Siena, consegnato a Luigi Lovaglio il Premio Mangia 2026
Accrescere in maniera significativa la fama e il prestigio di Siena: è questa l’essenza della cerimonia della consegna del Premio Mangia e delle Medaglie di Civica riconoscenza. Questa mattina, sabato 15 agosto, all’interno del Teatro dei Rinnovati a Siena sono stati infatti conferiti dal Sindaco di Siena, Nicoletta Fabio, e alla presenza alla presenza del Concistoro del Monte del Mangia e delle massime autorità cittadine, il Mangia a Luigi Lovaglio per aver “contribuito ad accrescere la fama di Siena nel mondo”, così come recita lo Statuto per il conferimento del Mangia, e le Medaglie a Michele Fiorini, Pier Guido Landi e Fabio Pianigiani, che si sono resi “cittadini benemeriti”.
“Il Mangia – ha detto il Sindaco di Siena Nicoletta Fabio – è, prima di tutto, un momento nel quale Siena riconosce se stessa e si ritrova attorno a ciò che la rende unica. Con Luigi Lovaglio la banca è tornata protagonista del sistema bancario, non solo nazionale. Un percorso importante, che prosegue anche nelle difficoltà del momento e per il quale resta fondamentale il sostegno della città e delle istituzioni. Il Mangia non è soltanto una celebrazione di ciò che siamo stati, ma anche un’occasione per guardare a ciò che vogliamo essere nel prossimo futuro”.

“Le tre Medaglie di Civica Riconoscenza – ha proseguito il Sindaco – rendono omaggio a tre persone con percorsi e ambiti diversi, ma unite da un profondo amore per Siena. Ciascuna, nel proprio campo, ha saputo lasciare un segno e contribuire alla crescita e alla rappresentazione di una città consapevole della propria storia, ma capace anche di guardare avanti”.
Dopo il saluto iniziale, il primo cittadino ha passato la parola a Simonetta Losi, collaboratore esperto linguistico dell’Università per Stranieri di Siena e giornalista, che ha presentato il premio Medaglia di Civica Riconoscenza a Michele Fiorini, la cui candidatura è stata presentata dalla Contrada Priora della Civetta. A seguire, Pierluigi Fabrizi, Professore Emerito presso l’Università “Luigi Bocconi” di Milano e Mangia d’Oro 2006, ha introdotto il premio Medaglia di Civica Riconoscenza a Pier Guido Landi, candidato dalla Nobil Contrada del Bruco. E’ stata poi la volta della presentazione di Mario Castelnuovo, cantautore e chitarrista, che ha descritto il premio Medaglia di Civica Riconoscenza a Fabio Pianigiani, candidato dalla Contrada della Torre. La premiazione del Mangia 2026 è stata infine preceduta dall’intervento della giornalista Annalisa Bruchi, che ha illustrato la vita e i meriti di Luigi Lovaglio, la cui candidatura è stata proposta dal Magnifico Rettore dell’Università di Siena.
A conclusione delle presentazioni il Sindaco, Nicoletta Fabio, ha annunciato i premi e li ha consegnati agli insigniti. A seguire il primo cittadino ha ringraziato le autorità, tutti gli ospiti e i due dipendenti del Comune di Siena, Michela Bacconi e Stefano Pellati, che hanno realizzato le pergamene per i premiati. Ancora i Trombetti di Palazzo hanno infine sancito, col suono delle chiarine, la chiusura della cerimonia. La premiazione è stata preceduta, alle ore 10, dalla Messa Solenne in Duomo: al termine della celebrazione, le autorità si sono poi disposte in corteo dietro ai rispettivi Gonfaloni e si sono diretti verso il Teatro dei Rinnovati.
A norma dell’articolo 9 dello Statuto per il conferimento del Mangia, l’apposita commissione composta da Nicoletta Fabio, Sindaco con funzioni di presidenza del Concistoro del Monte del Mangia, dall’Onorando Rettore del Magistrato delle Contrade, Benedetta Mocenni, dal Presidente del Gruppo Stampa Autonomo Siena, Giovanna Romano, e dal Magnifico Rettore dell'Università degli Studi di Siena, Roberto Di Pietra, ha svolto nei mesi scorsi le proprie funzioni istruttorie di valutazione delle candidature pervenute, che sono state verificate sulla base della normativa contenuta nello Statuto, introdotta nel corso dell’anno 2014. Visti i curricula prodotti, è stato accertato che i candidati sono in possesso dei requisiti richiesti dallo Statuto rispettivamente per l'assegnazione del Mangia (articolo 5) e per il conferimento delle Medaglie (articolo 6). Come recita il citato Statuto, “la Commissione, con funzioni istruttorie, esamina le candidature pervenute entro il 15 maggio di ogni anno, verificandone i requisiti statutari e le porta successivamente al Concistoro del Monte del Mangia che deve decidere per l’assegnazione dei premi entro il 30 giugno con votazione a scrutinio segreto”. La riunione del Concistoro si è tenuta lo scorso 22 maggio nella Sala del Capitano di Palazzo Pubblico e ha ratificato i premi che, sempre come indicato dallo Statuto, “sono consegnati con solenne cerimonia pubblica, alla presenza del Concistoro, il giorno 15 agosto di ogni anno, solennità dell’Assunta in Cielo, Patrona e Regina di Siena e del Suo antico Stato”.
Il Concistoro del Monte del Mangia è composto dalle seguenti personalità: Sindaco di Siena, con funzioni di Presidenza, Arcivescovo Metropolita, Rettore Università degli Studi di Siena, Presidente Banca Monte dei Paschi di Siena Spa, Presidente Fondazione Monte dei Paschi di Siena, Priore Nobile Contrada dell’Aquila, Rettore Nobile Contrada del Bruco, Priore Contrada della Chiocciola, Priore Contrada Priora della Civetta, Priore Contrada del Drago, Priore Contrada Imperiale della Giraffa, Priore Contrada Sovrana dell’Istrice, Priore Contrada del Leocorno, Priore Contrada della Lupa, Priore Nobile Contrada del Nicchio, Governatore Nobile Contrada dell’Oca, Priore Contrada Capitana dell’Onda, Priore Contrada della Pantera, Priore Contrada della Selva, Priore Contrada della Tartuca, Priore Contrada della Torre, Priore Contrada del Valdimontone, Presidente Comitato Amici del Palio, Presidente Accademia dei Fisiocritici, Archintronato Accademia degli Intronati, Arcirozzo Accademia dei Rozzi, Rettore Società delle Pie Disposizioni, Presidente Università Popolare Senese, Rettore Università per Stranieri di Siena, Presidente Accademia Musicale Chigiana, Provveditore Arciconfraternita di Misericordia di Siena, Presidente Associazione Pubblica Assistenza di Siena, Presidente Gruppo Stampa Autonomo Siena.

