06 Maggio 2026

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“Tobia e la Cinta Senese”: a Palazzo Bastogi il viaggio nel tempo firmato dallo scrittore poggibonsese Emanuele Biotti

“Tobia e la Cinta Senese”: a Palazzo Bastogi il viaggio nel tempo firmato dallo scrittore poggibonsese Emanuele Biotti

La storia millenaria della Cinta Senese diventa un racconto d’avventura per ragazzi grazie alla voce dello scrittore poggibonsese Emanuele Biotti, protagonista oggi nella Sala delle Feste di Palazzo Bastogi con la presentazione del volume “Tobia e la Cinta Senese – Il segreto della fascia bianca”. L’iniziativa, promossa dal Consorzio di Tutela della Cinta Senese Dop, rappresenta un tassello fondamentale di un progetto culturale che punta a trasmettere alle nuove generazioni il valore della biodiversità e il legame profondo tra cibo, territorio e memoria.

Il libro, rivolto ai lettori tra i 9 e i 12 anni, accompagna i giovani in un viaggio nel tempo che parte dal Medioevo senese, dove la Cinta compare già nell’affresco del Buon Governo di Ambrogio Lorenzetti del 1338, per arrivare agli anni Settanta, quando la razza era ridotta a poco più di quaranta esemplari. Attraverso gli occhi di Tobia, un ragazzo di oggi, Biotti costruisce un racconto che intreccia avventura, storia e consapevolezza alimentare, restituendo ai lettori la complessità di un patrimonio culturale che va oltre il prodotto gastronomico.

A introdurre l’incontro è stato Niccolò Savigni, presidente del Consorzio di Tutela della Cinta Senese Dop, che ha ripercorso le tappe principali della rinascita della razza: dal recupero negli anni Settanta al riconoscimento della Denominazione di Origine Protetta nel 2012. Savigni ha sottolineato come il libro rappresenti un investimento educativo di lungo periodo, capace di affiancare alle attività di tutela produttiva una narrazione accessibile e coinvolgente.

Sono intervenuti anche Stefania Saccardi, presidente del Consiglio regionale della Toscana, e Leonardo Marras, assessore regionale all’Agricoltura, Economia e Turismo. Entrambi hanno evidenziato il valore identitario della Cinta Senese, simbolo di un equilibrio tra tradizione, ambiente e qualità, e l’importanza di parlare ai più giovani attraverso strumenti narrativi capaci di costruire consapevolezza e responsabilità.

Biotti, autore legato al territorio poggibonsese, si conferma una voce capace di tradurre temi complessi in linguaggi adatti ai ragazzi, valorizzando il rapporto tra cibo, storia e paesaggio. Il suo lavoro si inserisce in una linea editoriale che il Consorzio sta sviluppando per avvicinare le nuove generazioni alla cultura agroalimentare toscana.

«Attraverso il viaggio di Tobia, un ragazzo di oggi, viene raccontata la biodiversità, il benessere animale e il legame tra cibo e territorio — sostiene Biotti — perché ogni scelta, anche cosa mangiare, è un piccolo atto che cambia il mondo». «La Cinta è già nell'affresco del Buon Governo di Lorenzetti del 1338», racconta l'autore.

Era lì settecento anni fa ed è ancora qui oggi. Quando il protagonista, abituato al cibo industriale, assaggia nel 1338 per la prima volta la carne di Cinta cotta lentamente, scopre un sapore che non conosceva: “bosco, ghianda, alloro, pepe”. In quel momento il cibo smette di essere “carburante” e diventa storia, terra, tempo, rispetto.

«Per il Consorzio questo libro rappresenta un investimento di lungo periodo - sostiene il vice presidente del Consorzio di Tutela della Cinta Senese Dop Filippo Renieri - tutelare la Cinta Senese significa proteggere la razza, i boschi in cui vive e il disciplinare Dop, significa anche raccontarla a chi domani sceglierà cosa mettere nel piatto. Il viaggio di Tobia racconta tutto questo senza spiegarlo, ed è il modo in cui volevamo farlo».

La mattinata si è conclusa con una degustazione di tegamaccio e prosciutto di Cinta Senese DOP, curata da Paolo Gori della Trattoria da Burde, che ha riportato nel piatto i temi centrali del libro: il tempo lungo, il rispetto dell’animale e il legame profondo con il bosco e il territorio.

📌 – La Cinta Senese: identità, storia e tutela di una razza unica

Una razza antica, simbolo della Toscana. La Cinta Senese è una razza suina autoctona riconoscibile dalla caratteristica fascia bianca che cinge il corpo all’altezza delle spalle. Compare già nel 1338 nell’affresco del Buon Governo di Ambrogio Lorenzetti, testimonianza della sua presenza secolare nel paesaggio rurale senese.

Dalla quasi estinzione alla rinascita. Negli anni Settanta gli esemplari rimasti erano poco più di quaranta. Un gruppo di allevatori decise di salvarla riportandola nei boschi della Montagnola Senese, suo habitat naturale. Da quel nucleo è nato il percorso che ha portato alla costituzione del Consorzio di Tutela e, nel 2012, al riconoscimento della DOP.

Allevamento brado e qualità certificata. La Cinta Senese Dop è allevata allo stato brado o semibrado nei boschi toscani, dove si nutre di ghiande, radici e vegetazione spontanea. Questo stile di vita, unito al disciplinare di produzione, garantisce carni pregiate, saporite e naturalmente ricche di aromi.

Un patrimonio di biodiversità. La razza non è solo un’eccellenza gastronomica: rappresenta un pezzo di biodiversità toscana, un equilibrio tra uomo, ambiente e tradizione agricola. La sua tutela contribuisce alla conservazione dei boschi, alla gestione sostenibile del territorio e alla salvaguardia delle razze autoctone.

Il Consorzio di Tutela della Cinta Senese Dop Il Consorzio di Tutela della Cinta Senese Dop è l'ente riconosciuto dal Ministero dell'Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste che riunisce gli allevatori aderenti al disciplinare DOP. Nasce per proteggere una razza autoctona toscana che negli anni Settanta era ridotta a poco più di quaranta esemplari, e che oggi torna a popolare i boschi su tutto il territorio toscano, grazie a un allevamento brado e tracciato dalla nascita. Il suo lavoro si muove su quattro fronti: tutelare la razza e il suo habitat, garantire il rispetto del disciplinare, promuovere la denominazione in Italia e all'estero, educare al consumo consapevole. Dal 2012 la Cinta Senese è ufficialmente Dop, e il Consorzio è il garante che dietro a quel marchio ci siano sempre le stesse regole: dal bosco al piatto.

 

nella foto di copertina: da sinistra Emanuele Biotti, Niccolò Savigni e Filippo Renieri
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