07 Ottobre 2026

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gallo nero

Al Politeama il Chianti Classico diventa racconto: quattro secoli di vino, musica e parole

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Al Politeama il Chianti Classico diventa racconto: quattro secoli di vino, musica e parole

di Matteo Secchi

POGGIBONSI - Il Chianti Classico non è finito soltanto nei calici. Per una sera, al Teatro Politeama di Poggibonsi, è diventato un racconto fatto di storia, persone, paesaggio, musica, letteratura e memoria. Un viaggio attraverso oltre tre secoli di cultura del vino quello proposto da Leonardo Romanelli, giornalista e divulgatore enogastronomico, affiancato da Dimitri Frosali e dalla musica dal vivo di Antonio Scaramuzzino alla chitarra.

Lo spettacolo “Dal mille settecento sedici” ha trasformato la degustazione in una narrazione capace di attraversare le principali tappe dell’evoluzione del Gallo Nero, partendo dal 1716, quando Cosimo III de’ Medici emanò il celebre Bando che regolamentava produzione, commercio e aree di provenienza di alcuni dei vini toscani più importanti. Un provvedimento considerato una pietra miliare nella storia delle denominazioni e della tutela dell’origine.

Da allora il vino è cambiato insieme alla società. Nel racconto di Romanelli spazio anche all’Ottocento e alla figura di Bettino Ricasoli, protagonista della moderna storia del Chianti Classico e della definizione dell’uvaggio che avrebbe segnato la successiva evoluzione del vino. Sangiovese, Canaiolo e Malvasia entrano così nella storia di un prodotto destinato a diventare uno dei simboli della Toscana nel mondo.

Un percorso segnato anche dalle difficoltà. La fillossera mise a rischio la viticoltura europea, fino alla soluzione trovata attraverso l’impiego dei portainnesti americani, capaci di resistere alla malattia. Il Chianti Classico, e non solo, attraversò così una delle crisi più profonde della sua storia, prima di entrare nella fase della moderna regolamentazione.

Il racconto è arrivato quindi al Novecento, dalla nascita della Doc nel 1967 fino al riconoscimento della Docg nel 1984, passaggi fondamentali nella costruzione dell'identità e della tutela del vino.

Ma al Politeama il vino non è stato raccontato soltanto attraverso date e disciplinari. Romanelli ha riportato l'attenzione sul rapporto quotidiano tra le persone e il calice, spiegando come la degustazione coinvolga tutti i sensi.

La vista osserva il colore, la limpidezza e le sue evoluzioni, dal violaceo al porpora, dal rubino al granato. L'olfatto riconosce profumi e aromi che nascono durante la fermentazione e si trasformano con il tempo e con l'affinamento. Il gusto restituisce l'emozione dell'assaggio, mentre il tatto permette di percepire struttura, tannini e sensazioni sulla lingua e sulle gengive. Persino il tradizionale “cin cin” diventa parte dell'esperienza sensoriale, coinvolgendo l'udito.

È qui che la degustazione si trasforma in cultura. Perché dentro un bicchiere di Chianti, Classico è stato ricordato durante la serata, non c'è soltanto un vino: ci sono il territorio da cui proviene, le generazioni che lo hanno prodotto, le tradizioni, le persone che lo scelgono e i momenti nei quali viene condiviso.

Il percorso è arrivato fino alla contemporaneità, alla ricerca di vini sempre più capaci di esprimere identità e territorialità, passando dalle diverse tipologie fino alle espressioni più strutturate e longeve. La Gran Selezione rappresenta, nella storia recente del Chianti Classico, una delle evoluzioni verso una fascia di maggiore caratterizzazione e complessità.

Il messaggio finale è stato forse il più semplice: il vino deve tornare a essere un elemento condiviso della vita quotidiana, raccontato con un linguaggio comprensibile e vicino alle persone. Perché conoscere un vino significa anche conoscere chi lo produce, la terra che lo accoglie e la storia che porta con sé.

E resta una libertà essenziale, quella del gusto: dire che un vino piace oppure no. Perché, oltre alle regole, alle denominazioni e alla tecnica, il vino rimane soprattutto un'esperienza. E il Gallo Nero, attraverso quattro secoli di storia, continua a essere una storia viva.

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