Il saluto del Sindaco di Siena
Il Mangia è, prima di tutto, un momento nel quale Siena riconosce se stessa. Un’occasione per ritrovarsi attorno a ciò che la rende unica: la sua storia, le sue tradizioni, i suoi valori e, soprattutto, le persone che nel tempo hanno contribuito a costruirla. Siena sa dividersi, con passione e orgoglio, per la corsa del 2 luglio e del 16 agosto. È nella nostra identità contradaiola vivere la competizione, difendere i propri colori, custodire la propria appartenenza. Ma Siena sa anche unirsi: nella cultura, nella memoria, nella difesa delle tradizioni e nella consapevolezza di appartenere a una storia secolare che abbiamo il dovere di preservare e trasmettere. È con questo spirito che oggi ci ritroviamo, non soltanto per guardare a ciò che siamo stati, ma anche a ciò che vogliamo essere. Il Premio Mangia e le Medaglie di Civica Riconoscenza vanno oltre il merito individuale. Attraverso le persone che celebriamo, Siena riconosce il valore del lavoro, dell’impegno, della creatività, della professionalità e della capacità di rappresentare la città anche oltre i suoi confini. Quest’anno il Premio Mangia viene assegnato a Luigi Lovaglio, mentre le Medaglie di Civica Riconoscenza vanno a Michele Fiorini, Pier Guido Landi e Fabio Pianigiani. A tutti loro rivolgo, a nome dell’amministrazione comunale e dell’intera città, un sincero ringraziamento. I loro percorsi sono diversi, così come gli ambiti nei quali hanno espresso talento e impegno. Ma c’è un elemento che li accomuna: aver saputo lasciare un segno, contribuendo, ciascuno nel proprio campo, alla crescita e alla rappresentazione di Siena. È forse questo il significato più autentico del Premio Mangia: ricordarci che una città vive anche attraverso le persone che scelgono di mettere capacità, passione e responsabilità al servizio di qualcosa che va oltre il singolo. La cultura di Siena non è soltanto quella custodita nei musei, nei palazzi, nelle opere d’arte e nei monumenti. È una cultura viva: nelle Contrade, nelle relazioni tra le persone, nel volontariato, nelle professioni, nella capacità di tramandare gesti, saperi e tradizioni. Oggi, dunque, non celebriamo soltanto quattro persone. Celebriamo un’idea di Siena: una città che non dimentica la propria storia, ma sa guardare al futuro, affrontando anche le difficoltà con la forza delle proprie radici e con la capacità di ritrovarsi nei momenti decisivi. Custodire la propria identità, infatti, non significa chiudersi, ma avere radici abbastanza forti per continuare a confrontarsi con il mondo. È questa la nostra responsabilità: conservare ciò che abbiamo ricevuto e consegnarlo alle generazioni future arricchito dal nostro contributo. Ai premiati di questa edizione va la gratitudine di tutta Siena. Grazie per ciò che avete fatto, per ciò che rappresentate e per il contributo che avete dato alla nostra città. E grazie al Premio Mangia, che ancora una volta ci offre l’occasione di ritrovarci insieme per celebrare ciò che ci accomuna. Perché Siena può anche dividersi per una corsa. Ma quando si tratta di riconoscere la propria storia, la propria cultura e le persone che hanno contribuito a costruirla, sa ancora ritrovarsi come una sola città. E forse è proprio questa, più di ogni altra, la nostra più autentica eccellenza.
Luigi Lovaglio (Premio Mangia)
Presentazione di Annalisa Bruchi
Come si racconta un uomo che ha passato una vita intera a non farsi notare, e che oggi, quasi suo malgrado, si trova al centro di tutti gli occhi ed è il crocevia della finanza italiana ed europea? Non è facile. E prima di provarci, lasciatemi dire una cosa: sono onorata che Luigi Lovaglio abbia chiesto proprio a me di fare la sua laudatio. È difficile parlare del nostro rapporto, nato per caso durante i giorni del Palio, e diventato poi un appuntamento quando torno a Siena. Mentre beviamo i nostri caffè posso fare qualsiasi domanda e tutte le risposte che ricevo sono custodite in cassaforte. Sì, certo, sono una giornalista. Ma prima di tutto io sono una senese e Luigi è l’uomo che ha salvato la banca della mia città. Per cui essere oggi qui è un onore che sento profondamente, e che voglio ripagare provando a raccontare il dottor Lovaglio per quello che è davvero, oltre i titoli dei giornali.
La sua storia non ha nulla della favola costruita a tavolino, del predestinato, del nome che nasce già scritto sulle prestigiose riviste economiche. È, semmai, il contrario: la storia di un silenzio operoso, di un uomo che ha sempre lasciato parlare i numeri, i bilanci, i risultati, mentre lui restava un passo indietro, con i suoi baffi, la sua calma disarmante e quell’ironia sottile che chi lo conosce descrive come la sua vera arma segreta. Tutto comincia lontano da qui, a Potenza, nell’estate del 1955… a proposito: auguri in ritardo. Dicevamo… tutto inizia in una famiglia numerosa e solida, cinque figli, poche comodità e nessuno sconto: si lavorava, e basta. I genitori avevano un chiosco di bibite, e fu proprio lì, tra un bicchiere e l’altro, che Luigi imparò senza saperlo la sua prima lezione di pazienza e di lavoro fatto bene. Sempre al chiosco era stato notato da una maestra, che si meravigliava di vedere un bambino che non andava all’asilo. Eh… non piaceva a quel bimbo. L’insegnante però intuì subito la sua “velocità”: dietro quell’irrequietezza non c’era un problema, ma un dono. Così se lo portò direttamente in prima elementare. A cinque anni appena compiuti. Ci furono però delle proteste: è troppo piccolo, dissero. Via da scuola. Ma la mamma non si arrese. Non potendo anticipargli la scuola, gli restò comunque una strada: seguire in televisione le lezioni del mitico maestro Manzi, “Non è mai troppo tardi”, sostenere l’esame da privatista, ed entrare finalmente nella scuola pubblica. Direttamente in seconda. Le sfide per Luigi erano però appena iniziate. La famiglia si trasferì. Dal Sud al Nord. Bologna. E nella nuova scuola, altro particolare che mi piace dirvi, trova l’insegnante di lettere che lo accompagna in libreria, gli riempie un sacchetto di libri, gliene regala uno ogni volta. Superiori, università, studio ma anche occupazioni, manifestazioni… il grande movimento studentesco che lo coinvolge ma – come disse – “con un po’ di grano salis”. Vi domanderete: da dove iniziò l’esperienza in banca? A diciotto anni il primo impiego, al Credito Italiano. Anno 1973: gli anni dell’austerity e poi di piombo. Vera gavetta, prima di diventare direttore di filiale. Fa carriera, è bravo. Proprio per questo lo mandano all’estero. Da Ovest a Est dell’Europa: la Bulgaria prima, la Polonia poi, dove guida e porta in alto le banche più importanti del Paese e stringe un’amicizia con Donald Tusk, attuale primo ministro polacco. Con lui organizza anche una partita di calcio, spiegando ai suoi: mi raccomando, non fate falli sul presidente, state almeno a due metri di distanza. Finisce dodici a due per i polacchi. Un vincitore, anche nella sconfitta. Perché i veri trionfi sono altri. Banchiere industriale, lo definiscono, perché fare banca per lui non ha mai significato fare speculazione, ma aiutare lo sviluppo. Quando in Polonia hanno provato a farlo abboccare all’esca dei mutui in franchi svizzeri, che sembravano portare soldi facili, lui non ha abboccato. E un istante dopo, quei mutui sono crollati con la crisi dopo una decisione della banca centrale elvetica. E’ proprio la sua gestione fuori Italia che si è rivelata un contributo fondamentale alla nascita di Unicredit: per questo in seguito viene chiamato a risanare il Credito Valtellinese… e quando sembra tirare aria da fine carriera, ecco la chiamata di Mario Draghi, che gli affida il compito di risollevare il Monte dei Paschi di Siena. È qui che la sua storia incrocia la nostra. Noi sappiamo bene quanto abbia sofferto la nostra comunità per il disastro del Monte, per l’umiliazione, per il fallimento che sembrava quasi definitivo. Mia madre era laureata in scienze economiche bancarie, i miei nonni hanno lavorato entrambi al Monte dei Paschi, molti dei miei amici ci hanno lavorato o ci lavorano ancora. Mi piace citare almeno il leggendario Emilio Giannelli, che ci rappresenta un po’ tutti con la sua saggezza e la sua ironia - tutti, in un modo o nell’altro, abbiamo sofferto per quel disastro. E poi, con Lovaglio, il Monte è tornato protagonista, fino a guidare quella cordata che ha cambiato gli equilibri della finanza pubblica italiana, introducendo un elemento dinamico e meritocratico nei vecchi giochi di potere che si consumavano attorno ai soliti salotti buoni lontani da qua. Qualcuno, accortosi che non era uomo malleabile, ha provato a fermarlo; c’è stata anche una rottura. Ma ha saputo governare pure quella. E se oggi Mps è di nuovo protagonista della vita cittadina, nazionale ed europea, lo dobbiamo proprio a lui. E grazie a questo signore la nostra amata città è finita pure sulla prima pagina dell’edizione internazionale del New York Times. Pensate, abbiamo fatto il giro del mondo, abbiamo