La storia (unilaterale) tra Giorgia Meloni e Francesco Guccini: “Della mia canzone non ha capito nulla”
C’è un paradosso lungo oltre un ventennio che intreccia la grande poesia in musica di Francesco Guccini con la parabola politica di Giorgia Meloni. Fin dagli esordi della sua carriera giovanile, la futura premier ha eletto i versi di Cyrano (1996) a manifesto personale di rottura ed empowerment. Dall’altra parte, il cantautore modenese ha sempre opposto a quell’adozione prima una cortese distanza e poi una spietata decodifica psicologica e letteraria.Ripercorrendo la cronologia dei fatti, emerge la storia di una fascinazione mai ricambiata: dal palco di Viterbo nel 2004 fino alle stoccate alla vigilia dell’approdo a Palazzo Chigi.
28 MARZO 2004: LA SCINTILLA A VITERBO E LA CITAZIONE DI ‘CYRANO’
Il punto d’origine della vicenda è il congresso nazionale di Azione Giovani a Viterbo. Sul palco c’è una ventisettenne Giorgia Meloni che si gioca la presidenza della giovanile di Alleanza Nazionale contro Carlo Fidanza.

Quel discorso infiamma la platea, le consegna la vittoria e la lancia verso l’ingresso alla Camera dei Deputati nel 2006. Negli anni a seguire, la futura premier riutilizzerà a più riprese quella chiusura in diversi comizi, trasformando i versi del ‘Maestrone’ in un proprio marchio di fabbrica oratorio.
LA TELEFONATA E IL RETROSCENA DEL “NO” AD ATREJU
Spinta dall’apprezzamento per l’opera dell’artista, negli anni della sua affermazione come dirigente nazionale della destra, Meloni cerca un contatto diretto telefonando a Guccini per invitarlo come ospite ad Atreju, la kermesse giovanile di AN.
Pur svolgendosi nel segno della reciproca cortesia formale, la telefonata sancisce l’invalicabile solco ideale e culturale tra l’universo valoriale di Guccini e l’orizzonte politico dell’attuale premier.
Con il passare degli anni e l’ascesa di Fratelli d’Italia, il clima si fa più teso. Qualche anno prima delle elezioni del 2022, Guccini riscrive in chiave satirica e goliardica alcuni versi di Bella Ciao, citando provocatoriamente ‘i fasci della Meloni’.
La reazione della leader di FdI è dura: accusa il cantautore di “istigazione all’odio” e di evocare lo spettro di Piazzale Loreto. Una lettura da cui Guccini prende prontamente le distanze, accusando la politica di avere la “coda di paglia”: “La Meloni pensava che mi riferissi a Piazzale Loreto, ma non pensavo assolutamente a quello. Io pensavo alle feste eleganti di Berlusconi, al mojito di Salvini, alla Meloni che voleva spezzare le reni alla Grecia. Invece mi ha infamato. Con lei non ci siamo più chiariti, né mi ha più invitato”.
SETTEMBRE 2022: LE STOCCATE A ‘PROPAGANDA LIVE’
Il 16 settembre 2022, a due settimane dalle elezioni politiche che avrebbero incoronato il centrodestra, Guccini è ospite di Diego Bianchi a Propaganda Live (La7). Interpellato sull’ormai imminente vittoria di Meloni, l’artista commenta con amara ironia: «Adesso è il momento della Meloni, della destra… Bene, godetevela voi. Hai voluto la bicicletta? Pedala. Uno che non l’ha votata può dire: “Io ve l’avevo detto”. È una soddisfazione da poco, ma è pur sempre una soddisfazione».
Nella stessa intervista, sollecitato sul rifiuto della leader di FdI di dichiararsi antifascista trincerandosi dietro la propria data di nascita, Guccini regala una delle sue battute più affilate:
L’INTERVISTA A SCANZI: “NON GOVERNA, SI VENDICA”
Il capitolo finale di questo confronto a distanza si concretizza nell’intervista rilasciata ad Andrea Scanzi per Il Fatto Quotidiano. Incalzato sul continuo ricorso della premier ai suoi testi, Guccini abbandona l’aneddoto politico per tracciare una vera e propria decodifica psicologica e letteraria di Meloni attraverso i versi della sua Cyrano.
Il cantautore entra quindi nel dettaglio dell’immedesimazione della premier: “Capii che adorava una mia canzone, Cirano, che – anche se non credo lo abbia capito – è molto distante dal Cyrano de Bergerac di Rostand. Io penso che, nel mio Cirano, la Meloni ci si riveda proprio. E ci si identifichi pure troppo. Probabilmente da giovane era veramente un’underdog, da adolescente è cresciuta con dei complessi di qualche tipo. E con quei complessi è riuscita a portare un partito dal 4% al 30%. Con il passare degli anni si è riempita di se stessa, si è alimentata con questa enorme voglia di rivalsa. E ora che ha conquistato il potere, ne è inebriata e non lo molla più”.
Guccini conclude l’analisi prendendo in esame la formazione della premier e il significato profondo dei versi citati per vent’anni sul palco: “Conosce bene le lingue, mentre dà prova di non avere approfondito molto sul piano letterario. In Cirano dico: “Tornate a casa nani, levatevi davanti / Per la mia rabbia enorme mi servono giganti”. La Meloni è esattamente così. Si nutre di questa rabbia enorme che ha dentro: “Non me ne frega niente se anch’io sono sbagliato / Spiacere è il mio piacere, io amo essere odiato”. Il suo approccio di fronte alle critiche è questo: è arrivata al potere, ce l’ha fatta e adesso ama essere odiata. Non sta solo governando: si sta vendicando”.
Fonte Dire.it

