05 Marzo 2026

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Il ronzio della Vespa a Ponte a Cappiano

Il ronzio della Vespa a Ponte a Cappiano

di Alessio Cioni

In certi paesi italiani la passione per i motori non fa rumore solo quando si gira la chiave. A volte vibra nei ricordi, nelle storie di famiglia e nelle chiacchiere tra amici. A Ponte a Cappiano questo ronzio ha il suono inconfondibile di una Vespa e il volto di Enrico Ceccarini, presidente del Vespa Club Il Ponte Mediceo, una realtà che negli anni è diventata un punto di riferimento per centinaia di appassionati. Tra raduni, eventi culturali e viaggi su due ruote, il Club tiene viva una tradizione tutta italiana: quella di uno scooter che è diventato simbolo di libertà, design e convivialità.

Signor Ceccarini, com’è iniziata la sua avventura con il Vespa Club Il Ponte Mediceo? C’è stata una scintilla particolare che l’ha fatta scattare?

«È stato un percorso naturale, quasi inevitabile. Come consigliere dell’associazione culturale Il Ponte Mediceo avevo già organizzato raduni di Vespa con coloro che sarebbero poi diventati i soci fondatori del Vespa Club, grazie alla collaborazione e al supporto del Vespa Club Pontedera e, in particolare, del compianto Giuseppe Stefanelli, che ci spronò ad aprire un Vespa Club a Ponte a Cappiano. Così, il 4 dicembre 2009 è nato il Vespa Club Il Ponte Mediceo e dal 1° gennaio 2010 è affiliato ininterrottamente al Vespa Club d’Italia.»

La Vespa è molto più di un semplice scooter: per lei cosa rappresenta veramente? Passione, libertà, ricordi d’infanzia…?

«La Vespa, per me, rappresenta tutto questo e molto di più. È passione, perché quando sei su una Vespa sei immerso nella guida, nel vento, nel sole. È libertà: andare dove vuoi, quando vuoi, senza troppe preoccupazioni. E poi sono ricordi: ogni volta che salgo su una Vespa mi tornano in mente momenti felici della gioventù, viaggi con gli amici, giornate al mare. Ma c’è anche un altro aspetto importante: la Vespa è tradizione, storia, Italia. È un simbolo del nostro Paese, del design italiano, della nostra cultura.»

Il vostro Club organizza eventi e raduni: c’è uno in particolare che ricorda con più affetto o che è rimasto nella storia del club?

«Ce ne sono diversi, ma quello che più ci ha qualificato e fatto conoscere anche fuori dal perimetro toscano è stato l’evento realizzato nell’aprile 2014 a Villa Finaly a Firenze. Più che un raduno, è stata una giornata dedicata alla Vespa e alla Francia. L’evento era patrocinato dalla Provincia di Firenze, dalla Regione Toscana, dalla Fondazione Piaggio e dal Vespa Club d’Italia.Oltre all’esposizione di molti modelli rari provenienti da tutta la Toscana, esposti nel prestigioso giardino della villa che ci ospitava, la giornata fu caratterizzata dalla conferenza del professor Edmond Galasso, della Pontificia Università Urbaniana di Roma, appassionato di Vespa e membro attivo del Vespa Club Aprilia. Intervenne anche il nostro presidente onorario di allora, Giuseppe Cau, noto pilota di Vespa degli anni ’50.»

Come riuscite a far sentire la comunità di Ponte a Cappiano parte della vostra passione per le Vespa?

«La comunità di Ponte a Cappiano è una realtà molto contenuta e non è stato difficile far conoscere la nostra passione.La cosa straordinaria è che, pian piano, ci siamo fatti conoscere anche fuori dal paese. Oggi abbiamo superato i 300 soci, provenienti da molti comuni e province limitrofe e addirittura anche da fuori regione.»

Oggi la Vespa è anche un’icona di stile e cultura pop: come riuscite a mantenere viva la tradizione senza rinunciare al lato affascinante e iconico?

«È un equilibrio delicato, ma credo che il nostro club ci sia riuscito bene. Manteniamo viva la tradizione attraverso la cura e il restauro delle Vespa d’epoca e organizzando eventi che celebrano la storia e la cultura della Vespa.Allo stesso tempo non abbiamo paura di innovare e di abbracciare il lato più moderno e iconico della Vespa.»

Ci può dare qualche anticipazione sugli eventi o progetti futuri del Club?

