11 Gennaio 2026

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A Colle i ragazzi fragili diventano guide nei musei comunali

A Colle i ragazzi fragili diventano guide nei musei comunali

Ragazzi e adulti seguiti dal Centro di salute mentale diventano guide dei musei civici comunali, quindi del  Museo del Cristallo, che racconta la storia produttiva e artigiana di Colle, del Museo San Pietro e del Museo Archeologico “Ranuccio Bianchi Bandinelli” al Palazzo Pretorio. Accade a Colle di Val d’Elsa grazie a un progetto tra Comune e Centro di Salute mentale. Un percorso sperimentale che prevede la selezione di persone del Centro che seguiranno un percorso formativo

“Questa collaborazione rappresenta uno dei tasselli più innovativi del percorso di Colle di Val d’Elsa verso la candidatura a Capitale Italiana della Cultura – commenta l’assessore al welfare culturale Daniele Tozzi – un modello in cui il patrimonio artistico non viene solo valorizzato, ma messo al servizio della comunità, diventando parte integrante di un nuovo patto di cittadinanza e di solidarietà sociale”.


Museo del cristallo
Non si tratta di assistenza o volontariato, “ma di una vera partecipazione alla loro quotidianità: accoglienza, relazione con i visitatori, presenza attiva negli spazi. Tutto avviene in modo graduale, condiviso e rispettoso dei percorsi terapeutici individuali, con l’obiettivo di rafforzare il senso di appartenenza, la fiducia in sé stessi e la consapevolezza di avere un ruolo nella vita culturale della città”, continua Tozzi.

Gli altri progetti, tra welfare e cultura
Il Comune sta attivando anche altri percorsi di questo tipo. Uno riguarda il mondo della scuola.

A questo si affianca la collaborazione con le associazioni che lavorano con persone affette da autismo. Insieme a loro si stanno creando laboratori basati sulla manualità e sulle abilità creative, nei quali saranno proprio i ragazzi a guidare e insegnare. È un cambio di prospettiva importante: la fragilità non come limite, ma come diversa forma di competenza e valore, capace di arricchire la comunità.

“Nostro obiettivo – conclude Tozzi – è costruire un modello stabile e replicabile, in cui cultura e welfare dialogano e si sostengono reciprocamente. In questo orizzonte [mark]il museo non è più solo un luogo di conservazione, ma uno spazio in cui la città si riconosce, riflette, cresce”.



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