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Lucchese e Buonadonna, primi terziari francescani

Lucchese e Buonadonna, primi terziari francescani

Lucchese nasce intorno al 1181 a Gaggiano, sulla strada che da Poggibonsi porta a Castellina in Chianti. A capo di una fazione guelfa, abbandona poi la carriera militare e sposa Bona de Segni, una nobildonna nota come Buonadonna, figlia di Bencivenni de Segni. Lucchese dimostra un notevole talento nel commercio e si afferma come uno dei mercanti più facoltosi e influenti della Toscana. Ebbero due figli, ma morirono prematuramente.

Nell’ottobre 1212 Lucchese ascolta una predica di San Francesco a S. Gimignano: inizia così una trasformazione spirituale. Riconoscendo di aver tratto profitto a danno di altri, vuole compensare ciascuno per le perdite subite. La moglie lo giudica uscito di senno, ma un miracolo la fa ricredere: quando si accorge che nella madia ci sono poche pagnotte, rimprovera il marito di aver regalato tutto ai poveri, ma all’improvviso vede la credenza riempirsi di pane fresco. Da quel momento, anche Bonadonna segue il Vangelo e si mette al servizio del prossimo.

Secondo la tradizione, la coppia chiede a San Francesco una regola per le persone sposate che lavorano. Quando San Francesco torna in Valdelsa, nel 1221, dona loro l’abito della Penitenza:  Lucchese e Buonadonna divengono probabilmente i primi Terziari francescani: indossano il saio, digiunano, invocano la pace. Si dice che accadano tanti fatti prodigiosi. Un ragazzo che prende in giro Lucchesio nel vederlo trasportare un infermo sulle spalle, diventa muto e, dopo una preghiera del francescano, riacquista la parola. In un’occasione Lucchesio regala quasi tutte le cipolle a un prete: il giorno dopo le poche cipolle rimaste risultano moltiplicate.


La coppia muore nello stesso giorno, probabilmente il 28 aprile tra il 1240 e il 1251. Durante il funerale un acquazzone si abbatte sulla folla che rimane inspiegabilmente asciutta. La tradizione narra di un malato di tumore, che toccando le mani di Lucchesio, guarisce. Due ciechi riacquistano la vista e un bambino caduto in un pozzo si salva, grazie alle preghiere rivolte a Lucchesio.

Lucchese fu beatificato il 27 marzo 1697 per volere di Innocenzo XII, e il suo culto fu poi confermato da Gregorio XVI il 23 agosto 1883.

Il Martirologio Romano recita: "Presso Poggibonsi in Toscana, beato Lucchese, che, dapprima avido di lucro e poi convertito vestì l’abito del Terz’Ordine dei Penitenti di San Francesco, vendette i suoi beni e li distribuì ai poveri, servendo in povertà e umiltà Dio e il prossimo secondo lo spirito del Vangelo."

L'origine dei "Fochi"

Accendere falò durante le feste religiose è un’usanza diffusa in tutta Europa e ha lo scopo di proteggere da influenze malefiche, streghe e malattie. I "fochi" sono considerati propiziatori e purificatori. Questo significato si è perduto nel tempo e a Poggibonsi è diventata un'usanza popolare che si svolge nel rispetto delle norme di sicurezza. I festeggiamenti per San Lucchese, per i poggibonsesi "i Secco", sono una tradizione che si rinnova ogni anno.

Fonte Santiebeati