«Sì, abbiamo alcuni progetti interessanti in cantiere. Per il 2026, oltre al raduno dedicato alle donne dell’8 marzo e a quello di Ponte Buggianese, i nostri sforzi si concentrano quasi esclusivamente sulla tappa del Grand Prix Automatiche, dedicato ai possessori di Vespe automatiche di qualsiasi cilindrata, dai 50 ai 310 cc. Sarà l’ultima di quattro tappe che, a livello nazionale, metteranno in primo piano e incentiveranno l’attività turistica dei nuovi vespisti su Vespa moderne.»

 

Per chi vuole avvicinarsi al mondo delle Vespa, quali consigli darebbe?

«Il mio consiglio è di iniziare con calma e di non farsi prendere troppo la mano dall’entusiasmo. È facile diventare “Vespa dipendenti” e iniziare a cercare nuovi modelli, accessori e ricambi senza rendersi conto dei costi. Prima di tutto bisogna capire cosa si vuole dalla Vespa: essere collezionisti o viaggiatori. Il collezionista è attento all’originalità storica, mentre il viaggiatore cerca la libertà della strada.Io mi sento più un vespista viaggiatore. In ogni caso, il consiglio è di scegliere una Vespa adatta alle proprie esigenze e unirsi a un club per condividere la passione.»

Crede che le nuove generazioni vedranno la Vespa come noi o finiranno per considerarla un oggetto da museo?

«Credo che le nuove generazioni la vedranno in modo diverso rispetto a noi.Per chi oggi ha più di quarant’anni la Vespa è legata ai ricordi della gioventù e alle prime esperienze di libertà. I giovani invece la vedranno più come un oggetto di design, un pezzo di storia e un mezzo di trasporto divertente. Non avranno le stesse emozioni, ma potranno apprezzarne la bellezza e l’unicità.»

Qual è l’errore più divertente o imbarazzante che un membro del club abbia mai fatto davanti a una Vespa?

«Ne ho viste tante. C’è chi ha fatto il pieno di gasolio al posto della benzina, chi ha messo la benzina nella presa d’aria invece che nel serbatoio. Ma uno degli episodi più divertenti è stato quando un compagno di viaggio smontò mezza Vespa nel tentativo di farla ripartire, per poi scoppiare a ridere quando scoprimmo che era semplicemente entrata in riserva. Le Vespa precedenti agli anni ’80 non avevano l’indicatore di livello!»

Guardando al futuro, come immagina il Vespa Club Il Ponte Mediceo tra qualche anno?

«Lo immagino come un punto di riferimento per gli appassionati della zona. I valori che vogliamo trasmettere ai nuovi vespisti sono la passione per la Vespa e la sua storia, la condivisione tra appassionati, il rispetto per il veicolo e per l’ambiente e la creatività nella personalizzazione. Spero che continueremo a essere un club inclusivo, capace di accogliere tutti e di promuovere la cultura e la storia della Vespa.»


Una vita accompagnata dal ronzio della Vespa

Dietro questa passione c’è anche una lunga storia personale. Ceccarini racconta che il suo primo ricordo di Vespa risale alla fine degli anni Sessanta, quando nel garage di casa c’era la Vespa del nonno. Poco dopo arrivò una 125 Granturismo R arancione, acquistata a Santa Croce sull’Arno, che accompagnò per anni gli spostamenti dei nonni fino a un incidente che costrinse il nonno ad abbandonare le due ruote.

La vera svolta arriva nel 1977, quando il cognato gli regala una Vespa 50R dimenticata in garage: il giovane Enrico la ripulisce, la sistema e la guida nei campi di casa. A quattordici anni la permuta con la sua prima vera Vespa, una 50 Special bianca, che segna l’inizio di una lunga serie di avventure.

Nel 1981 passa alla P125X, con cui viaggia molto e festeggia perfino i Mondiali di calcio del 1982 insieme a quella che diventerà sua moglie, Paola. Negli anni successivi venderà e comprerà diverse Vespe — tra cui una ET4, una PX125 Arcobaleno, una Primavera, una PE200 e una moderna GTS 300 — oscillando sempre tra nostalgia e nuove scoperte.

Il ritorno definitivo alla Vespa arriva anche grazie al figlio, che dopo un incidente con lo scooter chiede una 50 Special: Ceccarini la restaura con entusiasmo, anche se il ragazzo scoprirà presto che una Vespa d’epoca non è proprio come uno scooter moderno.

Da allora la passione non si è più fermata: viaggi tra Dolomiti e Alpi, raduni con amici e la nascita, nel 2009, del Vespa Club Il Ponte Mediceo.

Oggi, dopo decenni di strada e ricordi, Ceccarini lo dice con una certa ironia: la Vespa non è solo un mezzo di trasporto, ma una macchina del tempo che porta con sé amicizie, avventure e un’intera vita. E, come ogni vecchio vespista sa bene, una volta saliti in sella è difficile scendere davvero.

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