aumentato la nostra visibilità con le scelte coraggiose di Lovaglio. Sono sempre stata convinta che essere senesi non significhi soltanto essere nati a Siena. Sono stata fortunata, io, a nascerci e a crescerci, e la considero la più grande fortuna che il Signore mi abbia dato. Ma credo che senesi si possa anche diventare. Mi ha colpito rivedere in rete l’ultimo discorso di Reagan, che diceva: puoi andare in Francia, ma non diventerai mai francese; puoi andare in Giappone, ma non diventerai mai giapponese; puoi venire negli Stati Uniti, e diventare americano. Ecco, nel suo piccolo, Siena funziona allo stesso modo. Puoi venire a Siena e diventare senese. Non è automatico: lo abbiamo visto, purtroppo, proprio al Monte, con persone arrivate da fuori che hanno fatto disastri, senza mai diventare davvero senesi. Di Luigi Lovaglio, invece, si può dire questo: è diventato senese perché ha capito Siena, l’ha sentita. Ha capito che se qui ha sede una delle banche più prestigiose e antiche del mondo, è perché questa città sa custodire l’identità, sa prendersi cura degli altri. È, in fondo, la città delle Contrade, che erano società di mutuo soccorso fatte di amicizia, fraternità, sostegno reciproco. Non siamo una città che esibisce. Siamo gelosi delle nostre tradizioni. Credo che Lovaglio abbia capito tutto questo, e che sia diventato, sul serio, un senese. Ha capito cosa significa abitare in una città dalle tradizioni millenarie, una città inimitabile che costituisce un tassello importante dell’identità italiana ed europea. Il Monte è il cuore di questo tassello. E non è l’unico. Il Monte e il Palio si parlano, comunicano: sono i due motivi principali per cui Siena conta nel mondo. Basta entrare nel Palazzo Comunale per avere sotto gli occhi la metafora di tutto questo: il Buon Governo e il Cattivo Governo di Lorenzetti. Nel Cattivo Governo le mura sono crepate, le case crollano, gli abitanti si fanno guerra tra loro, le campagne bruciano e gli incendi non si riescono a spegnere - come accade in questi giorni in Spagna e in Francia. Dall’altra parte, nel Buon Governo, i maestri fanno lezione, le donne danzano, si prega. Il Monte dei Paschi di Lovaglio appartiene a questa seconda categoria: il Buongoverno. C’è qualcosa, in questa storia, che ci parla direttamente, a noi senesi. Il Monte è nato dai pascoli, da un’idea semplice che affonda le radici in un gesto antico: quello dei pastori che, giorno dopo giorno, secolo dopo secolo, hanno dato un’anima e un nome a questa banca. Forse Luigi Lovaglio va raccontato proprio così: come un pastore. Uno di quelli che non si accontentano del campo che hanno, ma ne cercano sempre uno nuovo, un pascolo più ricco, per far crescere il gregge che gli è stato affidato. Ha fatto da Sud a Nord, poi da Ovest a Est prima di arrivare a Siena quando il Monte sembrava un campo ormai bruciato, compromesso, quasi perduto. E lo ha portato altrove, più in alto, cercando ricchezza non per sé ma per la città che gli ha dato l’occasione della vita. Perché di questo, in fondo, si tratta: di un debito d’onore ripagato con gli interessi. Siena gli ha aperto le porte in un momento difficile, e lui ha risposto salvando l’onore di un’istituzione secolare, la gloria di un nome che rischiava di sparire, migliaia di posti di lavoro che sembravano già persi. Ha riportato Siena al centro della finanza italiana ed europea, ma non per gli scandali che troppe volte, in passato, ne hanno segnato la storia. Per i risultati. Per la visione. Per questo, oggi, Siena vuole dirgli grazie. Grazie per aver creduto in un’istituzione che sembrava condannata al declino. Grazie per averle restituito dignità e futuro, senza mai cercare i riflettori per sé. E grazie per aver dimostrato, ancora una volta, che il vero campione non è chi grida più forte, ma chi resta, lavora, e lascia le cose più forti di come le ha trovate. Questo è il Mangia 2026: un pastore silenzioso, un costruttore discreto, un uomo che ha ridato un campo nuovo e più ricco alla città che lo ha accolto. Luigi Lovaglio. E oggi vogliamo riconoscere in lui un senese ad honorem, un vero membro della nostra comunità. Insomma: uno di noi.
Curriculum. Luigi Lovaglio (Premio Mangia), la cui candidatura è stata proposta dal Magnifico Rettore dell’Università degli Studi di Siena, Roberto Di Pietra, è nato a Potenza il 4 agosto 1955, ed è Amministratore Delegato e Direttore Generale di Banca Monte dei Paschi di Siena dal 7 febbraio 2022. Con oltre quarant'anni di esperienza nel settore bancario, di cui più di venticinque maturati alla guida di primari istituti in Italia, Polonia e Bulgaria, è considerato uno dei più autorevoli manager nel panorama bancario europeo per la capacità di guidare processi di trasformazione e creare valore nel lungo periodo. La sua carriera professionale inizia nel Credito Italiano, dove ricopre posizioni manageriali di crescente responsabilità, anche nell’ambito dell’operazione di fusione con Unicredito e la nascita e il successivo sviluppo del Gruppo UniCredit.Lovaglio è stato, infatti, uno dei protagonisti dell’espansione di UniCredit nei mercati dell’Europa Centrale e dell’Est. Negli anni 2000-2003, ha ricoperto la carica di Vice Presidente del Consiglio di Gestione e Direttore Esecutivo di Bulbank, la più grande banca in Bulgaria. Nel settembre 2003 ha assunto la responsabilità di Direttore Generale e Vice Presidente di Bank Pekao. Nel 2011 è stato eletto Ceo di Bank Pekao, che sotto la sua gestione è diventato il principale istituto bancario polacco per capitalizzazione di mercato e tra le banche leader nell’Europa Centrale e Orientale. Rientrato in Italia nel 2018, è stato nominato Presidente e successivamente Amministratore Delegato del Credito Valtellinese, guidandone il profondo rilancio industriale fino all'offerta pubblica di acquisto promossa da Crédit Agricole Italia, completata nell'aprile 2021 per un valore di circa 1 miliardo di dollari. Con il suo arrivo al vertice di Banca Monte dei Paschi di Siena, chiamato da Mario Draghi con il Ministro Daniele Franco e il Direttore Generale del Tesoro Alessandro Rivera, ha impresso un veloce e deciso cambio di passo alla banca più antica del mondo, a partire dall’implementazione del Piano Industriale 2022-2026 "A clear and simple commercial bank", fondato su tre pilastri: un modello di business con redditività sostenibile, un bilancio solido e resiliente e una diversa gestione delle legacy della Banca. Nello stesso anno Lovaglio porta a compimento con successo l'aumento di capitale da 2,5 miliardi di euro, operazione determinante per l'attuazione del Piano e l'avvio del rilancio di Banca Monte dei Paschi di Siena, che riconquista così una forte posizione competitiva nel sistema bancario italiano. Da molti osservatori questa svolta viene definita una vera rinascita, o “Rinascimento, ben visibile anche nel significativo apprezzamento da parte del mercato. Negli ultimi quattro anni, infatti, le azioni di Mps in Borsa hanno registrato una crescita di valore di oltre il 475 per cento, al di sopra della performance della media del settore bancario europeo. Ciò ha anche determinato il successo del processo di privatizzazione da parte del Ministero dell’Economia e delle Finanze, con l'ingresso nel capitale della Banca di nuovi investitori istituzionali e privati di rilievo. La trasformazione di Banca Monte dei Paschi di Siena con il ritorno ai vertici del sistema bancario, tra gli istituti più solidi in Europa per redditività e solidità patrimoniale, è anche il risultato dell’ingresso di Mediobanca nel Gruppo Montepaschi, a seguito del successo dell'Offerta Pubblica di Scambio lanciata lo scorso anno. Il mercato e tutti gli stakeholder hanno ampiamente riconosciuto la logica industriale e la visione innovativa dell’operazione promossa da Banca Monte dei Paschi di Siena, e ne hanno sostenuto il progetto di creazione di valore. Laureato in Economia e Commercio presso l'Università di Bologna, nel 2008 Luigi Lovaglio è stato insignito del titolo di Commendatore dell'Ordine della Stella della Solidarietà Italiana per il contributo allo sviluppo delle relazioni economiche tra Italia e Polonia. Nel 2023 è stato nominato "Miglior banchiere dell'anno" ai Banking Awards di Milano Finanza e nel medesimo anno ha ricevuto il Premio Mondi Lucani, riconoscimento riservato a personalità di origini lucane che si sono distinte in diversi campi, tra cui quello economico. Lovaglio, ha sviluppato fin da subito un profondo legame con Siena e un forte senso di appartenenza a questo territorio, ricordando in più occasioni la forza e il valore delle radici della Banca. Il suo nome e le sue competenze, riconosciute a livello internazionale, contribuiscono in modo significativo a diffondere ed accrescere la fama di Siena nel mondo, come testimoniato recentemente anche da un prestigioso articolo del New York Times, che ripercorre le tappe della crescita della banca sotto sua la guida, fino a diventare una delle istituzioni finanziarie più solide in Europa.
