22 Settembre 2026

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Gabriele Fabbri

Pace: non una semplice assenza, ma un patto da costruire ogni giorno

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Pace: non una semplice assenza, ma un patto da costruire ogni giorno

di Gabriele Fabbri

 

Nel dibattito pubblico attuale, saturo di immagini di conflitto e di retorica geopolitica, la parola "pace" viene spesso definita per difetto o per sottrazione. Siamo abituati a percepirla come una semplice assenza di guerra, una parentesi di silenzio tra due scontri, oppure un'attesa passiva che le armi smettano di sparare. Nel linguaggio comune scambiamo frequentemente la pace con la semplice tregua: una sospensione temporanea del fuoco che lascia tuttavia intatte le ragioni dell'odio e delle disuguaglianze.

Eppure, l’etimologia racchiude un significato enormemente più dinamico, pratico, esigente e trasformativo.

La parola deriva dal latino pax, che affonda le sue radici nella forma indoeuropea *pak- o *pag-, da cui derivano anche i verbi pactionare (pattuire) e pangere (fissare). La pax non era quindi solo uno stato d'animo, ma un costrutto giuridico e politico: l'atto pratico di stringere un accordo, stipulare un patto e darsi una regola comune per permettere a soggetti diversi di coesistere in modo duraturo e dignitoso.

Se la tregua si limita a mettere in pausa la violenza fisica, la pace richiede la costruzione attiva di condizioni d'equità, giustizia e dialogo. Riscoprire questa differenza nell'epoca dell'informazione veloce e della polarizzazione costante è un atto di fondamentale responsabilità civile: un passaggio decisivo se vogliamo proteggere la pace e far sì che rimanga, ogni giorno, nelle nostre vite.

Perché la pace non si gioca soltanto nei trattati internazionali, ma permea la vita quotidiana delle nostre comunità. Quando parliamo di inclusione sociale, di diritti delle persone con disabilità, di benessere psicologico o di tutela dell'ambiente, parliamo di pace. Ogni volta che erigiamo barriere, ignoriamo la fragilità altrui o riduciamo il dibattito a uno scontro tra opposte tifoserie, stiamo minando le basi della coesistenza e della pace stessa.

Sotto il profilo del Diritto, d'altronde, l'articolo 11 della nostra Costituzione stabilisce solennemente che "L'Italia ripudia la guerra...". Questo "ripudio" non è una semplice dichiarazione d'intenti o una rinuncia pacifica, ma un dovere attivo: l'impegno dello Stato a promuovere e favorire le organizzazioni internazionali rivolte ad assicurare la pace e la giustizia fra le Nazioni.

La Costituzione ci ricorda, ogni giorno, che la pace non è mai uno stato di natura, ma un cantiere perennemente aperto.

Prenderci cura della parola pace significa dunque smettere di considerarla un'utopia o un desiderio astratto. La pace è un patto quotidiano: la scelta consapevole di ancorarci ai valori che porta con sé per costruire uno spazio comune in cui nessuno debba sentirsi un nemico o un invisibile.

Pace non è stare a guardare: è l'impegno di costruire patti d'equità.




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