Violenza a Poggibonsi: il fallimento del modello securitario e la necessità di una partecipazione popolare
Nelle scorse settimane diversi episodi di violenza sono tornati ad interessare il centro storico di Poggibonsi e le zone immediatamente limitrofe. Una situazione preoccupante che, certamente, necessita di interventi seri e risolutivi.
Le radici profonde della violenza individuale
Per farlo, però, il problema va guardato in faccia: il Paese è attraversato, da Nord a Sud, da un aumento considerevole della violenza individuale, a causa essenzialmente di fattori che hanno natura generale, come l'esclusione sociale, la crisi della dimensione educativa, le condizioni sociali sempre più incerte, la mancanza di spazi aggregativi che rispondano alle reali esigenze, il bellicismo che si respira ovunque.
Un clima di insicurezza figlio delle regole di convivenza del liberismo, per risolvere il quale, bisognerebbe mettere in discussione a livello generale proprio il modello di sviluppo che maggioranze e opposizioni locali e nazionali hanno sostenuto e foraggiato per decenni.
Il fallimento delle misure punitive: il caso Daspo
Ma se la questione necessiterebbe più che altro di un cambio di passo della politica nazionale, di certo a livello locale qualcosa si può e si deve fare: appare evidente, per esempio, il completo fallimento di misure come il Daspo urbano, che nel 2025 vennero salutate come la panacea di tutti i mali, soprattutto dalle forze di centrodestra (ma anche da larghe componenti delle forze di maggioranza), e che oggi, un anno dopo, mostrano tutta la loro inconsistenza e inadeguatezza, come Rifondazione Comunista, unica forza ad essersi schierata pubblicamente contro, ha sempre detto.
La partecipazione popolare come alternativa al degrado
Al contrario, nel maggio 2025 noi proponemmo alla maggioranza, trovando con essa dei punti di dialogo, una strada da percorrere nella costituzione del consiglio di quartiere del centro storico, sul modello dei consigli di frazione di Staggia e Bellavista. Uno strumento che potrebbe permettere da una parte il monitoraggio popolare della città, con l'apertura di un filo diretto tra il consiglio e la Polizia Municipale, e dall'altra rappresenterebbe una possibilità per i cittadini residenti di riappropriarsi degli spazi del quartiere, sottraendoli all'abbandono in cui versano oggi.
La proposta venne approvata, ma ad oggi non è stato fatto mezzo passo in tal senso da parte della Giunta.
Investire nei giovani, non nella guerra
Serve, inoltre, un spazio aggregativo pubblico che intercetti le esigenze dei giovani. Lo diciamo da trent'anni, e da trent'anni veniamo ignorati. Serve, cioè, investire sui giovani le risorse che questo Paese investe sulla guerra, ovvero contro i giovani.
Chiediamo che chi governa il Comune si faccia carico delle scelte prese e avvii il processo di costituzione del consiglio del centro storico, e insieme di uno spazio aggregativo pubblico, riconoscendo il fallimento della politica securitaria quale strumento di gestione univoca di fenomeni sociali complessi.