Michele Fiorini (Medaglia di Civica Riconoscenza)
Presentazione di Simonetta Losi
“I ricordi sono voli brevi. Ritornare dalle parti del cuore.”Così inizia ogni puntata di Ricordi di Palio. Ma è un lungo volo, quello di Michele Fiorini, al quale oggi la sua città tributa il meritato, opportuno onore della Medaglia d'Oro. Conoscenza, appartenenza, memoria, identità, passione, autenticità. Intorno a queste parole chiave ruotano la vita e l’opera di Michele Fiorini, classe 1970, una vita con la Torre del Mangia come perno e come punto di riferimento. L’itinerario che lo ha portato qui, oggi, comincia nell'infanzia. Michele si nutre di trasmissione orale dei ricordi, delle narrazioni del nonno Sandro Traballesi e di quelle degli anziani della Contrada, la Contrada Priora della Civetta alla quale appartiene da innumerevoli generazioni. Si forma attraverso la lettura dei testi cardine del Palio, fra i quali i libri del padre Alberto - uno studioso che tante pagine ha dedicato alla storia della nostra Festa. Il giovane Michele Fiorini si divide tra lo sport e la Civetta, per la quale ha ricoperto i ruoli di addetto ai giovani, addetto ai protettori, segretario di società, guardia-fantino, collaboratore del giornale “Il Civettino”. Ha vestito per decine di volte la montura della sua Contrada in Piazza, ha avuto l’ambìto incarico di essere mandato a prendere il cavallo. Le azioni rispecchiano pienamente la personalità di un ragazzo con forti valori familiari, che ci piace sottolineare: l’amore per i nonni Sandro e Mammola Traballesi, autrice di preziosi diari; per i genitori Bruna Traballesi – madre dolce e determinata - e Alberto, per la sorella maggiore, Federica; per i figli Alessandro e Francesco, ai quali ha trasmesso con l’esempio, con la presenza e con gli atti l’attaccamento entusiasta alla Contrada. La sua vita è caratterizzata da un insieme di passioni vissute sempre in profondità: nello sport è stato un giocatore di basket e di calcio; è un pescatore esperto. Quasi tutti i bellissimi bassotti che vediamo zampettare in città portano l’imprinting dell’allevamento Mammola, creato e portato avanti da Michele con amorevoli cure. Siena è stata una scelta, anche dal punto di vista professionale, con la rinuncia costante a varie opportunità di studio o lavorative che lo avrebbero allontanato da lei, linfa vitale di un organismo che, se trapiantato, non avrebbe dato i frutti che oggi possiamo anche noi cogliere. Michele Fiorini è un uomo con un carattere forte, schietto, animoso, poco incline alle mezze misure. Come nella balzana, nelle cose importanti per lui c’è o il bianco o il nero. Accanto a un temperamento focoso, deciso, fiero e restio ai compromessi - e per questo a volte ritenuto “scomodo” - c’è una grande e a tratti celata, introversa e quasi timida, profonda sensibilità, che lo rende un amico prezioso, fidato e leale, un uomo generoso con slanci di grande umanità, a tratti schivo di fronte alle lodi, anche quando sa di meritarle pienamente. Torniamo indietro nel tempo, agli anni Settanta. Ci piace immaginare Michele ragazzino, fermo per ore davanti alla televisione a guardare le vecchie carriere, con stupore ed emozione. Le immagini scorrono sotto i suoi occhi che registrano date, fatti, nomi di cavalli e di fantini, e piano piano fanno crescere e maturare la passione e il culto della memoria. Si compone un mondo di imprese epiche e di umane debolezze, di gloria e di disillusione, dove trova ampio spazio anche la tenerezza per i barberi che si sono dati alla corsa con le loro caratteristiche e la loro personalità animale. Nomi e soprannomi di protagonisti a due e a quattro zampe diventano, per Michele, persone di casa. Ma il flusso delle immagini non si arresta, come il tempo. Un tempo che passa inesorabile, eppure lascia tracce, come impronte di zoccoli sul tufo: immagini in movimento di vivi che sbandierano, che sorridono, che gioiscono; uomini e donne con abiti eleganti di un'altra epoca, ma con un cuore identico al nostro, perché le emozioni e la passione non hanno età e non passano mai di moda. Incrociando gli sguardi di quei senesi lontani, nelle loro posture, nelle loro azioni, tutti noi li riconosciamo come gente nostra. Dal desiderio impellente e infaticabile di fermare il tempo, di custodire quelle esistenze e quei fatti trascorsi affinché entrino nella memoria collettiva e non si disperdano come lacrime nella pioggia, nasce in Michele Fiorini una sete di conoscenza inesauribile: lo struggimento per un passato più o meno lontano diventa amore, e l'amore genera il bisogno di conoscerlo, di farlo rivivere e di custodirlo. Comincia così, con l’urgenza, la determinazione e la dedizione proprie delle grandi passioni, l'esigenza di registrare e catalogare tutto ciò che esiste sul Palio, sulle Contrade e su Siena - a partire dagli archivi di Canale 3 Toscana, per uscire poi ben presto dalle mura e dai confini nazionali. Per decenni Michele indaga a 360 gradi, ovunque e presso chiunque, raccogliendo e conservando in modo lungimirante migliaia di ore di girato sul Palio e su Siena, documentari stranieri, fotografie, pellicole, documenti difficilissimi da reperire, anche in sinergia con la Moviement dell’amico Riccardo Domenichini. A questa forma di ricerca storica Michele Fiorini affianca, fin dagli anni Novanta, un'opera di produzione e divulgazione, spesso affiancato dall'amico di sempre Massimiliano Senesi. Michele realizza interviste e film celebrativi per le vittorie della sua Civetta. Le sue immagini catturano le emozioni, le fissano e le restituiscono di nuovo, attraverso filmati datati e moderni in cui ogni contradaiolo può ritrovare se stesso. La raccolta, la catalogazione, il trasferimento su supporti moderni e la conservazione di foto, filmati, voci, documenti inediti e rari permettono ai ricordi di continuare a vivere, di andare “Oltre il tempo” — per citare il titolo di un documentario, trasmesso anche dalla Rai, che è stato il primo dedicato interamente ai Senesi dell'aldilà. La memoria non muore, le persone non muoiono, finché sopravvivono nel ricordo di chi attraversa, per il tempo che gli è concesso, l'esistenza. La ricerca di Michele Fiorini ha, all'inizio, il tratto del collezionista; ma la generosità e la passione che debordano dal suo animo lo spingono da subito alla condivisione, a far diventare il passato un patrimonio culturale dell'intera comunità senese. Michele è divenuto così il depositario della storia e della cultura del Palio, delle Contrade e della Città, alla quale ha garantito la salvezza, la conservazione, la trasmissione e la divulgazione della propria eredità di ricordi. Una memoria che è bene comune, e che Michele esprimendo il lato migliore della Senesità concepisce, coerentemente, nel più puro spirito che anima le Contrade: quello generoso del volontariato, quello del “dare”, dello spendere e dello spendersi in prima persona per realizzare qualcosa di bello, di utile e di grande a beneficio di tutti, del bene comune, di un bene comune concreto. Filmati e foto, pubblicati sulle piattaforme digitali, trovano un pubblico grato ed entusiasta, che da anni tributa apprezzamento e affetto a Michele Fiorini, alle storie che racconta e al modo partecipe di narrarle: ed è questo, insieme al rigore storico, che tiene tante persone incollate a lungo davanti a uno schermo. Tutto ciò avviene a Siena, ma va ben oltre i confini della città. Le puntate dedicate a fantini, dirigenti, personaggi del popolo, barberi, sono viste anche extra moenia, arrivando a senesi lontani o ad appassionati che le seguono all’estero.I ricordi che Fiorini ha raccolto, i