzare il territorio, la sua eredità e le sue tradizioni. «Oltre 25mila visitatori giungono ogni anno a Castello di Albola. Un luogo che appassiona per la sua bellezza unica, l’architettura caratteristica del borgo medievale e la cultura vitivinicola che custodisce da generazioni. Quest’esposizione è parte di un percorso più ampio di Castello di Albola nel mondo dell’arte. Un cammino volto a dar sempre più Valore al territorio e alla sua eredità, alla sua identità e alle sue tradizioni», spiega Gallo.
Vino, convivialità e arte per raccontare la contemporaneità
«Noi che custodiamo questi luoghi per le generazioni future abbiamo il dovere di continuare a promuovere questi scambi. Così da interpretare insieme questo patrimonio senza eguali che abbiamo ereditato e siamo invitati a farlo mentre degustiamo un buon bicchiere di vino. Un simbolo di buona convivialità, apparentemente semplice e per alcuni banale, che è capace di raccontare tante storie diverse dalla sua ma tutte di egual Valore», conclude Gallo.
Il concetto dei “Dialoghi Paralleli” esprime una profonda chiave di interpretazione della contemporaneità. Sono “Dialoghi Paralleli” tutte quelle conversazioni, diverse tra loro, che nel loro percorso si susseguono senza mai perdere la propria unicità. Tutti quei confronti che grazie alla propria vicinanza si arricchiscono ma non disperdono la voce del proprio interlocutore.

La prossimità continua data dal parallelismo, qualunque esso sia, è simbolo di rispetto, reciprocità ed apertura. La mancanza di intersezione, tipica dei parallelismi, ha un forte significato simbolico: non è mancanza di incontro ma confronto costante lungo tutto il cammino.
Castello di Albola accoglie dialoghi artistici tra Calvetti e Xhomo
È infatti proprio con questo spirito che l’esposizione è stata progettata a Castello di Albola. La tenuta non solo ospita un dialogo artistico, quello di Fabio Calvetti & Armando Xhomo. Ma lo accoglie, se ne prende cura e lo arricchisce attraverso la propria identità.
Qui, le opere che sono state create dai due artisti non raccontano solo sé stesse e la loro visione, ma contribuiscono ad arricchire l’esperienza estetica del visitatore all’interno del luogo che le accoglie. Non sono semplici oggetti nei quali ci si imbatte, elementi che generano curiosità in virtù del loro “essere inaspettati” all’interno del luogo. Bensì veicoli che invitano ad andare oltre: scoprire il luogo e la cultura che custodisce con occhi diversi.
Sempre il tema “Dialoghi Paralleli” esprime il rapporto colloquiale tra le opere di Fabio Calvetti & Armando Xhomo. Amici di Castello di Albola che hanno esposto le proprie opere in diversi musei del mondo e partecipato ad esposizioni internazionali. All’interno del percorso espositivo, le opere offrono al visitatore diverse visioni di mondi, significati e soggetti. Espressioni differenti di due diverse menti creative che si incontrano, trovano ognuna il proprio spazio specifico, e non si scontrano ma si arricchiscono nella reciprocità espositiva.
Due stili, diverse visioni
Mentre Calvetti, infatti, si concentra sulla dimensione soggettiva ed interiore della pittura. Con un linguaggio dai toni intimisti, meditativi, talvolta anche melanconici, e una tavolozza che alterna tinte scure e terragne a bianchi lattiginosi e rossi vermigli. Xhomo, al contrario, manifesta un’attitudine creativa più “energica”, vitalistica, vocata all’impeto del gesto pittorico. Con un ribollire di colori a colmare lo spazio della rappresentazione e un continuo fluire di visioni che spaziano dall’umano al ferino.
Il pensiero di Calvetti
Per Fabio Calvetti «La bellezza può essere una cosa semplice e in Toscana lo sappiamo bene. Alcuni luoghi, come il Castello di Albola, ne sono la testimonianza più evidente e non si tratta “solo” di genius loci ma di una filosofia e di un lavoro portati avanti a partire dalla civiltà etrusca per arrivare al Rinascimento e alla volontà odierna di conservarne equilibrio e misura». «Oltre a rappresentare un patrimonio storico e culturale unico nel suo genere, Castello di Albola guarda all’arte come espressione della propria identità. Poter essere, qui, nei suoi prestigiosi spazi rappresenta per la mia arte un’esperienza unica».
Il pensiero di Xhomo
Armando Xhomo spiega che «Il vino ha accompagnato l'arte e gli artisti dalla notte dei tempi. Troviamo dipinti nei quali si assapora il vino o si lavorano i vigneti dai tempi dei Romani e dei Greci ma anche nel tardo Rinascimento con il capolavoro "Bacco" di Caravaggio, nell’impressionismo delle opere di Cézanne così come nelle riflessioni di Salvador Dali. Dalle poesie di Umar Khayyām, ai pensieri di Leopardi senza dimenticare i testi biblici dove il vino simboleggia l'allegria come elemento fondamentale della vita».
«Ora, qui, come cornice c’è un borgo medievale, i cui poderi e filari affondano la tradizione nella cultura degli Etruschi, dei Romani ma anche nelle storie delle famiglie dell'Alto Medioevo come gli Acciaioli, i Pazzi ed i Ginori che giungono fino alla Famiglia Zonin. Ecco: Tradizioni, Sentimenti, il Lavoro e l'Arte hanno trovato nel Castello D’Albola la loro casa».

CASTELLO DI ALBOLA
ll borgo medievale di Castello di Albola sorge in cima alle splendide colline chiantigiane, in un luogo incomparabile per il fascino della storia, per le suggestioni dell'arte e per il contesto agro-paesaggistico unico e di insuperabile armonia. Bellezza ma anche sostenibilità. La tenuta che ogni anno pubblica il proprio Bilancio di Sostenibilità certificato da EQUALITAS produce vini biologici.
Le vigne, un vero e proprio patrimonio per la cultura locale, sono collocate, in territori caratterizzati da forti pendenze, tra i 350 e 650 metri s.l.m. e godono di importanti escursioni termiche e di un microclima ideale per la produzione di vini d’eccellenza: per questo motivo i vini di Castello di Albola vengono chiamati dai Wine Lovers provenienti da tutto il mondo “Wines of Altitude”.

