Allarmi bomba, paura nei cieli d’Europa: 18 segnalazioni e voli dirottati. Coinvolta anche l’Italia
ROMA - Non è un singolo episodio, ma una sequenza di minacce che sta interessando il traffico aereo europeo, con decine di segnalazioni in pochi giorni e un numero crescente di voli costretti a modificare la propria rotta. Il dato che preoccupa è la dimensione del fenomeno: circa 18 allarmi bomba, secondo le segnalazioni circolate, con diversi aeromobili coinvolti anche nei collegamenti da e per l'Italia.
La giornata di giovedì 5 novembre ha segnato una nuova escalation. Le minacce hanno interessato compagnie come Ryanair, Wizz Air, Aer Lingus, Finnair e LOT. In alcuni casi gli aerei sono stati dirottati, in altri sono stati accompagnati da caccia militari fino all'atterraggio. Le ispezioni effettuate finora non hanno individuato esplosivi o materiali sospetti.
Cosa sta succedendo nei cieli europei
L'Italia è direttamente coinvolta. Tra gli episodi più significativi c'è quello del volo Aer Lingus Dublino-Roma, con 151 passeggeri e sei membri dell'equipaggio, dirottato verso la base francese di Évreux. Il velivolo è stato accompagnato da un caccia francese e i passeggeri sono stati fatti scendere in sicurezza.
Un altro allarme ha riguardato un volo Finnair da Helsinki a Roma. L'aereo è stato scortato da un Eurofighter dell'Aeronautica Militare italiana fino a Fiumicino, dove è atterrato regolarmente. Sono stati attivati i controlli degli artificieri.
Coinvolto anche un Airbus A321 Wizz Air partito da Milano Malpensa e diretto a Varsavia, costretto a deviare verso Vienna dopo una minaccia ricevuta durante il volo.
Non si tratta di episodi isolati. Nei giorni precedenti erano già stati interessati voli Ryanair, Wizz Air, LOT e SAS, con segnalazioni a Roma Fiumicino, Varsavia, Murcia, Sofia e Budapest.
Perché scattano gli allarmi e chi potrebbe esserci dietro?
È questa la domanda alla quale stanno cercando di rispondere le autorità. Le segnalazioni, in diversi casi, sono arrivate attraverso email anonime indirizzate alle compagnie aeree o alle società che gestiscono gli aeroporti. Alcuni messaggi sarebbero stati scritti in italiano.
Al momento non esiste una conferma ufficiale che tutti gli episodi siano collegati tra loro. Gli investigatori stanno valutando diverse ipotesi.
La prima è quella dell'emulazione: un soggetto potrebbe aver replicato modalità e comportamenti già utilizzati in precedenti segnalazioni, innescando una catena di falsi allarmi.
La seconda riguarda la possibilità di un'unica regia, con una persona o un gruppo intenzionato a provocare disagi su larga scala. Non viene esclusa neppure l'ipotesi di un'azione riconducibile alla cosiddetta guerra ibrida, cioè un insieme di operazioni di disturbo e destabilizzazione che possono comprendere minacce, disinformazione e attacchi informatici.
Si tratta, tuttavia, di piste investigative e non di responsabilità accertate. Nessuno ha finora rivendicato le segnalazioni.
Quali sono i pericoli reali?
La prima distinzione da fare è tra la minaccia segnalata e la presenza effettiva di un ordigno. Finora, nelle verifiche effettuate sugli aerei coinvolti in questa ondata di allarmi, non sono stati trovati esplosivi.
Questo non significa che le autorità possano permettersi di sottovalutare le segnalazioni. Ogni minaccia deve essere trattata come potenzialmente credibile fino a quando i controlli non ne dimostrano l'infondatezza.
I rischi sono sostanzialmente tre
Il rischio per i passeggeri. Una minaccia credibile impone l'attivazione di protocolli di emergenza. L'aereo può essere dirottato verso uno scalo alternativo, accompagnato da velivoli militari e sottoposto a controlli approfonditi. La priorità è mettere in sicurezza tutte le persone a bordo.
Il rischio per il traffico aereo. Deviazioni, atterraggi non programmati e temporanee sospensioni delle operazioni possono provocare ritardi, cancellazioni e congestione degli aeroporti. Anche un falso allarme può avere conseguenze importanti sull'organizzazione del trasporto aereo.
Il rischio per la sicurezza nazionale. Una serie di minacce concentrate in pochi giorni, soprattutto se coordinate, può rappresentare un tentativo di mettere sotto pressione le infrastrutture strategiche e i sistemi di sicurezza europei. È un aspetto che rende particolarmente importanti le indagini sulla provenienza dei messaggi.
Perché si alzano i caccia militari?
L'intervento degli Eurofighter italiani e dei caccia degli altri Paesi coinvolti non significa che sia stata individuata una bomba o che sia in corso un attentato.
La procedura di scramble, cioè il decollo immediato di velivoli militari, serve a identificare, intercettare e accompagnare un aereo quando una segnalazione di sicurezza lo richiede.
I caccia possono affiancare il velivolo civile, verificarne la situazione e guidarlo verso un aeroporto ritenuto idoneo per l'atterraggio. A terra intervengono quindi le forze di polizia, gli artificieri e le squadre specializzate per i controlli sull'aeromobile, sui bagagli e sulle persone.
È una procedura precauzionale, prevista proprio per ridurre i rischi in situazioni potenzialmente pericolose.
L'Europa cerca di capire se esiste una regia comune
La preoccupazione delle autorità non riguarda soltanto i singoli episodi, ma la loro frequenza e distribuzione geografica. Il ripetersi delle minacce su compagnie differenti e rotte internazionali rende necessario uno scambio di informazioni tra gli Stati.
La Commissione europea ha confermato l'attivazione di un meccanismo di condivisione delle informazioni sulla sicurezza dell'aviazione. Le indagini proseguono per verificare eventuali collegamenti tra le segnalazioni e individuare i responsabili.
Per ora, dunque, non ci sono elementi che dimostrino la presenza di una campagna terroristica né la concreta esistenza di ordigni sugli aerei coinvolti. Ma sarebbe un errore considerare questi episodi semplici scherzi.
Un falso allarme bomba non è innocuo: mobilita forze di sicurezza, mette sotto pressione aeroporti e compagnie e può compromettere la regolarità dei collegamenti internazionali. La vera sfida, adesso, è capire se dietro questa ondata ci sia soltanto una successione di imitazioni oppure un disegno organizzato per seminare paura e destabilizzare il sistema dei trasporti europeo.