Ricordi di Palio e di Siena danno il nome all’Associazione fondata da Michele - anima del sodalizio - e da un gruppo persone che operano condividendo la stessa passione per la civiltà e le tradizioni senesi. Questa enorme raccolta - che, come tutte le grandi opere, è in perenne costruzione - costituisce un patrimonio inestimabile per Contrade e per la città intera, messo sempre gratuitamente a disposizione di chi lo chiede. Michele Fiorini e l’Associazione sono divenuti un punto di riferimento, un fondo e una fonte imprescindibili per chiunque voglia avvicinarsi e immergersi nella storia del Palio e dei suoi protagonisti. L’enorme mole di immagini e filmati dell’archivio di Michele Fiorini e di Ricordi di Palio non è soltanto un tesoro materiale: da essa scaturisce, prepotente, il patrimonio immateriale — inestimabile — di Siena. Tutto il passato delle Contrade, dei popoli di Siena, delle carriere non rivive unicamente nei secoli trascorsi. Vive nel nostro tempo, cammina sulle nostre gambe, nei nostri sguardi, nelle nostre parole, soprattutto nelle emozioni che ci legano a coloro che hanno cambiato dimensione ma sono ancora presenti. Siena è una città dove non si muore mai davvero, finché ci saranno mani, sguardi, volontà, intenti amorevoli capaci di accarezzare il passato e di uscire da una dimensione dalla quale, in fondo, non siamo mai separati: dove il “mai più” si trasforma in “per sempre”. Vale la pena, in un giorno come questo, chiedersi che cosa sia davvero la memoria — perché il lavoro di Michele Fiorini ne è, forse più di ogni discorso, la migliore illustrazione. Esiste un fortissimo legame fra identità, memoria e appartenenza. La memoria costruisce l’identità e con essa si conferma l’appartenenza. Il legame intimo e profondo con la nostra patria del cuore nasce proprio da questo intreccio. Apparteniamo a un luogo, a una lingua, a delle persone perché quei luoghi e quelle persone abitano la nostra memoria, e ricordandoli li rendiamo parte di ciò che siamo. Un posto diventa “casa” non quando lo abitiamo fisicamente, ma quando questo comincia ad abitare noi: l'appartenenza è memoria che si è fatta radice. E tuttavia le radici, per quanto profonde, non sono catene. Proprio perché identità e appartenenza sono processi vivi: restano aperte al cambiamento e dunque al futuro. La memoria di un popolo o di una città è ciò che sopravvive alla morte dei singoli testimoni, un'architettura invisibile che tiene insieme generazioni che non si sono mai incontrate. Un contradaiolo che nasce oggi e uno che è morto un secolo fa non si sono mai parlati, eppure condividono gli stessi gesti, le stesse strade, gli stessi riti, le stesse emozioni. Questo è il miracolo laico della memoria collettiva, che rende contemporanei coloro che la storia ha separato.Ed è anche la magia di Michele Fiorini e di Ricordi di Palio. Un incantesimo che si percepisce chiaramente nelle innumerevoli serate che si sono svolte e si svolgono nelle Contrade, alle quali nel tempo hanno partecipato centinaia di persone, dove immagini, fatti, testimonianze e personaggi del passato dialogano con il presente. Ogni immagine salvata dall'oblio di un cassetto, ogni pellicola recuperata e digitalizzata, è una narrazione in cui ognuno si riconosce e che rinsalda il patto narrativo che tiene insieme la comunità, offrendo ai più giovani un volto, un gesto, un dettaglio concreto in cui specchiarsi e rinnovare il vincolo di eterna appartenenza.
Il lavoro di Michele Fiorini, in definitiva, non si limita a conservare il passato: costruisce continuamente il presente come luogo abitabile, e prepara il futuro come luogo riconoscibile. Ed è per questo, per il modo generoso, disinteressato e instancabile in cui ha saputo operare, per la sua autenticità, che oggi la Città di Siena consegna a Michele Fiorini la Medaglia d'Oro, festeggiato e abbracciato da Siena, da tutti noi senesi e contradaioli. Il verbo “ricordare” e la parola “ricordi”, con la quale abbiamo aperto questo intervento, hanno - da un punto di vista etimologico – uno stretto legame con il cuore e con la rivisitazione degli affetti profondi. Michele Fiorini proietta nel futuro la nostra storia e i nostri valori ma soprattutto – e questa è la cosa più importante – ci riconduce alla nostra dimensione più intima, più autentica, più umana. Grazie a Michele Fiorini ritorniamo, sempre, “dalle parti del cuore”.
Curriculum. Michele Fiorini (Medaglia di Civica Riconoscenza), la cui candidatura è stata proposta dalla Contrada Priora della Civetta, nasce a Siena nel 1970. Cresce immerso nella cultura e nelle tradizioni senesi e contradaiole. Grazie soprattutto ai racconti del nonno Sandro e ai libri realizzati dal padre Alberto, matura una passione sempre crescente per il culto della memoria. Ben presto comprende l’importanza della “Cultura della memoria” e la sua conservazione. Con i propri risparmi acquista ben due videoregistratori Vhs per duplicare e catalogare tutto ciò che esiste sul Palio e sulla città. Registra tutto con serialità da emittenti locali e nazionali; cerca, chiede, esamina, studia, divulga centinaia di produzioni e documentari di ogni epoca soprattutto stranieri. Successivamente compra anche una telecamera con cui inizia a registrare e conservare, le sue prime interviste realizzate con Massimiliano Senesi con cui ancora oggi condivide questa passione. Il suo archivio di memorie gli consente di dare vita a numerosi progetti filmici e nel 2009, in collaborazione con Moviement Hd, rende pubblico il suo primo film celebrativo in occasione della vittoria della Civetta. Dai primi anni ‘90 collabora con Canale 3 Toscana e, a seguito di sua iniziativa, recupera, restaura e digitalizza l’archivio multimediale della stessa emittente che, altrimenti, sarebbe andato perduto. Quasi sempre tra i protagonisti in “96 ore di Palio”, sia in fase di ideazione che di messa in onda, Fiorini tramite i suoi lavori rievoca ricordi e emozioni mai sopite. La sua determinazione lo spinge ad acquisire sempre maggiore competenza anche rispetto alle evoluzioni tecnologiche in ambito divulgativo. Questo e molto altro suggellano un rapporto di amicizia e collaborazione con Riccardo Domenichini, con cui darà vita alla sua creatura “Ricordi di Palio”. La proiezione del suo progetto (su Canale 3, presso le Società di Contrada, al cinema, in teatro) richiama l’intera cittadinanza e riecheggia fuori dai confini senesi per diffondere la vera essenza della città, il cui cuore pulsante sono le Contrade. Successi, applausi, manifestazioni di stima e riconoscenza avvolgono Fiorini. Successivamente Michele omaggia ogni singola Contrada con la serie “In Memoriam” proiettando centinaia di foto di contradaioli scomparsi con l’intento di onorare la loro memoria e quella della Contrada di appartenenza. Grazie all’impegno di Fiorini e ai suoi storici amici e collaboratori accomunati tutti dal viscerale affetto per Siena, si costituisce l’associazione senza fini di lucro “Ricordi di Palio di Siena”. Fiorini dimostra continuamente generosità, oltre che professionalità e passione, divulgando in modo gratuito il materiale collezionato, fino al punto di caricarlo online sul canale Youtube e riscontrare che decine di migliaia di persone in tutto il mondo seguono con attenzione. La scelta di diffondere immagini e sonoro autentici, con linguaggi tipicamente senesi, è ponderata proprio per trasmettere il primordiale senso di appartenenza e si rivela una scelta vincente in virtù dell’interesse riscontrato. Michele Fiorini, con la sua opera benemerita, contribuisce a valorizzare e a diffondere il buon nome di Siena.
