28 Settembre 2026

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francesco sanapo

Bar, Siena ne perde 123 in sei anni: in provincia calo del 17,7%. Ecatombe in Toscana

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Bar, Siena ne perde 123 in sei anni: in provincia calo del 17,7%. Ecatombe in Toscana

Sono 123 i bar che tra il 2019 e il 2025 hanno cessato di esistere in provincia di Siena. Le imprese registrate sono passate da 693 a 570, con una diminuzione del 17,75%, superiore alla media toscana (-16,30%) e a quella nazionale (-14,17%). È quanto emerge dall’elaborazione di Confesercenti su dati Infocamere, che fotografa una progressiva erosione della rete commerciale di vicinato.

Il fenomeno riguarda anche il capoluogo. A Siena città i bar sono scesi da 173 a 144, con 29 attività in meno e una contrazione del 16,76%. La perdita economica stimata per il solo capoluogo è di 8,7 milioni di euro, mentre considerando l’intera provincia il valore della ricchezza persa arriva a 36,9 milioni.

Il quadro toscano

Il dato senese si inserisce in una dinamica regionale che coinvolge tutte le province. Complessivamente, in Toscana le imprese-bar sono passate da 10.525 nel 2019 a 8.809 nel 2025: 1.716 attività in meno, pari al 16,30%.

La contrazione più forte è quella di Firenze, che perde 492 bar (-19,72%), seguita da Pistoia con 177 attività in meno (-20,61%) e Pisa con 198 (-17,90%). Siena registra una diminuzione di 123 bar (-17,75%). Seguono Lucca (-15,83%), Arezzo (-16,30%), Massa-Carrara (-14,12%), Livorno (-11,91%), Grosseto (-11,53%) e Prato (-8,48%).

Ancora più significativo è il dato dei capoluoghi: complessivamente le attività passano da 4.555 a 3.754, con 801 bar in meno e una diminuzione del 17,59%. Firenze perde 254 attività (-18,46%), Pistoia 79 (-28,62%), Pisa 92 (-22,55%) e Arezzo 75 (-22,26%). A Siena il calo è di 29 unità (-16,76%). Diminuzioni anche a Lucca (-16,43%), Massa-Carrara (-14,51%), Livorno (-14,74%), Grosseto (-13,87%) e Prato (-9,70%).

«Sempre più difficile lavorare dietro il banco»

«Dietro questi numeri c’è una realtà che chi fa questo mestiere conosce bene: si lavora tanto e alla fine rimane sempre meno», evidenzia Giovanni Carli, presidente Fiepet Confesercenti Siena.

«I margini si sono ridotti e per chi gestisce un’attività con personale dipendente è sempre più difficile far tornare i conti. Anche i piccoli che cercano di andare avanti da soli pagano un prezzo alto, e il bar rischia di diventare una prigione senza sbarre: dalla mattina alla sera dietro al banco, rinunciando al riposo e al tempo con la famiglia per far fronte alle difficoltà operative sempre più grandi».

Per Carli, quindi, l’attenzione non deve concentrarsi soltanto sulle saracinesche che si abbassano: «Dobbiamo preoccuparci di chi chiude, e anche delle condizioni in cui vive e lavora chi riesce ancora a stare aperto».

Meno bar, meno vita nei centri abitati

L’evoluzione dei consumi, l’aumento dei costi di gestione e la riduzione del potere d’acquisto delle famiglie stanno mettendo sotto pressione un modello di impresa profondamente legato alle abitudini sociali italiane.

La diminuzione degli esercizi commerciali produce però effetti che vanno oltre i bilanci delle singole attività. Meno locali significa anche meno presidi, meno illuminazione e meno persone nelle strade, soprattutto nelle ore serali.

A Siena, sottolinea Confesercenti, è stato emblematico l’effetto prodotto dal blackout dell’illuminazione pubblica di sabato sera: la differenza tra le strade con le vetrine accese e quelle rimaste al buio ha reso immediatamente visibile quanto le attività commerciali contribuiscano alla vivibilità urbana.

Sanapo: «Non stanno chiudendo solo bar, ma modelli che non creano valore»

Francesco Sanapo

Una lettura diversa, che sposta l’attenzione dalla semplice diminuzione numerica alla capacità dei locali di evolversi, arriva da Francesco Sanapo, amministratore delegato di Ditta Artigianale.

«Forse il problema non è che stanno chiudendo troppi bar. Forse stanno chiudendo modelli di bar che non riescono più a creare abbastanza valore per stare in piedi oggi».

Sanapo racconta così la filosofia alla base della crescita di Ditta Artigianale: «Quando apriamo un nuovo spazio, la prima domanda non è mai “quanti caffè faremo qui?”, ma “quale valore aggiungiamo alla nostra storia e alle persone che entreranno?”».

«Aprire una porta su strada è solo la conseguenza fisica di un percorso molto più ampio. Non apriamo semplicemente dei bar: costruiamo un brand che porta con sé una visione, un’etica di filiera e un’idea di socialità».

Secondo Sanapo, la differenza sta nella capacità di costruire un’identità riconoscibile: «Se ti limiti ad aprire un locale, sei sostituibile al primo aumento dei costi o alla prima variazione di flussi. Se invece costruisci un brand solido, crei un’identità in cui il cliente si riconosce e a cui sceglie di tornare, a prescindere dall’offerta del bar accanto».

E conclude: «Non credo che Ditta Artigianale cresca perché abbiamo trovato una formula magica. Cresciamo perché da dodici anni continuiamo a mettere in discussione la formula».

La proposta delle ZESpro

Per contrastare l’erosione commerciale, Confesercenti sta completando a livello nazionale la raccolta firme per una proposta di legge di iniziativa popolare sulla rigenerazione commerciale.

Al centro del progetto ci sono le Zone Economiche Speciali di Prossimità, le ZESpro: aree urbane o periurbane che Regioni e Province autonome potranno individuare per realizzare programmi mirati di rivitalizzazione delle attività di vicinato.

La proposta prevede, per le imprese inserite nelle ZESpro, anche un regime fiscale di vantaggio. L’obiettivo dichiarato è sostenere la presenza delle attività commerciali nei quartieri e nei centri abitati, contrastando il progressivo svuotamento delle strade.

Sono necessarie 50mila firme per portare la proposta in Parlamento. Le modalità per aderire sono disponibili sul sito di Confesercenti.

PROVINCIA       IMPRESE 2019   IMPRESE 2025   VAR. ASSOLUTA   VAR. %     RICCHEZZA PERDUTA
Firenze            2.495          2.003            -492       -19,7%         -147,6 mln €
Pistoia              859            682            -177       -20,6%          -53,1 mln €
Pisa               1.106            908            -198       -17,9%          -59,4 mln €
Siena                693            570            -123       -17,7%          -36,9 mln €
Arezzo               871            729            -142       -16,3%          -42,6 mln €
Lucca              1.327          1.117            -210       -15,8%          -63,0 mln €
Massa-Carrara        758            651            -107       -14,1%          -32,1 mln €
Livorno            1.125            991            -134       -11,9%          -40,2 mln €
Grosseto             772            683             -89       -11,5%          -26,7 mln €
Prato                519            475             -44        -8,5%          -13,2 mln €

TOTALE TOSCANA 10.525 8.809 -1.716 -16,3% -514,8 mln €

*(Fonte: Elaborazione Confesercenti su dati Infocamere 2019-2025)*

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