29 Luglio 2026

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«La piscina Olimpia? Un luogo epico dove combattevamo i nostri limiti»

«La piscina Olimpia? Un luogo epico dove combattevamo i nostri limiti»

Il candidato sindaco del centrosinistra Riccardo Vannetti ripercorre la Colle della sua infanzia. Dal primo corso di nuoto a 5 anni, all’inconfondibile odore di cloro e pino marittimo, alle presenze severe ma rassicuranti di Tirone e del Tiana

Tra i miei luoghi del cuore a Colle, nei miei ricordi di bambino, c’è la Piscina Olimpia. È il primo posto che mi viene in mente quando penso agli anni dell’infanzia. Lo rivedo come un luogo epico.

La nostra piscina era immensa, olimpionica. Ma da piccoli non avevamo nemmeno idea della fortuna che ci era toccata, a noi colligiani.

Per noi, era semplicemente la nostra piscina e non sapevamo ancora quanto fosse importante come impianto, non solo per Colle.

Avevo cinque anni quando i miei mi iscrissero al primo corso di nuoto.

Ero emozionatissimo ma allo stesso tempo in qualche modo intuivo di trovarmi di fronte a un passaggio importante della mia vita.

Stavo superando un limite.

La paura dell’acqua, la paura di non riuscire a rimanere a galla.

Poi c’erano i trampolini.

Dall’acqua bassa alzavi gli occhi e li vedevi lassù, in alto, che svettavano fino ai dieci metri.

E che spettacolo quando qualcuno si buttava da quello più alto.

Mi ritrovavo lì sotto a guardare e a sognare di salirci anche io, prima o poi.

Se la Piscina era un luogo epico, quei trampolini ne erano il cuore, il simbolo. Era proprio grazie a loro che a Colle venivano a gareggiare campioni di tuffi come Klaus Dibiasi e Giorgio Cagnotto, due nomi che all’epoca ti venivano i brividi solo a sentirli nominare.

In quegli anni, chi frequentava la vasca aveva a che fare per forza con il buon Tirone e il Tiana. Ai miei occhi di bambino erano due figure mitologiche, severi entrambi ma al tempo stesso accoglienti. Ti facevano sentire il benvenuto, come se la piscina fosse la tua seconda casa.

E un po’ era proprio così.

Poi c’era l’odore, un odore che sentivi solo lì. Scendevi lungo il percorso che portava verso la vasca e ti entrava nelle narici. Era un odore forte di cloro, addolcito da quello dei pini marittimi dello spazio verde dove si stendeva l’asciugamano per riposarsi dopo il bagno. Un prato costellato di aghi di pino.

Un’altra cosa che ricordo come se la vedessi ora è quando facevi il biglietto all’ingresso e ti venivano consegnati la medaglietta di plastica con il numero dell’armadietto per lo spogliatoio, che poi dovevi tenere bene in vista, avvolta intorno al polso o agganciata al costume, e un sacchettino azzurro con la coulisse e il logo Piscina Olimpia dove mettere le tue cose.

Io lo indossavo come uno zainetto e mi bastava per sentirmi anch’io come Cagnotto.

Le foto sono tratte dalla pagina Facebook La Colligianità di Colle, gentilmente concesse dall'amministratore Stefano Cinci.

Questa la rubrica Cose di Colle