Pier Guido Landi (Medaglia di Civica Riconoscenza)
Presentazione di Pierluigi Fabrizi
Pier Guido Landi nasce non a Siena, ma in provincia. Per la precisione a Castelnuovo Berardenga il 19 febbraio 1936, dove il babbo Gino insegnava come maestro di scuola elementare. Siena però è nel suo sangue e nel suo destino. Il nonno paterno Guido, infatti, apre in Città, pochi anni dopo la nascita di Pier Guido, il Forno delle Campane e, nel maggio del 1945 quando Pier Guido ha poco più di nove anni, tutta la sua famiglia si trasferisce a Siena in Via del Comune, nel cuore della Nobil Contrada del Bruco. Questa brevissima premessa anagrafica semplicemente per dire che Pier Guido “non è nato nelle lastre”, ma certamente è un “benemerito della Città di Siena” così come richiesto dall’art. 6 dello “Statuto per il Conferimento del Mangia” ai fini dell’assegnazione della Medaglia di Civica Riconoscenza. Benemeriti della Città però non si può essere solo perché un nonno, peraltro con un fratello, Modesto Landi, maggiordomo personale del Conte Chigi Saracini, ha avuto l’idea di aprire una bottega che diventerà storica o perché la propria famiglia a un certo punto della vita prende casa a Siena. Per essere “benemeriti” occorre tutt’altro e molto di più e questo tutt’altro e molto di più Pier Guido lo ha fatto non appena ha avuto l’età della ragione e lo ha poi sviluppato nel tempo. I meriti relativi a quanto da lui realizzato per Siena sono riconducibili ai suoi due fondamentali percorsi di vita, di seguito rappresentati separatamente, ma di fatto strettamente interconnessi: quello del Contradaiolo e quello del Collezionista. Il “percorso del Contradaiolo” inizia con un battesimo di fuoco: Pier Guido è spettatore attento e attivo, ovviamente come lo poteva essere un bambino di appena nove anni, del Palio della Pace corso il 20 agosto 1945, un Palio che vede il Bruco protagonista particolare e sfortunato. Per dare conto di questo primo passaggio non possiamo che rimettersi alla sua memoria e il suo racconto è talmente lucido da riuscire a far vivere e, addirittura, vedere quei momenti anche a chi non li ha vissuti. Da quel racconto traspaiono subito la passione e il cuore di Pier Guido conditi dal sale della polemica e della voglia di far rispettare sé stesso e la sua Contrada. Per arrivare alle benemerenze, però, bisogna ovviamente attendere che Pier Guido cresca, cioè che da bambino diventi ragazzo e poi adulto, ma soprattutto che da semplice contradaiolo passi a essere dirigente di Contrada, personaggio del Palio, uomo delle istituzioni paliesche, tre funzioni ben distinte, ma inevitabilmente compenetrate. Come “dirigente di Contrada”, è chiamato a rivestire vari ruoli all’interno della Nobil Contrada del Bruco, prima nell’ambito dello staff Palio (Mangino del Popolo negli anni 1967, 1969, 1974 e 1975) e poi nell’ambito della Contrada (inizialmente Vice Archivista e poi Vicario nel 1985 del compianto Rettore Germano Trapassi). Come “personaggio del Palio”, si appassiona a fare il “cavallaio” nel senso che, per oltre 25 anni, dal 1964 al 1990, inizialmente con uno o due amici e poi con diversi altri “passionisti” del Bruco (in rigido ordine alfabetico, come lui è solito ricordarli, Danilo Boschi, Guerriero Cappannoli, Paolo Menicori, Ferruccio Pacciani, Claudio Pallanti e Antonio Vegni) e sulla base di regole molto precise che disciplinavano i loro rapporti interni, è comproprietario di molti cavalli tra i quali, per quanto riguarda i cavalli da Piazza, il mitico Urbino de Ozieri e gli ottimi Zalia de Ozieri e Volturno. Come “uomo delle istituzioni paliesche”, gli vengono attribuiti incarichi di responsabilità, in particolare è Presidente del Comitato Amici del Palio negli anni dal 1970 al 1976, Giudice della Vincita nel 1980 e nel 1981, Deputato della Festa nel 1984. Un vero e proprio tourbillon di ruoli e di incarichi tenuti insieme da un doppio fil rouge rappresentato dalla passione da un lato e dallo spirito di iniziativa dall’altro. Il profilo passionale emerge soprattutto all’interno del Bruco. Innumerevoli gli episodi e gli aneddoti che meriterebbero di essere raccontati. Tra i tanti, quelli che Pier Guido spesso ricorda e che in effetti lo rappresentano perfettamente sono due. Il primo è riconducibile alla presenza nel libro dei verbali dell’Assemblea del Popolo della Nobil Contrada del Bruco di un verbale di vecchia data con una parte in bianco sostitutiva di un suo “acceso” intervento che evidentemente il verbalizzatore dell’epoca o chi per lui ritenne opportuno non riportare probabilmente in quanto troppo trasgressivo o, forse, semplicemente di cuore e sincero. Pier Guido ha provato anche in tempi recenti a proporre di riempire quell’omissione, ma la soluzione a lui gradita non è mai stata trovata anche perché lui, appunto per amore della verità, vorrebbe una riproduzione quasi integrale di quella serata, cosa evidentemente impossibile da realizzare in quanto la stragrande maggioranza dei presenti purtroppo non c’è più. Il secondo fatto risale al Palio dell’ agosto 1967 quando il Bruco aveva Arianna come cavallo e montava come fantino il mitico Giuseppe Gentili soprannominato Ciancone ritornato a Siena tra molte polemiche dopo l’episodio della famosa “rigirata” di qualche anno prima. Alla fine della prova generale ci fu un po’ di confusione e Pier Guido, prontamente e legittimamente sceso in pista in quanto mangino, ebbe qualche conseguenza fisica perché, così si narra ma la narrazione lascia spazio a qualche margine di dubbio, caduto a terra urtato da Arianna al momento di riprendere Ciancone che scendeva da cavallo. Sia andata come sia andata la conseguenza fisica riguardò i denti, ma lui evidentemente non si preoccupò gran che di curarli al meglio tanto che non più tardi di qualche settimana fa, incontrandolo in Banchi di Sopra e domandandogli come stava, mi rispose che andava dal dentista aggiungendo “…..sai è da quell’episodio del 1967 che i miei denti hanno qualche problema…”. Dicevo prima che, accanto alla passione, l’altro aspetto che ha sempre caratterizzato l’agire contradaiolo e paliesco di Pier Guido è stato quello dello spirito d’iniziativa. La sua intraprendenza si è manifestata in ogni ruolo e in ogni attività. All’interno del Bruco, per esempio, dando un fondamentale contributo, con Fabio Pacciani e con Francesco Tiravelli, all’avvio nel 2009 di quell’iniziativa storica e culturale che successivamente sarebbe diventata la mostra “Memorabilia” arrivata quest’anno alla sua quattordicesima edizione. In questa sede, peraltro, ritengo che l’intraprendenza di Pier Guido meriti di essere sottolineata soprattutto in relazione alle funzioni da lui svolte al di fuori della sua Contrada. Pier Guido caratterialmente è una persona molto vivace e sempre in movimento e, quindi, la sua disponibilità a rivestire diversi ruoli all’interno del mondo delle Contrade non è mai mancata, così come la sua interpretazione di tali ruoli è sempre stata molto dinamica e particolarmente attenta a salvaguardare al meglio gli interessi del Palio e di Siena. Sono sufficienti alcuni esempi e in questo caso si tratta non di episodi o di aneddoti, bensì di fatti circostanziati. In qualità di “personaggio del Palio”: l’essere stato chiamato nel 1966 dal Commissario Prefettizio dell’epoca a far parte della Commissione per la Revisione del Regolamento del Palio nella veste di semplice contradaiolo; l’aver assunto nel 1982 il ruolo di Responsabile dell’Associazione dei Proprietari di Cavalli Mezzosangue per il Palio; l’ essere stato uno stimato collaboratore della famosa rivista di storia senese “Il Carroccio” negli oltre trent’anni, dal 1985 al 2018, della sua ininterrotta pubblicazione. In qualità di “uomo delle istituzioni paliesche”: l’aver promosso, nei