16 Settembre 2026

Lorem ipsum dolor sit amet, consectetur adipisicing elit. A accusamus cumque excepturi illum iste magni minus quaerat rerum tenetur voluptatibus!

Gabriele Fabbri

Cura: la preoccupazione d'amore che interpella il nostro tempo

Condividi:
Cura: la preoccupazione d'amore che interpella il nostro tempo

Nella società contemporanea la parola "cura" viene spesso associata a una dimensione meramente medica, farmacologica o riparativa. Tendiamo a pensare alla cura come a un intervento che scatta soltanto dopo che qualcosa si è rotto: la risposta a una diagnosi, l'erogazione di un servizio sanitario, la gestione burocratica di una patologia o di un disagio emotivo. Nel peggiore dei casi, la parola viene confusa con l'assistenzialismo, riducendo chi la riceve a un soggetto passivo.


Eppure, l’origine etimologica di questo termine ci rivela una storia del tutto diversa, immensamente più ricca e trasformativa.
La parola deriva dal latino cura, che nei testi antichi affondava le sue radici in formule espressive legate al cuore e alla premura. Più precisamente, indicava uno stato d'animo di premura, sollecitudine, interesse partecipe e inquietudine d'amore verso qualcuno o qualcosa. Avere cura di una persona significava farsi carico del suo destino, volgere lo sguardo verso di lei con attenzione vigile e continuativa.


Nel corso della storia, la parola "cura" ha poi preso sempre più spazio in ambito medico, venendo intesa come un prendersi in carico a 360 gradi il paziente, un approccio che faceva da apripista al moderno concetto olistico di benessere.


Oggi siamo tenuti a riscoprire questa radice profonda, soprattutto nell’epoca dell'individualismo sfrenato e della velocità digitale che ci allontana dal significato originario per spingerci verso un concetto ben più asettico.
Quando parliamo, ad esempio, di salute mentale (giovanile e non), di persone con disabilità o di fragilità sociali, dobbiamo ricordarci che "curare" non significa semplicemente erogare una prestazione o somministrare una soluzione tampone. Significa creare le condizioni ambientali, relazionali e culturali affinché ogni individuo possa fiorire.
Sotto il profilo del diritto, d'altronde, l'articolo 3 della nostra Costituzione affida alla Repubblica il compito di "rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale": questo dovere di rimozione non è altro che la forma più alta e nobile di cura pubblica, l'impegno dello Stato a non lasciare indietro nessuno.


Prenderci cura delle parole e delle persone significa dunque rifiutare la freddezza della delega. La cura non è un atto medico isolato, ma una postura quotidiana: la scelta di voltarsi verso l'altro, riconoscerne la dignità inalienabile e costruire una comunità capace di ascoltare e proteggere.
Cura è un concetto enormemente ricco: non perdiamolo.

 

Forse potrebbe interessarti anche...