Il salto impossibile: quando Galileo salvò un cavallo di bronzo a Madrid
di Yuleisy Cruz Lezcano
A Plaza de Oriente, nel cuore di Madrid, un cavallo sembra sfidare la gravità. Da oltre quattro secoli, l’equino bronzeo del re Filippo IV appare sospeso in un balzo, sostenuto unicamente sulle due zampe posteriori. La scena lascia chiunque di fronte a lui con una domanda: come non cade?
Nel XVII secolo, le statue equestri erano vincolate dalle leggi della fisica. Tre o quattro punti di appoggio erano indispensabili: sollevare le zampe anteriori significava rischiare il collasso della scultura. Ma Pietro Tacca, l’artista fiorentino incaricato dal re, aveva un problema insolubile: il monarca desiderava il cavallo in corvèta, elegante e in salto, come se fosse in volo.
Ed è qui che entra in scena un nome insospettabile: Galileo Galilei. Dall’Italia, il genio pisano calcolò il baricentro e propose una soluzione che oggi appare semplice, ma all’epoca era rivoluzionaria. La parte anteriore del cavallo sarebbe stata cava, quella posteriore massiccia. Il risultato era un contrappeso invisibile, una combinazione di leggerezza e densità che permetteva al bronzo di fluttuare sospeso senza cadere. L’effetto ottico del salto leggero non era magia, ma geometria e fisica applicata: tonnellate di metallo equilibrate in maniera perfetta grazie a calcoli di statica avanzata.
Studi recenti di storia dell’arte confermano che questa tecnica non era un unicum. Statue equestri con due sole zampe posteriori si trovano, ad esempio, a Firenze con la statua di Cosimo I di Pietro Tacca e a Lisbona e Vienna, dove scultori barocchi tentarono simili illusioni di leggerezza e dinamismo. Tuttavia, la statua di Madrid rimane il capolavoro più noto grazie al coinvolgimento diretto della scienza applicata.
Il caso di Filippo IV mostra come arte e scienza fossero strettamente intrecciate nel Barocco. Galileo, già noto per le sue rivoluzionarie scoperte in astronomia e dinamica, applicò conoscenze di centro di massa, baricentro e distribuzione dei pesi a un problema estetico e ingegneristico. Non a caso, le pubblicazioni di Tacca riportano note di calcolo ispirate dai principi di Galileo, in cui il baricentro non è solo un concetto fisico, ma uno strumento creativo per sfidare l’impossibile.
La lezione del cavallo bronzeo va oltre la statica: a volte, ciò che sembra sospeso nell’aria, sostenuto da un equilibrio invisibile, insegna che una pausa o un contrappeso ben calcolato possono creare l’impressione di leggerezza e movimento continuo. Galileo lo aveva già dimostrato nei suoi studi sul moto e sull’equilibrio: ciò che appare violento o impossibile può essere raggiunto con precisione e pazienza.
Oggi, guardando il cavallo di Plaza de Oriente, non vediamo solo un’opera d’arte, ma vediamo un incontro tra matematica e scultura, tra fisica e fantasia, tra la mente di un astronomo e la mano di uno scultore. Così possiamo godere di un salto impossibile,ma perfettamente calcolato, che dura da quattro secoli.