sei anni nei quali è stato Presidente del Comitato Amici del Palio, molteplici e svariate iniziative. Tra di esse merita ricordare: la ricerca continua dentro e fuori le mura di soggetti istituzionali (dalla Banca Monte dei Paschi di Siena al Comune di Milano) che offrissero il Masgalano; l’organizzazione nel 1972 di una mostra fotografica su tutto quanto riferibile al Palio in occasione del venticinquesimo anniversario della costituzione del Comitato; la richiesta, non accolta dalle Autorità competenti, dello svolgimento di un Palio a Sorpresa; l’impegno a scongiurare nel 1976, impegno assolto con successo, il rischio dell’assenza del Drappello dei Carabinieri prima dell’ingresso del Corteo Storico. Passando ora a delineare l’altro dei due percorsi di vita richiamati all’inizio, cioè il “percorso del collezionista”, il punto di partenza è rappresentato dalla scelta di Pier Guido, che già nutriva una passione giovanile per i francobolli, di poter usufruire nel 1949 di una borsa di studio, da lui vinta in un concorso riservato ai figli orfani (la mamma Dolores Squarci era deceduta l’anno precedente) di famiglie di maestri elementari, in una località che evoca chiaramente proprio i francobolli, cioè nella Repubblica di San Marino presso il Collegio Governativo Belluzzi. In quella sede Pier Guido frequenta il Liceo Classico e, dopo il conseguimento della maturità, prosegue gli studi prima all’Università di Firenze dove si iscrive alla Facoltà di Fisica e poco tempo dopo, cambiando completamente strada, all’Università di Siena dove opta per la Facoltà di Giurisprudenza. San Marino però, oltre all’impronta indelebile del latino e del greco, evidentemente gli accende in modo definitivo il fuoco latente della passione per il collezionismo. Ed è questa la strada che Pier Guido decide di intraprendere a discapito del proseguimento degli studi universitari e andando contro il parere del babbo e di altre persone a lui vicine. La sua passione si sviluppa in maniera articolata nel senso che, partendo dall’iniziale amore per la collezione dei francobolli, si allarga poi alle monete di epoca moderna e alle cartoline e all’oggettistica paliesca e contradaiola di Siena aprendosi progressivamente anche verso la compravendita, in prevalenza al dettaglio ma in parte anche all’ingrosso, di tutto quanto di volta in volta reperito e conservato. Dentro Pier Guido collezionismo e commercio si affiancano e si compenetrano sostenuti da quello stesso spirito d’iniziativa che contemporaneamente alimenta la sua vita di contradaiolo. A guidarlo nel lavoro sono tre sue anime distinte, ma a loro volta strettamente interdipendenti: quella del filatelico, quella del numismatico, quella del cultore di cose senesi. Come “filatelico”, Pier Guido sviluppa la sua originaria passione fin dalla seconda metà degli anni Cinquanta frequentando assiduamente il Circolo Filatelico Senese di cui in poco tempo diviene il Segretario con alla Presidenza l’avvocato Emilio Beccarini Crescenzi. Dalla loro iniziativa nascono prima (dicembre 1960) la Mostra Filatelica Nazionale e qualche tempo dopo (dicembre 1963) la Settimana Filatelica Nazionale. Il successo di questi eventi e la vocazione naturale per il commercio lo portano nel 1964 ad aprire a Siena, insieme a due amici, lo Studio Filatelico Senese. Poco tempo dopo Pier Guido, pur in mezzo alle incertezze generate dal volatile andamento delle quotazioni dei francobolli, allarga la sua attività oltre i confini locali partecipando a fieri e mercati in giro per l’Italia e gestendo, insieme ad altri colleghi del settore, alcuni negozi filatelici inizialmente a Milano, poi a Napoli e infine ad Arezzo. Nel frattempo, l’attività in Città viene trasferita nel negozio di Banchi di Sopra e infine in Via del Refe Nero dove, insieme all’amico Paolo Cellerai, apre nel 2008 il negozio “Collezionare a Siena” che poi chiuderà nel 2014. Come “numismatico”, Pier Guido, che non si ritiene tale e che mi ha costretto a lunghe spiegazioni per convincerlo (senza peraltro riuscirci del tutto) che invece lo è stato e lo è ancora, si occupa principalmente della collezione e del commercio di monete coniate nell’epoca moderna. Questa attività si affianca a quella principale di collezione e di commercio dei francobolli ricalcandone le modalità e avvalendosi dei medesimi riferimenti commerciali. Come “cultore di cose senesi”, Pier Guido esplora invece un campo di attività innovativo e particolare. Il riferimento di questo specifico segmento del suo lavoro è rappresentato dall’oggettistica della nostra Città, con particolare attinenza al Palio e alle Contrade e sotto la forma della collezione e del commercio di una vasta gamma di prodotti, dalle cartoline ai libri, dalle stampe ai quadri, dalla ceramica a qualche rarità di minuteria contradaiola. Nell’ambito appena descritto, la benemerenza di Pier Guido nei confronti di Siena è lampante. Relativamente alla collezione e al commercio dell’oggettistica paliesca e contradaiola, infatti, Pier Guido non solo assurge a figura di assoluto riferimento per l’Italia, ma soprattutto contribuisce a diffondere nel Paese questa originale forma di rappresentazione della cultura e dei valori della nostra Città. La stessa benemerenza, d’altra parte, era già maturata in precedenza con riferimento alla sua attività di “filatelico”. La notorietà di Pier Guido nel Paese, infatti, viene da lontano. Nel campo della filatelia, già agli inizi degli anni Ottanta egli viene eletto consigliere della Federazione Nazionale Commercianti Filatelici Italiani della quale poi è nominato Presidente nel 1985, ruolo che ricoprirà per quattro mandati consecutivi fino al 1993, realizzando molteplici iniziative in varie Città italiane e a San Marino e sviluppando significative relazioni personali, una per tutte quella con Alberto Bolaffi, un nome e un cognome storici del mondo della filatelia. Sempre nel campo filatelico, la benemerenza verso Siena ha anche risvolti internazionali nel momento in cui partecipa come relatore a Parigi al Convegno della International Federation of Stamp Dealers Associations e, soprattutto, allorché il senese Pier Guido Landi, da ricordare che tra gli addetti ai lavori Pier Guido era soprannominato “Siena”, si afferma di fatto come uno dei principali, se non addirittura il primo, commerciante mondiale all’ingrosso dei francobolli emessi dalla Città del Vaticano e dalla Repubblica di San Marino. Pier Guido ha compiuto da pochi mesi 90 anni e vive la sua attuale età serenamente vicino alla compagna di sempre, l’amata moglie signora Giuliana Ciardi con la quale lui tiene a ricordare il momento del fidanzamento avvenuto il 4 ottobre 1954 in Piazza San Francesco. Non ostante il tempo trascorso, lo spirito e il carattere di Pier Guido sono rimasti quelli degli anni passati. Come Contradaiolo non manca di far sentire la sua voce, sempre ricca di spunti e pervasa da una verve polemica e al tempo stesso stimolante che origina dal suo grande amore per il Bruco, all’interno dei Collegio dei Maggiorenti e, quando gli è possibile, anche all’interno del Consiglio di Seggio e dell’Assemblea del Popolo. Come Collezionista non sono poche le persone, senesi e non senesi, che si rivolgono a lui per un consiglio in tema di francobolli e di monete oppure per parlare di Siena, della sua storia, della sua cultura, dei suoi valori e degli “oggetti da collezione” palieschi e contradaioli. C’è, infine, un tratto di Pier Guido che ho volutamente lasciato per ultimo. Pier Guido è una persona altruista e generosa. Non ci sono in proposito fatti e circostanze da raccontare e da rendere di pubblico dominio. Lui non vuole e, d’altra parte, chi lo conosce bene sa altrettanto bene di queste sue grandi qualità. Grazie di tutto Pier Guido e buona vita.
