Il marchio Mps preferito a Bper ma la partita è sulla direzione generale
di Geronimo Merollo
Paradossalmente, il vero erede del marchio Monte dei Paschi potrebbe non essere Intesa Sanpaolo, la banca che ha lanciato l'offerta per acquisire Mps, ma il gruppo Bper. È infatti questo uno degli aspetti più sorprendenti dell'operazione che sta ridisegnando gli equilibri del credito italiano. Secondo il progetto annunciato, il marchio storico nato a Siena nel 1472 verrebbe trasferito a Unipol mentre il brand Bper sarebbe destinato a scomparire.
Una scelta che ha un forte valore simbolico. Mentre Intesa punta soprattutto agli asset finanziari più strategici del gruppo senese (Mediobanca), il nome Monte dei Paschi continuerebbe a vivere all'interno della nuova realtà bancaria controllata dall'orbita Unipol-Bper senza più la parola "Siena". In altre parole, la banca che in futuro si chiamerà Monte dei Paschi potrebbe essere costruita attorno a una parte significativa della sua rete commerciale.
Il piano prevede infatti che circa 635 filiali vengano trasferite a Bper insieme al marchio e a gran parte delle strutture necessarie per garantire l'operatività della banca. A Intesa resterebbe un numero analogo di sportelli, oltre alle partecipazioni e alle attività considerate strategiche, che rappresentano la componente economicamente più rilevante dell'operazione.
Non è ancora stato reso noto quali siano le filiali destinate a passare sotto il controllo di Bper, ma diversi osservatori ritengono probabile che una parte consistente della rete ceduta sia concentrata proprio in Toscana. Una scelta che avrebbe una sua logica industriale e territoriale. Se il marchio Monte dei Paschi deve continuare a esistere, appare infatti difficile immaginare una banca priva di un forte radicamento nelle province storicamente legate al gruppo, a partire da Siena.
Non è ancora chiaro se questo significherà anche il mantenimento a Siena di funzioni direzionali e decisionali rilevanti, oppure se queste resteranno nel quartier generale di Bper, a Modena.
La partita non riguarda soltanto la proprietà della banca e la sopravvivenza del marchio storico. Siena si interroga sul futuro della direzione generale che porta in città centinaia di stipendi medio alti e la contiguità con chi prende le decisioni strategiche. Con Rocca Salimbeni ridotta a museo o a sede storica, la distruzione di valore sarebbe completa con il paradosso che a compiere il capolavoro, dopo un decennio di accuse al centrosinistra, sarebbero un governo di centrodestra in città e uno a Roma!