Curriculum. Pier Guido Landi (Medaglia di Civica Riconoscenza), la cui candidatura è stata proposta dalla Nobil Contrada del Bruco, nasce a Castelnuovo Berardenga nel 1936. Poco dopo la sua nascita il nonno paterno apre il “Forno delle Campane” e grazie a questa centralissima bottega, divenuta storica nel tempo, Pier Guido cresce nelle vie del centro cittadino fin quando, a nove anni, tutta la famiglia si trasferisce in via del Comune. Il suo senso di appartenenza è da subito eloquente e pian piano acquisisce competenza in ambito contradaiolo e paliesco, fino a diventare un punto di riferimento non solo per la Nobil Contrada del Bruco per la quale svolge diversi incarichi da dirigente, ma anche per le istituzioni cittadine che lo coinvolgono in svariati studi fra cui la revisione del Regolamento per il Palio nel 1966. “Cavallaio” per venticinque anni, Giudice della Vincita, Deputato della Festa, Presidente del Comitato Amici del Palio negli anni ‘80, molti sono gli incarichi che Landi viene chiamato a ricoprire, dimostrandosi così un faro per le istituzioni in virtù del suo spirito di iniziativa e l’evidente capacità di concretezza. Ma la sua persona si distingue come meritevole di onorificenza da quando, a seguito della sua crescente passione per i francobolli, nel 1949 ottiene una borsa di studio presso il Collegio Governativo Belluzzi della Repubblica di San Marino. E’ in quella sede che Pier Guido frequenta il Liceo Classico, amplificando l’interesse nei confronti della filatelia. Dopo un breve percorso presso la Facoltà di Fisica, torna a Siena per intraprendere gli studi in Giurisprudenza mentre, contemporaneamente, continua a coltivare interesse per il collezionismo filatelico. Ben presto l’attenzione alla raccolta e alla conservazione si allarga alle monete di epoca moderna, alle cartoline e all’oggettistica legata al Palio e alle Contrade. Quindi, sostanzialmente, a guidare Landi nel suo percorso da collezionista sono tre vocazioni: quella filatelica, quella numismatica e quella del cultore senese. La passione per i francobolli lo porta a frequentare assiduamente il Circolo Filatelico Senese fino a diventarne prima segretario, poi presidente. E’ con questo ruolo che promuove e organizza varie mostre di ogni ordine e grado fino a dare vita alla Settimana Filatelica Nazionale. A ciò si affianca la conservazione delle monete, coniate soprattutto in epoca moderna, e di ogni tipologia documentaristica relativa alle Contrade e al Palio come le cartoline, le pubblicazioni, i quadri, la ceramica nonché oggettistica singolare legata ai Rioni. Inevitabile l’accostamento al commercio fra collezionisti rifacendosi alle modalità già in uso per lo scambio dei francobolli. La sua fitta rete di contatti contribuisce in modo significativo alla diffusione delle peculiarità e delle eccellenze di Siena fuori dai suoi confini, mentre le sue capacità e il suo fervore conducono Landi a essere eletto Consigliere della Federazione Nazionale Commercianti Filatelici Italiani fino a diventarne presidente per ben quattro mandati a paritire dal 1985. Pier Guido Landi è ormai un illustre cittadino e, con la sua opera benemerita, contribuisce a valorizzare e a diffondere il buon nome di Siena.
Fabio Pianigiani (Medaglia di Civica Riconoscenza)
Presentazione di Mario Castelnuovo
La nostra è un’amicizia nata attraverso la musica: è stata questa stata fin dall’inizio il linguaggio comune del nostro rapporto e della nostra relazione. Non soltanto un mestiere, ma una compagna di viaggio che ci ha accompagnati nei cambiamenti personali, artistici e umani. Con lui ho avuto e ho vissuto oltre trent’anni di collaborazione e condivisione. Una collaborazione così lunga non nasce soltanto dalla stima professionale, ma dalla condivisione di valori, ideali, sensibilità e visioni comuni. In più di trent’anni abbiamo attraversato insieme stagioni diverse della musica, conservando il rispetto e il piacere del confronto. Parliamo di musica come ricerca, non come semplice produzione: per entrambi la musica non è mai stata soltanto qualcosa da registrare e pubblicare. È ricerca, disciplina, ascolto, dubbio, maturazione e capacità di aspettare. Un’opera autentica ha bisogno di tempo per trovare la propria forma e la propria necessità. C’è una netta differenza tra pubblicare ed essere artisti: oggi chiunque può registrare e distribuire un brano, e questa democratizzazione è certamente positiva. Ma il diritto di pubblicare non coincide automaticamente con il riconoscimento di un valore artistico. Tutto può essere diffuso, ma non tutto è necessariamente originale, compiuto o destinato a durare. Dobbiamo restituire valore al tempo e all’ascolto: la musica non si salverà producendo semplicemente una quantità maggiore di contenuti. Potrà ritrovare la propria forza restituendo valore al tempo, alla formazione, al lavoro quotidiano, all’attenzione, al silenzio e alla relazione profonda tra chi suona e chi ascolta. In questo contesto la tecnologia va utilizzata come strumento, non come giudice: non è il nemico, può offrire possibilità straordinarie di creazione, registrazione e diffusione. Il problema nasce quando diventa il criterio assoluto di valore. Un algoritmo può distribuire una musica e renderla visibile, ma non può stabilire fino in fondo perché quella musica sia necessaria, autentica o capace di lasciare una traccia. Presentare oggi questo amico nella sua città ,a cui sono anch'io legato con amore , significa per me raccontare non soltanto un musicista e un autore, ma una parte importante del mio stesso viaggio: più di trent’anni di musica, collaborazione, confronto e fedeltà all’idea che l’arte abbia ancora bisogno di tempo, profondità e verità.
Curriculum. Fabio Pianigiani (Medaglia di Civica Riconoscenza), la cui candidatura è stata proposta dalla Contrada della Torre, nasce a Siena nel 1953. Dopo aver conseguito la laurea in Musicologia nel 1980, si trasferisce all’estero per perfezionare lo studio della chitarra. Prima in Inghilterra, poi negli Stati Uniti, dove frequenta i corsi della Manhattan School of Music e del Mannes College of Music, ha l’occasione di incontrare e attingere ispirazione dai maggiori esponenti della scena del jazz fra gli anni ‘60 e ‘70. Nel 1985 torna a Siena, dove inizia una proficua e lunga collaborazione con Gianna Nannini, cui seguiranno Donatella Rettore, Riccardo Fogli (di cui diviene produttore artistico e arrangiatore), Alice, Franco Battiato, Ombretta Colli, Mario Castelnuovo (per il quale produce e arrangia tutti i suoi tre album). Ma Pianigiani è alla continua ricerca personale di nuovi obiettivi che lo spingono a confrontarsi con repertori ed esperienze diversificate quali musiche per video, opere teatrali e di danza contemporanea, colonne sonore, lavori tematici, festival jazz, musica classica. La sua curiosità lo porta a esplorare anche ambiti diversi da quello musicale come la scienza dello yoga e dei suoi benefici in un dialogo tra Oriente e Occidente. Infatti, nel 1991, è tra i soci fondatori del Centro Studi Bhaktivedanta, accademia dedicata allo studio, all’insegnamento e alla diffusione della cultura vedica. Lavora alacremente e con passione alla realizzazione di progetti dedicati a Siena pubblicando, nel 2000, un’opera tematica sull’acqua e Fonte Gaia invitando anche a una riflessione sul valore simbolico e sui significati profondi legati all’acqua. Il suo cammino prosegue iniziando una cooperazione con la Scuola di Agopuntura Tradizionale di Firenze. Nel 2007 consegue il diploma in Indovedic Psycology negli Stati Uniti d’America e nel 2008 diviene docente presso il corso di Couceling al Centro Studi Bhaktivedanta, nonché docente dell’Università degli Studi di Siena nei seminari di comunicazione musicale, nei master sull’influenza del suono nella psiche, sulla salute e sul benessere. Successivamente specializzato in Logic and Protools Software, dal 2010 è docente nel Corso di Musicoterapia presso il Cetom di Firenze. Le sue professionalità spaziano e in ogni ambito ottiene riconoscimenti di altissimo profilo come il disco di platino per l’Lp “Profumo”, scritto ed inciso con Gianna Nannini, e il Golden Award World Popular Song Festival Tokyo per la canzone “I maschi”, sempre in collaborazione con Nannini. Fabio Pianigiani è cittadino del mondo, ma con la sua città e la sua Contrada sempre nel cuore. Con la sua opera benemerita, contribuisce a valorizzare e a diffondere il buon nome di Siena.

